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Askatasuna, 19 misure cautelari richieste per gli scontri: accuse di tentato omicidio

Pubblicato: 09/10/2026 15:02

Diciannove misure cautelari richieste, quattordici perquisizioni domiciliari e accuse che arrivano fino al tentato omicidio. Si allarga l’inchiesta della Procura di Torino sugli scontri avvenuti durante la manifestazione nazionale del 31 gennaio 2026 contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. La polizia ha avviato un’operazione che coinvolge sei città italiane, mentre agli indagati sono stati notificati i decreti di fissazione degli interrogatori. Le misure richieste dalla magistratura vanno dalla custodia cautelare in carcere all’obbligo di firma. Al centro delle indagini ci sono gli episodi di violenza verificatisi durante il corteo, quando alcuni gruppi di manifestanti si erano scontrati con le forze dell’ordine e un agente era stato accerchiato e aggredito. Gli attivisti del centro sociale contestano l’impostazione dell’inchiesta e parlano di un tentativo di attribuire a singole persone la responsabilità di una protesta collettiva.

Askatasuna, 14 perquisizioni tra Torino e altre cinque città

L’operazione è stata coordinata dalla Procura di Torino e condotta dalla polizia con il supporto delle questure di Genova, Cagliari, Firenze, Imperia e Reggio Emilia.

In totale sono state eseguite 14 perquisizioni domiciliari nell’ambito degli accertamenti sui disordini del 31 gennaio.

Il pubblico ministero ha inoltre avanzato 19 richieste di misure cautelari nei confronti di persone ritenute coinvolte negli episodi oggetto dell’indagine.

Le misure richieste comprendono provvedimenti di diversa gravità, dalla custodia in carcere all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Agli indagati sono stati notificati i decreti che fissano gli interrogatori, passaggio previsto nell’ambito della procedura cautelare.

Tra i reati contestati figurano resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale, danneggiamento, travisamento, porto di oggetti atti a offendere, rapina e tentato omicidio.

Le contestazioni riguardano le condotte che gli investigatori ritengono di aver individuato durante la manifestazione. Le responsabilità personali dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento, mentre le misure cautelari richieste saranno sottoposte alla valutazione del giudice.

Gli scontri del 31 gennaio e l’aggressione al poliziotto con un martello

L’inchiesta riguarda quanto accaduto durante la manifestazione nazionale organizzata contro lo sgombero di Askatasuna, il centro sociale di corso Regina Margherita 47, liberato dalle forze dell’ordine il 18 dicembre 2025.

Il 31 gennaio migliaia di persone erano scese in piazza a Torino per protestare contro il provvedimento.

Durante il corteo, mentre i manifestanti cercavano di raggiungere la sede del centro sociale percorrendo corso Regina Margherita, si erano verificati violenti scontri con le forze dell’ordine.

Secondo le ricostruzioni investigative, circa duemila persone erano rimaste coinvolte nei disordini nell’area in cui gli agenti avevano predisposto uno sbarramento.

Contro le forze dell’ordine erano stati lanciati razzi, bengala, bombe carta, pietre e bottiglie. Alcuni gruppi di manifestanti, con il volto coperto, avevano inoltre incendiato cassonetti e un mezzo della polizia.

Tra gli episodi più gravi, quello di un agente accerchiato e aggredito da un gruppo di persone, durante il quale il poliziotto era stato colpito anche con un martello.

Le immagini dell’aggressione avevano suscitato forti reazioni politiche e istituzionali.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva chiesto che i responsabili fossero «trattati per ciò che sono, senza sconti e senza giustificazioni».

La risposta degli attivisti: «Vogliono punire alcuni per una giornata che rimane nella storia»

Dopo la notizia delle nuove perquisizioni e delle richieste di misure cautelari, gli attivisti di Askatasuna hanno diffuso un comunicato sui social, contestando l’impostazione dell’inchiesta.

Secondo il collettivo, l’operazione rappresenterebbe «un tentativo di punire alcuni per una giornata che rimane nella storia».

Gli attivisti sostengono che l’obiettivo sia «dare la responsabilità ad alcuni di quella che è stata una manifestazione di rabbia popolare che ha visto la partecipazione di oltre 50mila persone».

Una ricostruzione che pone l’accento sulla dimensione collettiva della protesta, distinguendola dalle singole condotte violente sulle quali si concentrano gli accertamenti della magistratura.

Il numero di oltre 50mila partecipanti è quello rivendicato dagli organizzatori e non coincide con la stima delle persone coinvolte negli scontri.

Le accuse alle forze dell’ordine: «Lacrimogeni sparati ad altezza uomo»

Nel comunicato, gli attivisti tornano anche sulle modalità di intervento delle forze dell’ordine durante la manifestazione del 31 gennaio.

Il collettivo denuncia quello che definisce «l’uso massiccio e violento da parte delle forze dell’ordine di lacrimogeni sparati ad altezza uomo, di cui si è parlato in un dossier e in diverse inchieste giornalistiche».

Si tratta di contestazioni avanzate dagli attivisti, distinte dalle accuse penali oggetto dell’inchiesta.

Nel messaggio pubblicato sui social, Askatasuna sostiene inoltre che «la violenza è quella che viene dall’alto e che viene perpetrata ogni giorno nei confronti di chi deve essere messo a lavoro per interessi nemici ai nostri».

Il collettivo ribadisce quindi la propria opposizione allo sgombero del centro sociale e alla gestione dell’ordine pubblico durante le manifestazioni.

La solidarietà agli indagati e le nuove manifestazioni

Gli attivisti hanno infine espresso solidarietà alle persone coinvolte nell’inchiesta, annunciando la volontà di proseguire con le mobilitazioni.

«Intanto, ci vediamo nelle piazze. Verso il 24 ottobre e oltre», si legge nel comunicato, con riferimento alle prossime iniziative contro il riarmo e a sostegno della Palestina.

Il collettivo è tornato anche sullo sgombero del 18 dicembre, definendolo «un colpo voluto dal governo a seguito di un movimento che ha bloccato un Paese intero per fermare un genocidio mostrato in diretta tv».

Intanto, sul fronte giudiziario, l’attenzione si concentra sui 19 indagati per i quali sono state richieste misure cautelari. Gli interrogatori e la valutazione del giudice rappresenteranno i prossimi passaggi di un’inchiesta che punta a individuare le responsabilità individuali negli scontri del 31 gennaio, mentre resta acceso il confronto politico sulle proteste e sullo sgombero del centro sociale torinese.

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