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Arabia Saudita, gli aerei italiani sorvegliano l’oleodotto nel mirino degli Houthi

Pubblicato: 23/09/2026 13:54

La missione militare italiana in Arabia Saudita prosegue nonostante l’attacco degli Houthi che il 18 settembre ha colpito un Eurofighter dell’Aeronautica militare sulla base di Ta’if. Dopo quell’episodio, nel quale non sono rimasti coinvolti militari italiani, gli altri velivoli sono stati trasferiti in una base più sicura nel nord del Paese. Le attività operative, però, non si sono fermate e il radar volante Gulfstream CAEW è tornato a operare lungo la costa occidentale saudita, in un’area strategica per il sistema energetico del Regno.

Secondo quanto ricostruito da Repubblica, il velivolo è stato avvistato lunedì mentre volava verso sud e la sua traccia è scomparsa poco prima di Yanbu, terminale fondamentale dell’oleodotto che consente all’Arabia Saudita di trasferire greggio dal Golfo al Mar Rosso. La condotta era rimasta bloccata per circa una settimana dopo gli attacchi con droni ed è tornata operativa martedì.

Il Gulfstream CAEW torna in missione

Il Gulfstream CAEW è uno degli assetti più importanti schierati dall’Italia nella Penisola Arabica. Si tratta di un velivolo dotato di sistemi radar avanzati, progettato per controllare contemporaneamente lo spazio aereo, terrestre e marittimo su distanze molto ampie e per coordinare la risposta a eventuali minacce.

L’autonomia superiore ai 10 mila chilometri gli permette di operare anche lontano dalla base di partenza e di estendere la sorveglianza verso il sud dell’Arabia Saudita, vicino al confine con lo Yemen, dove nelle ultime settimane gli scontri sono tornati a intensificarsi.

La missione di lunedì rappresenterebbe il primo avvistamento pubblico del velivolo dal 28 agosto, giorno del suo arrivo nel Regno. I sistemi di identificazione vengono infatti attivati soltanto in determinate fasi del volo, soprattutto quando l’aereo incrocia rotte civili.

L’oleodotto di Yanbu è diventato un obiettivo strategico

Il terminale di Yanbu, sul Mar Rosso, ha assunto un’importanza ancora maggiore con l’aumento delle tensioni regionali. L’oleodotto che vi arriva consente infatti all’Arabia Saudita di trasportare petrolio dalla parte orientale del Paese verso la costa occidentale, evitando il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz.

Proprio per questo le infrastrutture energetiche saudite sono diventate uno degli obiettivi degli attacchi condotti dagli Houthi. Nelle ultime settimane i miliziani yemeniti hanno colpito aeroporti, depositi e strutture legate al settore petrolifero del Regno, ampliando progressivamente il raggio delle proprie operazioni.

La sorveglianza dell’area di Yanbu assume quindi un valore strategico non soltanto per Riad, ma anche per i Paesi europei che dipendono dalle forniture energetiche provenienti dal Golfo.

Dopo l’Eurofighter colpito, i jet italiani sono stati spostati

La situazione della missione italiana è cambiata dopo l’attacco alla base di Ta’if, avvenuto nella notte tra il 17 e il 18 settembre. Un drone ha colpito un F-2000 italiano fermo all’interno dell’aeroporto militare, provocando gravi danni al velivolo ma senza causare vittime.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva confermato che l’aereo si trovava in un’area decentrata della base e che nessun militare italiano era rimasto coinvolto. Dopo l’attacco, il ministero ha disposto nuove misure per aumentare la sicurezza degli assetti schierati nella regione.

Gli altri velivoli sono stati quindi trasferiti più a nord, in una zona considerata meno esposta alle incursioni degli Houthi. La decisione non ha però comportato la sospensione della missione.

Crosetto: “La missione continua”

Dopo una riunione con i vertici militari e dell’intelligence, Crosetto ha spiegato che per tutti gli assetti italiani, e in particolare per quelli aerei, sono state adottate misure aggiuntive di sicurezza. Il ministro ha inoltre assicurato che continueranno le attività operative nel rispetto degli impegni internazionali assunti dall’Italia.

