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“Arrestati, l’hanno manomesso”. Alessio Colletti morto folgorato al lunapark: svolta shock

Pubblicato: 25/09/2026 16:18

Quando una spensierata serata d’estate si trasforma in una tragedia immane e inaccettabile, il bisogno di giustizia diviene un’esigenza morale prima ancora che giudiziaria per un’intera comunità sconvolta dal dolore. Tra le luci colorate di un luogo simbolo di divertimento e spensieratezza per i più giovani, l’ombra di gravi negligenze e di presunti tentativi di depistaggio ha spinto gli inquirenti a un’improvvisa e decisiva accelerazione nelle indagini. Di fronte all’orrore per una vita giovanissima spezzata all’improvviso, la magistratura risponde con fermezza per fare piena luce su responsabilità precise e per impedire che la verità possa essere alterata.

Arrestati i giostrai gestori del lunapark nel quale ha perso la vita Alessio Colletti, il 15enne di Saronno (Varese) morto folgorato lo scorso 16 luglio mentre utilizzava il “calciometro”, un’attrazione di proprietà di un’altra persona, anch’essa sottoposta a indagini per gli stessi fatti. Secondo le prime risultanze investigative, il decesso del giovane sarebbe stato causato da un arresto cardiocircolatorio conseguente a una violenta folgorazione da corrente elettrica.

In manette sono finiti due coniugi, T.M. e G.S., gestori di attrazioni per spettacoli viaggianti che avevano una giostra nell’impianto di Spotorno (Savona), collegata a quella della tragedia. I due sono gravemente accusati di omicidio colposo e frode processuale. Le complesse indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Savona, sono tuttora in corso e sono svolte dalla Polizia Municipale di Spotorno, dal personale della Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura di Savona e dalla Stazione Carabinieri di Spotorno.

Il presunto depistaggio e le prove raccolte dagli inquirenti

L’ordinanza di custodia cautelare ha ritenuto ampiamente fondata l’ipotesi accusatoria secondo la quale il ‘calciometro’ sarebbe stato collegato mediante un cavo elettrico a un’altra giostra, di cui sono titolari i due indagati. Le approfondite indagini hanno portato gli inquirenti a scoprire che gli indagati avrebbero cercato di nascondere il collegamento dei cavi rendendo versioni non vere e modificando deliberatamente lo stato dei luoghi.

Si tratta di una solida ipotesi d’accusa basata sull’assunzione di testimonianze, sul confronto dettagliato fra le fotografie dei luoghi effettuate nell’immediatezza dei fatti e nei momenti successivi al sequestro dell’area, oltre che sull’esito di una perquisizione che ha portato a trovare alcuni oggetti ripresi in alcune foto ma non reperiti al momento del primo sopralluogo. Il provvedimento restrittivo, di natura cautelare e urgente, è stato emesso per evitare l’inquinamento delle prove e la reiterazione del reato. Gli accertamenti tecnici sono tuttora in corso e la relazione peritale, in corso di svolgimento nel contraddittorio fra le parti, non è stata ad oggi depositata.

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