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“Ingiustizia terribile”. Michele Merlo, il cantante di Amici morto: ora arriva l’annuncio

Pubblicato: 24/09/2026 12:12

È arrivata al termine anche la vicenda giudiziaria sul piano civile legata alla morte di Michele Merlo, il cantautore originario di Rosà, in provincia di Vicenza, scomparso nel 2021 a soli 28 anni a causa di una leucemia fulminante. La famiglia aveva intrapreso un’azione per ottenere un risarcimento, chiamando in causa il medico di famiglia, l’Ulss 7 Pedemontana e la compagnia assicurativa.

Il procedimento si è concluso senza il riconoscimento di alcun risarcimento ai genitori dell’artista. La decisione arriva dopo gli accertamenti tecnici effettuati nell’ambito della causa e dopo che, sul fronte penale, l’indagine sulla morte del giovane era già stata archiviata. Anche la consulenza tecnica aveva indicato l’inevitabilità dell’esito fatale.
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La decisione del giudice

Al centro della causa civile c’era soprattutto la questione della diagnosi. I genitori di Michele Merlo avevano contestato l’operato del medico di famiglia, ritenendo che non fosse stata effettuata tempestivamente una diagnosi differenziale che, secondo la loro ricostruzione, avrebbe potuto modificare l’esito della malattia.

Nel procedimento erano stati coinvolti anche l’Ulss 7 Pedemontana e la compagnia di assicurazioni. I periti incaricati nel processo hanno però escluso un rapporto causale tra il ritardo nella diagnosi e la morte del giovane.

La sentenza, citando le conclusioni dei consulenti, precisa che “il decesso di Michele Merlo non è in nesso causale con il ritardo della corretta diagnosi, che ha inciso peraltro in modo modesto sull’evoluzione clinica degli eventi».

È questo uno dei passaggi centrali della decisione che ha portato alla conclusione della causa civile senza un risarcimento per la famiglia.

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Le precedenti conclusioni sul caso

La decisione civile arriva dopo gli sviluppi già registrati sul piano penale. Nell’indagine sulla morte di Michele Merlo, infatti, i giudici avevano disposto l’archiviazione.

Anche una precedente consulenza tecnica aveva stabilito l’inevitabilità della morte del giovane. Gli accertamenti medici erano quindi già arrivati a una conclusione sulla possibilità che l’evoluzione della malattia potesse essere modificata attraverso una diagnosi anticipata.

Prima dell’avvio e della conclusione della causa civile, l’azienda sanitaria aveva inoltre avanzato alla famiglia una proposta transattiva, che era stata però rifiutata.

Il procedimento civile ha quindi proseguito il proprio percorso fino alla sentenza, nella quale il giudice ha recepito le conclusioni dei periti sul rapporto tra il ritardo diagnostico e il decesso.

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La contestazione della famiglia

La famiglia di Michele Merlo non condivide però questa ricostruzione e parla di “non giustizia”. A contestare le conclusioni della sentenza è soprattutto il padre del cantautore, Domenico Merlo, che richiama gli esiti di due precedenti perizie effettuate a Bologna.

“Le prime due perizie effettuate a Bologna – obietta il padre, Domenico Merlo – avevano affermato che in caso di diagnosi precoce Michele avrebbe avuto tra l’85 e il 97% di probabilità di sopravvivenza”.

La posizione della famiglia si fonda dunque su una valutazione diversa rispetto a quella contenuta nella sentenza civile. Da una parte, i periti citati dal giudice hanno escluso un nesso causale tra il ritardo nella diagnosi e la morte, ritenendo inoltre modesto l’impatto del ritardo sull’evoluzione clinica. Dall’altra, i genitori continuano a richiamare le conclusioni delle prime perizie svolte a Bologna.

La morte di Michele Merlo, diventato noto al grande pubblico anche grazie alla partecipazione ad Amici, resta così al centro di una vicenda giudiziaria che si è sviluppata sia sul piano penale sia su quello civile. Dopo l’archiviazione dell’indagine penale e la precedente consulenza tecnica, anche la causa civile intentata dalla famiglia si è conclusa senza il riconoscimento di un risarcimento.

Per i genitori, tuttavia, resta aperta la contestazione sulle valutazioni relative alla possibilità di una diagnosi precoce e sulle conclusioni raggiunte nei diversi accertamenti tecnici. La sentenza civile ha invece stabilito che non è stato dimostrato un nesso causale tra il ritardo diagnostico e il decesso del giovane cantautore.

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