La Difesa italiana ha ribadito che il Paese non è in guerra e che la presenza militare in Arabia Saudita è stata autorizzata e discussa in Parlamento. La missione rientra infatti in un dispositivo di difesa aerea e sorveglianza predisposto dopo il peggioramento della crisi regionale.

Circa 700 militari e due task force

Il contingente italiano in Arabia Saudita è composto da circa 700 militari, divisi tra due principali task force, una dell’Aeronautica e una dell’Esercito.

La componente aerea comprendeva inizialmente quattro Eurofighter, il Gulfstream CAEW, due C-130J e due radar. La componente terrestre dispone invece di una batteria di missili SAMP/T NG, di sistemi antidrone Skynex e di apparati di guerra elettronica destinati al contrasto dei velivoli senza pilota.

L’obiettivo dichiarato è quello di contribuire alla difesa aerea e missilistica dei Paesi partner del Golfo e di rafforzare la capacità di individuare e contrastare droni e missili.

La missione iniziata con l’escalation nel Golfo

L’operazione italiana nella Penisola Arabica è entrata pienamente in attività nel marzo scorso, dopo l’aggravarsi del conflitto regionale e gli attacchi che avevano colpito diversi Paesi del Golfo.

A giugno il capo di Stato maggiore della Difesa, Luciano Portolano, aveva spiegato in Parlamento che l’Italia stava fornendo supporto difensivo ad Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar e Bahrein, che avevano chiesto ai Paesi alleati assistenza per rafforzare la propria difesa aerea e la capacità di contrastare i droni.

Anche il comandante del Comando operativo di vertice interforze, Giovanni Maria Iannucci, aveva chiarito che parte degli assetti precedentemente schierati in Kuwait era stata ridislocata tra Arabia Saudita, Giordania e Italia per adattarsi al nuovo scenario di sicurezza.

Gli Houthi: “Non siamo in guerra con l’Italia”

Dopo l’attacco all’Eurofighter, gli Houthi hanno sostenuto che il velivolo italiano non fosse l’obiettivo diretto dell’operazione. Un rappresentante del governo controllato dai ribelli a Sanaa ha dichiarato all’ANSA che il movimento non considera l’Italia un Paese nemico, ma ha contestato la presenza di aerei italiani in Arabia Saudita.

La posizione dei miliziani è che le loro operazioni siano dirette contro le forze saudite e contro le infrastrutture utilizzate da Riad. Resta però evidente che la crescente intensità degli attacchi aumenta il rischio anche per i contingenti stranieri presenti nel Regno.

Gli scontri al confine con lo Yemen

Dall’inizio di settembre il quadro militare è diventato più instabile. La tregua che aveva ridotto per anni gli scontri tra Arabia Saudita e Houthi si è progressivamente deteriorata e lungo il confine yemenita sono riprese operazioni militari su larga scala.

L’aviazione saudita ha condotto diversi bombardamenti contro postazioni Houthi, mentre i miliziani hanno risposto con attacchi di droni e missili contro aeroporti e infrastrutture energetiche del Regno.

In questo contesto la presenza del Gulfstream CAEW italiano diventa particolarmente importante, perché il velivolo può individuare minacce a grande distanza e coordinare la risposta dei sistemi di difesa.

Una missione sempre più esposta

Il trasferimento degli aerei italiani verso una base più sicura mostra quanto il quadro operativo sia cambiato nel giro di poche settimane. Quella che era nata come una missione di sorveglianza e difesa aerea si trova oggi ad agire in uno scenario caratterizzato da attacchi diretti contro aeroporti, infrastrutture petrolifere e basi militari.

L’Italia continua a ribadire che il proprio ruolo resta difensivo. Ma l’attacco che ha danneggiato l’Eurofighter dimostra che gli assetti italiani operano ormai in un’area nella quale il rischio di essere coinvolti negli scontri è diventato concreto.

La scelta di spostare i velivoli ma mantenere operativa la missione indica quindi la linea seguita dalla Difesa: aumentare la protezione del personale senza rinunciare agli impegni assunti con i partner del Golfo.

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