
Con la morte di Enrico Mattei l’Italia ha perso l’occasione per avere un’indipendenza energetica, e conseguentemente diventare una vera potenza industriale. Perché l’Italia ha talenti e laboriosità, ma il costo energetico la rende succube di logiche diverse. Le logiche che portarono all’uccisione di Enrico Mattei, l’uomo, il combattente partigiano bianco, che risollevò, con coraggio ai limiti della spregiudicatezza, un paese sconfitto dalla guerra. I
l bellissimo libro di Vincenzo Calia, magistrato del processo sul caso Mattei, Lampi sull’Eni, scritto insieme al gionalista Giuseppe Oddo, ci illumina su come per 80 anni siamo stati servi e non padroni a casa nostra. Mattei fu ucciso perché stava riuscendo a renderci indipendenti su gas e petrolio, firmando con la nuova Algeria, uscita dalla guerra coloniale con la Francia, un accordo strategico per noi, ma pessimo per le sette sorelle del petrolio, e soprattutto per i francesi.
Furono i terroristi francesi dell’Oas, su mandato dei servizi francesi, che rifiutavano l’Algeria libera, a uccidere Mattei con profonde, e dettagliate nel libro, complicità italiane, depistaggi e morti, come il giornalista palermitano De Mauro, politiche e dei servizi segreti italiani deviati. Il primo processo di Pavia, e la omissiva commissione tecnica dell’aeronautica italiana, fu da apripista a tutti i misteri, depistaggi, omissioni da Ustica a Bologna, da piazza Fontana all’Italicus, fino alle stragi del 1992 e seguenti conseguenze della fine della I Repubblica. Gli esponenti francesi dell’Oas si erano da subito, dopo gli accordi di Evian nel 1962, rifugiati in Italia, dove trovavano fiancheggiatori nella destra italiana più estrema, da Avanguardia nazionale a Ordine nuovo, a ministri e politici di primo piano italiani che non sopportavano l’indipendenza e la politica estera di Mattei. Il quale fu l’unico italiano a non piegarsi ai diktat americani e di conseguenza odiato dagli stessi.
Fa sorridere amaramente che la destra italiana, che facilitò la morte di Mattei, poi dopo oltre 60 anni chiami col suo nome il piano, di cui non troviamo più tracce, per l’Africa del governo odierno. Un cortocircuito della Storia. L’Eni di oggi, pur producendo utili a discapito delle tasche degli italiani, non ha per nulla il respiro di quella di Mattei, ma più quello del suo successore Cefis.
Ha un ruolo quasi politico all’estero per debolezza della nostra diplomazia, che si ingegna più di sartoria femminile, non per la sua bravura. Si limita a mettere un tetto per qualche settimana al prezzo della benzina, invece di diminuire strutturalmente, per imprese e cittadini, il costo di petrolio ed energia, la più grassa tassa occulta del paese, oltre che il nostro gap industriale. Gli uomini che uscivano dalla guerra avevano coraggio ed ambizione, morivano relativamente modesti come censo. I manager e i politici di oggi hanno solo l’ambizione di galleggiare per qualche tempo tra le nomine statali, stockoption di borsa, morendo possibilmente molto più ricchi dei loro genitori.


