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Spara e uccide ladro, dall’autopsia la verità sui proiettili: com’è morto davvero Lazri

Pubblicato: 23/09/2026 08:39

Quando l’oscurità della notte si fonde con la paura, il confine tra difesa e reato diventa una linea sottile e drammatica su cui gli inquirenti sono chiamati a fare piena luce. Una tragica sequenza di eventi finita nel sangue riapre il dibattito sulla sicurezza, sull’uso delle armi da fuoco e sulle responsabilità individuali di fronte a un pericolo percepito. In un clima carico di tensione, l’attenzione resta altissima sugli esiti degli accertamenti medico-legali e balistici, fondamentali per ricostruire l’esatta traiettoria dei fatti, chiarire la posizione degli attori coinvolti e stabilire con assoluta precisione la verità giudiziaria di una notte finita nel peggiore dei modi.

Uno o due colpi: l’autopsia di oggi è fondamentale per stabilire quanti proiettili hanno raggiunto Gjovalin Lazri, e chiarire quindi i nodi nell’inchiesta per omicidio a carico di Roberto Mollo. Sono due i fori nella zona del collo del trentaseienne di origine albanese, ma è da appurare se siano stati o meno provocati dalla stessa cartuccia, come nel caso di un proiettile entrato e uscito. «Questo ragazzo non voleva uccidere nessuno», ha detto da subito Piermario Morra, l’avvocato dell’autotrasportatore 35enne di Baldissero d’Alba (Cuneo).

Gli accertamenti balistici e la strategia della difesa

Una tesi che potrebbe farsi più complicata se dall’accertamento medico legale dovesse emergere che sono stati più d’uno i colpi che hanno raggiunto la vittima. Nella notte tra sabato e domenica Mollo avrebbe sparato nella direzione in cui si trovava il gruppetto dei ladri, in un punto immerso nel buio. Un’oscurità però interrotta dalle luci delle torce – tre quelle poi trovate a terra – che gli intrusi avevano portato con loro. È questa la prima ipotesi su cui sono al lavoro gli investigatori. I colpi che risultano esplosi sono 12. La pistola è una Steyr 9×21, che il 35enne aveva portato con sé nel momento in cui, temendo dei furti, aveva deciso di dormire nel cascinale. Non avrebbe potuto farlo, dato che aveva il permesso di tenerla solo nella casa dove risiede, ma questo è il meno.

Il Giornale d’Italia

La detenzione era stata autorizzata per uso sportivo e ora gli inquirenti dovranno capire se la dimestichezza con la pistola possa avere avuto un ruolo. La perizia balistica che disporrà la procura di Asti potrà fornire più risposte. Al momento si ritiene che Mollo abbia sparato dal balcone: in quell’area sono stati trovati i bossoli. Il corpo di Lazri è stato individuato a una distanza tra i 30 e i 40 metri. Ma è possibile che, dopo essere stato colpito, non sia caduto subito al suolo, ma si sia trascinato di qualche metro. Il lavoro dei carabinieri del comando provinciale di Cuneo prosegue senza sosta. «Prima di pronunciarmi attendo l’evoluzione delle indagini. Ho la massima fiducia nell’operato della procura e anche nei consulenti tecnici nominati dai magistrati», dichiara l’avvocata Roberta Sisimbro, che assiste la famiglia di Lazri.

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Ultimo Aggiornamento: 23/09/2026 08:57

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