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Trump all’Onu: «Porto la pace nel mondo». Poi sfida Iran e Russia

Pubblicato: 23/09/2026 07:17

Donald Trump usa il palco dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite per rivendicare il proprio ruolo sulla scena internazionale e lanciare messaggi durissimi a Iran, Russia e organismi multilaterali. Il presidente americano si presenta come l’uomo capace di ottenere risultati dove gli altri si sarebbero limitati alle dichiarazioni: sostiene di aver trasformato la pace in azione politica e indica ora Teheran come il prossimo dossier decisivo.

La frase più pesante riguarda proprio l’Iran. Trump sostiene di trovarsi davanti a due possibilità: arrivare a un’intesa oppure scegliere la strada dello scontro definitivo. Il presidente si dice comunque convinto che Teheran finirà per accettare un accordo dopo le elezioni di midterm e ribadisce che gli Stati Uniti non consentiranno alla Repubblica islamica di dotarsi dell’arma nucleare. Nella sua ricostruzione, Washington avrebbe già offerto diverse possibilità diplomatiche prima di intervenire per impedire che la situazione diventasse una minaccia per gli Usa e per gli alleati.

Trump a Putin: «Metta fine alla guerra»

Un messaggio diretto arriva anche a Vladimir Putin. Prima dell’intervento all’Onu Trump invita il presidente russo a chiudere la guerra, mentre davanti all’assemblea assicura che una pace tra Russia e Ucraina potrebbe arrivare prima di quanto molti prevedano. Secondo il presidente americano, entrambe le parti sarebbero ormai logorate da un conflitto che continua a provocare migliaia di vittime. Sul tavolo resta comunque la possibilità di nuove sanzioni contro Mosca.

Trump rivendica anche il proprio intervento su Gaza, sostenendo che il Board of Peace da lui promosso abbia ottenuto un forte sostegno politico ed economico. La stabilizzazione della regione, tuttavia, resta ancora lontana e il presidente americano non indica una soluzione definitiva capace di chiudere la crisi mediorientale.

Nel discorso trova spazio anche l’intelligenza artificiale, che Trump vorrebbe ribattezzare «superintelligenza». La parola “artificiale”, secondo il presidente, rischierebbe infatti di trasmettere l’idea di qualcosa di falso. Trump respinge inoltre qualsiasi progetto internazionale di regolamentazione globale della tecnologia e trasforma la competizione sull’IA in una questione di supremazia geopolitica: chi conquisterà la leadership nella superintelligenza, sostiene, conquisterà un vantaggio decisivo sugli altri Paesi. Gli Stati Uniti, aggiunge, sarebbero attualmente davanti alla Cina.

L’attacco alla Corte penale internazionale

Particolarmente duro il passaggio dedicato alla Corte penale internazionale. Trump contesta apertamente la legittimità della Cpi nei confronti degli Stati Uniti e invita gli Stati membri ad abbandonare l’organismo, accusato di condurre procedimenti politicamente orientati e privi di giurisdizione sui cittadini americani. Nel mirino finiscono anche alcuni organismi dell’Onu per i diritti umani, criticati per le posizioni assunte sulle politiche statunitensi in materia di immigrazione e identità di genere.

Sul fronte latinoamericano Trump ribadisce la volontà americana di impedire che possano emergere minacce nell’emisfero occidentale, lasciando aperta anche l’ipotesi dell’impiego della forza militare per difendere gli interessi strategici degli Stati Uniti. Parole altrettanto nette vengono riservate a Cuba, definita dal presidente uno Stato destinato al fallimento. L’Avana replica accusando Washington di voler negare la sovranità cubana e indicando nelle sanzioni e nell’embargo statunitense la vera minaccia per il Paese.

A margine dell’assemblea Trump annuncia infine il primo accordo con la Groenlandia, che dovrebbe consentire agli Stati Uniti di rafforzare in maniera significativa la propria presenza militare nell’isola attraverso la costruzione di due nuove basi. Una scelta che chiude, almeno per ora, una delle tensioni geopolitiche aperte negli ultimi mesi e conferma l’attenzione crescente di Washington verso l’Artico.

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