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Scoppia la protesta in Italia: autostrada bloccata e traffico in tilt

Pubblicato: 01/10/2026 15:16

La protesta degli agricoltori calabresi alza il livello dell’attenzione e manda il traffico in tilt. A Pizzo, nel Vibonese, trattori e manifestanti hanno occupato l’area vicina allo svincolo dell’A2 Autostrada del Mediterraneo, provocando code e rallentamenti pesanti per gli automobilisti. Una situazione che, nel pomeriggio del 29 settembre, è tornata a farsi particolarmente delicata.

Alla base della mobilitazione c’è un’emergenza che il comparto denuncia da giorni in diverse zone della Calabria: prezzi agricoli troppo bassi, a fronte di costi di produzione sempre più difficili da sostenere. Per molte aziende, spiegano i manifestanti, il rischio è quello di continuare a lavorare senza riuscire più a coprire le spese essenziali.

Trattori davanti allo svincolo di Pizzo

I mezzi agricoli si sono concentrati ancora una volta nei pressi dell’accesso autostradale, rallentando e, in alcuni momenti, impedendo l’ingresso allo svincolo. Sulla viabilità circostante si sono così formate lunghe file, mentre la protesta degli agricoltori diventava uno dei punti più caldi della giornata nel Vibonese.

Il nodo riguarda soprattutto il peso del caro carburante, l’aumento delle spese per manodopera, trasporti e produzione, ma anche la distanza tra quanto viene riconosciuto a chi coltiva e il prezzo finale pagato dai consumatori. Un divario che, secondo gli organizzatori, sta mettendo sotto pressione un’intera comunità di produttori.

“Non possiamo vendere sotto costo”

Il prezzo riconosciuto ai produttori è uno dei temi più sentiti durante il presidio di Pizzo. Alcuni agricoltori hanno denunciato che, in determinati casi, il prezzo dell’olio sarebbe passato da circa 9,20 euro a 3,50 euro, mentre confezionamento, trasporto, carburante e manodopera continuano a incidere sempre di più sui bilanci aziendali.

Il risultato, secondo i manifestanti, è una produzione che rischia di restare invenduta oppure di essere ceduta con margini troppo bassi persino per coprire le spese. “Non possiamo vendere i nostri prodotti sotto costo” è diventato così uno degli slogan più ripetuti, sintetizzando il cuore della protesta e una situazione che gli agricoltori chiedono di affrontare con urgenza.

Carburanti e prezzi agricoli sotto pressione

Sul fronte dei costi, il forte aumento dei carburanti resta al centro delle richieste. Gasolio, macchinari, logistica e trasporti pesano sempre di più sulle imprese agricole, mentre i prezzi all’origine, denunciano i produttori, non sarebbero cresciuti con lo stesso ritmo. Il quadro rende sempre più complesso programmare il lavoro e mantenere in equilibrio le attività.

Gli organizzatori richiamano inoltre l’attenzione sul divario tra prezzi all’origine e prezzi sugli scaffali, sulla concorrenza dei prodotti esteri e sui danni provocati in alcune aree dalla fauna selvatica. Sono elementi diversi, ma accomunati dalla stessa richiesta: interventi concreti per evitare che produrre in Calabria diventi economicamente insostenibile.

La mobilitazione si allarga in Calabria

La protesta non riguarda soltanto Pizzo. Presidi sono stati segnalati anche a Rosarno, Crotone, Firmo-Sibari e lungo la Statale 106, con iniziative promosse da diverse sigle del comparto agricolo e da movimenti territoriali. Dopo le prime mobilitazioni del 28 settembre, il fronte si è allargato nei giorni successivi, confermando una tensione diffusa nella regione.

I manifestanti di Pizzo chiedono ora un confronto con il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, e si dicono pronti a proseguire il presidio fino all’arrivo di risposte concrete. Nonostante i disagi alla circolazione, gli organizzatori assicurano il passaggio dei mezzi di emergenza e soccorso; alcuni automobilisti hanno inoltre portato acqua e cibo agli agricoltori. Il messaggio finale resta netto: produrre non può significare lavorare in perdita.

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