
In una intercettazione del 2025 torna al centro della vicenda di Garlasco il nome di Mario Venditti, l’ex procuratore di Pavia che nel 2017 chiese e ottenne l’archiviazione dell’indagine su Andrea Sempio. Nella conversazione, oggi depositata agli atti della Procura di Pavia, Venditti pronuncia una frase riferita a Laura Barbaini, all’epoca sostituto procuratore presso la Procura generale di Milano: «Era il mio consulente, quella che mi spingeva a chiedere l’archiviazione».
Il passaggio è contenuto negli ultimi atti dell’inchiesta sul delitto di Garlasco e riporta alla luce i rapporti all’interno della magistratura che, nel 2016-2017, seguì la prima indagine su Sempio. Venditti, che per circa tre mesi si occupò del procedimento, racconta a una donna, la cui identità non è stata resa nota, il ruolo avuto da Barbaini nella vicenda e sostiene di essere stato l’unico, tra le persone coinvolte, a essere successivamente perseguito.

Il nome di Venditti era già finito al centro di un procedimento della Procura di Brescia, dove l’ex procuratore era stato indagato per l’ipotesi di corruzione in atti giudiziari. L’ipotesi investigativa era quella di una presunta corruzione legata all’archiviazione del procedimento nei confronti di Sempio. A far scattare nuovi accertamenti era stato, il 14 maggio 2025, il ritrovamento nell’abitazione della famiglia Sempio di un biglietto con la frase: «Venditti gip archivia 20-30 euro».
Quei «20-30 euro» erano stati interpretati dagli investigatori come un possibile riferimento a 20-30 mila euro. Da qui l’ipotesi di un eventuale pagamento finalizzato all’archiviazione. Nei giorni scorsi, però, la Procura di Brescia ha chiesto l’archiviazione per Venditti, mentre il padre di Andrea Sempio, Giuseppe, resta indagato nell’ambito del procedimento.
Nella conversazione intercettata, Venditti allarga poi il discorso alle altre persone che, a suo dire, avrebbero avuto un ruolo nella vicenda. L’ex procuratore sostiene che, se l’ipotesi di corruzione fosse stata confermata, l’indagine avrebbe dovuto riguardare anche altri soggetti coinvolti nel procedimento del 2017, compresi magistrati e il giudice che accolse la richiesta di archiviazione. Tra questi cita proprio Barbaini, definendola la persona che lo avrebbe spinto a chiedere l’archiviazione.
Venditti manifesta quindi il convincimento di essere stato preso di mira anche perché diventato, a suo dire, un personaggio mediatico. Nella stessa conversazione parla inoltre della possibilità di lasciare il proprio incarico e annuncia l’intenzione di «sparare a zero» contro alcuni colleghi. La donna che parla con lui, secondo quanto riportato negli atti, ipotizza a sua volta tensioni interne alla Procura di Pavia e contrasti legati alla figura di Venditti.
L’archiviazione dell’ipotesi di corruzione nei confronti dell’ex procuratore, tuttavia, non ha chiuso tutti gli interrogativi investigativi. Gli accertamenti si concentrano anche sull’eventuale coinvolgimento di appartenenti alla polizia giudiziaria che, nel 2017, avrebbero potuto avere accesso a documenti e informazioni riservate. Al momento, però, non risultano persone indagate per questa specifica ipotesi.
Uno dei punti sui quali gli investigatori chiedono di fare chiarezza riguarda infatti la consulenza Linarello, realizzata nell’ambito della difesa di Alberto Stasi e relativa al DNA attribuito ad Andrea Sempio. Secondo quanto emerge dagli atti, la consulenza sarebbe arrivata al consulente della difesa di Sempio, il generale Luciano Garofano, prima che fosse formalmente disponibile alle parti. La difesa di Sempio ha sempre sostenuto che il documento fosse stato trasmesso da un giornalista. Gli investigatori vogliono però ricostruire con precisione chi ne avesse materialmente la disponibilità in quel momento e attraverso quali canali sia stato trasmesso.
Un tema che compare anche in una intercettazione del 2025 nella quale Andrea Sempio parla con il padre Giuseppe e si interroga proprio sulla provenienza della consulenza. Sempio ipotizza che l’eventuale filone della corruzione possa non risalire a Venditti, ma fermarsi a soggetti appartenenti all’Arma dei carabinieri. Si tratta, però, di una ipotesi formulata dall’indagato durante una conversazione, non di un fatto accertato. Ed è proprio questo uno dei nodi ancora da chiarire: capire come la consulenza sia arrivata alla difesa di Sempio e se, dietro quella circostanza, vi siano state condotte illecite. Al momento, su questo punto, non risultano accertamenti definitivi.


