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West Nile, primo contagio autoctono. Bassetti: “È solo la punta dell’iceberg”

Pubblicato: 29/09/2026 16:59

Primo caso di contagio autoctono da West Nile in Liguria. Una donna di 66 anni è ricoverata in gravissime condizioni nel reparto di Rianimazione del Policlinico San Martino con un quadro neurologico complesso. La paziente non avrebbe effettuato viaggi recenti e, secondo Matteo Bassetti, il contagio è quindi avvenuto sul territorio ligure.

«Si tratta di un caso certamente autoctono, perché non ha effettuato viaggi recentemente», spiega Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico e a capo del dipartimento interaziendale regionale di Malattie infettive della Liguria. Un caso che preoccupa anche perché la donna, sottolinea l’infettivologo, «non è una paziente comorbida e aveva un quadro generale buono».

West Nile, la donna ha un quadro neurologico complesso

Le condizioni della 66enne restano molto serie. «Ha un quadro neurologico complesso», conferma Bassetti. La paziente è attualmente assistita attraverso protocolli sperimentali, dal momento che per l’infezione da West Nile non esiste una terapia specifica.

«Faremo di tutto per far regredire i sintomi», assicura l’infettivologo.

Il caso ligure diventa però per Bassetti l’occasione per lanciare un allarme più ampio sulla diffusione del virus in Italia.

«La West Nile è ormai endemica in Italia e in Liguria, i casi gravi che arrivano in ospedale sono solo la punta dell’iceberg, non sappiamo quanti casi ci siano realmente, visto che spesso la malattia si risolve con un po’ di febbre».

Bassetti: «Disinfestare ora non serve, bisogna intervenire a maggio e giugno»

Secondo Bassetti, gli interventi contro le zanzare dovrebbero essere organizzati in maniera preventiva e non soltanto dopo l’individuazione di un caso grave.

L’infettivologo critica in particolare l’eventuale disinfestazione limitata all’area immediatamente circostante l’abitazione della paziente: «Ora non serve a nulla disinfettare il quartiere in cui vive la paziente, per duecento metri intorno alla sua casa: gli interventi cosmetici sono inutili, servono profilassi a tappeto».

Da qui l’appello a rivedere le strategie su scala nazionale: «Il messaggio che lancio è nazionale: rivediamo tutti i protocolli a livello generale, va imposto ai Comuni di procedere con disinfestazioni a tappeto a maggio e a giugno, e vanno codificati interventi e norme cui attenersi per scongiurare il proliferare delle zanzare».

Per Bassetti è necessario intervenire anche sulla consapevolezza del rischio: «Sul tema delle malattie infettive bisogna agire sulla cultura epidemiologica, dalla cittadinanza ai medici di famiglia».

Non solo West Nile, allarme morbillo: «13 casi in un mese»

A preoccupare l’infettivologo ancora di più della West Nile è però un altro dato: quello relativo al morbillo in Liguria.

«Abbiamo registrato il 13° paziente in un mese, si tratta di una incidenza altissima in una regione di un milione e mezzo di abitanti: abbiamo il primato italiano», afferma Bassetti.

Secondo il medico, inoltre, il numero potrebbe continuare a crescere: «Ci aspettiamo che crescerà ancora: si tratta di pazienti giovani, non vaccinati o che magari hanno fatto una sola dose di vaccino, è allucinante nel 2026 essere davanti a questi dati».

39enne con polmonite grave per il morbillo

L’ultimo paziente al quale è stato diagnosticato il morbillo ha 39 anni e presenta un quadro clinico particolarmente serio.

«L’ho visitato questa mattina e ha una polmonite grave, rischia la terapia intensiva», racconta Bassetti, che utilizza il caso per rilanciare il messaggio sull’importanza della vaccinazione.

«Lo dico a tutti quelli che non “credono” ai vaccini: non è accettabile che oggi si rischi di morire perché non ci si è vaccinati. Perché di morbillo si può morire».

Meningite, 19enne «salvata per un pelo»

Nel reparto del San Martino è ricoverata anche una ragazza di 19 anni colpita da meningite meningococcica.

«È stata salvata per un pelo dalla prontezza dei nostri medici del pronto soccorso», racconta Bassetti.

Anche in questo caso l’infettivologo punta l’attenzione sulla prevenzione: «Come è possibile che una ragazza così giovane rischi la vita perché non è stata vaccinata contro la meningite di tipo B, per cui invece esiste un vaccino?».

Tre situazioni differenti – West Nile, morbillo e meningite – che per Bassetti indicano la necessità di rafforzare prevenzione e cultura sanitaria: da una parte il controllo delle zanzare prima della stagione di maggiore circolazione del virus, dall’altra il ricorso agli strumenti di prevenzione disponibili contro le malattie per le quali esistono vaccini.

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