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La Tuscia capitale dell’arte contemporanea: Bagnoregio e Bolsena conquistano l’Italia e indicano la strada del futuro

Pubblicato: 12/10/2026 20:45

Non è soltanto una vittoria culturale. È qualcosa di più grande, di più ambizioso, persino di più rivoluzionario. Bagnoregio e Bolsena sono Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028 e, con loro, un intero territorio conquista un riconoscimento che può cambiare profondamente il modo di immaginare il proprio futuro. Perché questa volta non viene premiata soltanto la bellezza di ciò che abbiamo ereditato, la straordinaria ricchezza di un patrimonio storico, artistico e paesaggistico che il mondo già conosce. Viene premiata soprattutto la capacità di produrre nuova bellezza, di trasformare la memoria in creatività, di fare della tradizione il punto di partenza di una nuova avanguardia culturale. Ed è proprio questo il significato più importante della decisione annunciata lunedì 12 ottobre dal ministro della Cultura Alessandro Giuli: la Tuscia dimostra che si può essere profondamente radicati nella propria storia senza rimanerne prigionieri.

Il progetto vincitore si chiama «Arte che viene, arte che va» ed è stato presentato dal Comune di Bagnoregio, capofila della candidatura, insieme al Comune di Bolsena. Ha superato le proposte di Capri, Padova e Pozzuoli, conquistando il giudizio unanime della commissione ministeriale. Un risultato straordinario, accompagnato da un finanziamento di un milione di euro, che rappresenta però soltanto una parte del valore complessivo dell’operazione. La vera conquista è aver portato due realtà della provincia di Viterbo al centro del dibattito culturale nazionale, dimostrando che la dimensione demografica non determina necessariamente quella delle ambizioni. Non servono milioni di abitanti per immaginare progetti di respiro internazionale. Servono una visione, una struttura progettuale credibile, competenze e soprattutto il coraggio di pensare in grande.

È una vittoria che porta innanzitutto i nomi dei sindaci Luca Profili e Andrea Di Sorte, capaci di costruire un percorso comune attorno a un obiettivo culturale di grande portata. Ma è anche il risultato di un lavoro collettivo che ha coinvolto progettisti, artisti, studiosi, istituzioni e realtà associative. Il dossier, curato da TIWI, ha potuto contare su un comitato scientifico composto da Massimiliano Capo, Paolo Crepet, Mario Cristiani, Simonetta Giordani, Guido Guerzoni, Fabio Lucarelli e Sofia Elena Rovati. Una rete di competenze che testimonia la serietà con cui è stata affrontata la candidatura. Perché i grandi risultati culturali non nascono dall’improvvisazione e neppure dalla semplice moltiplicazione degli eventi. Nascono dalla capacità di mettere insieme sensibilità differenti attorno a un progetto riconoscibile, con obiettivi, strumenti e una direzione.

Non un calendario di eventi, ma una nuova geografia culturale

La forza della candidatura sta soprattutto nella sua impostazione. Bagnoregio e Bolsena non hanno proposto una stagione di manifestazioni destinata a esaurirsi nel giro di dodici mesi. Hanno immaginato un sistema culturale capace di lasciare tracce permanenti sul territorio. È una differenza decisiva, che rappresenta forse la lezione più importante di questa vittoria. Troppo spesso le politiche culturali vengono misurate attraverso il numero degli appuntamenti organizzati, delle presenze registrate o delle fotografie pubblicate. Qui, invece, il ragionamento parte da un’altra domanda: che cosa resterà quando saranno spenti i riflettori del 2028? La risposta è contenuta negli obiettivi del programma, che prevede almeno 35 opere permanenti, la rigenerazione di quattro spazi culturali e il coinvolgimento di 10mila ragazzi attraverso percorsi educativi e formativi.

Sono numeri che raccontano una precisa idea di sviluppo. L’arte contemporanea non viene considerata un ornamento da aggiungere a un territorio già bellissimo, ma uno strumento per trasformarlo, renderlo più attrattivo, costruire nuove relazioni tra luoghi e persone. È un’impostazione che supera la contrapposizione, tanto sterile quanto diffusa, tra conservazione del patrimonio e innovazione culturale. La storia non viene negata dall’arte contemporanea. Viene rimessa in movimento. Un borgo medievale può ospitare linguaggi radicalmente nuovi senza perdere la propria identità. Un paesaggio antico può diventare il luogo di una sperimentazione internazionale. Una comunità può custodire le proprie radici e contemporaneamente produrre qualcosa che ancora non esiste. Anzi, è proprio dall’incontro tra queste dimensioni che possono nascere le esperienze culturali più originali.

Il programma artistico rende concreta questa ambizione. Carsten Höller realizzerà venti opere dedicate al gioco e alla partecipazione del pubblico. Eva Jospin lavorerà alla reinterpretazione contemporanea del giardino all’italiana. Chiara Camoni svilupperà un progetto legato alla terra e al coinvolgimento diretto della comunità. Nico Vascellari interverrà lungo la Tuscia Route 01, il percorso ciclopedonale che collega Civita di Bagnoregio e Bolsena, mentre Tobias Rehberger darà vita a Baleno, un laboratorio artistico itinerante su un mezzo elettrico, destinato a raggiungere le scuole in collaborazione con la Fondazione Reggio Children. Cinque artisti, cinque linguaggi diversi, cinque modi di interpretare il rapporto tra creatività, territorio e partecipazione. Non semplicemente opere da contemplare, dunque, ma esperienze da vivere, capaci di coinvolgere le persone e di modificare il rapporto quotidiano con gli spazi.

Particolarmente significativo è l’investimento sulle nuove generazioni. La collaborazione con l’Università della Tuscia, la previsione di una Design Summer School, i laboratori e le attività educative indicano la volontà di fare della cultura anche un’occasione di formazione. Non basta attirare visitatori: bisogna creare opportunità per chi in questi luoghi vive, studia e vuole costruire il proprio futuro. Un territorio cresce davvero quando riesce a trasformare il proprio patrimonio in possibilità, quando diventa interessante non soltanto per chi arriva, ma anche per chi sceglie di restare. In questa prospettiva, l’arte contemporanea può diventare un linguaggio comune tra generazioni, uno spazio di sperimentazione e persino uno strumento per ripensare le prospettive economiche e sociali delle comunità locali.

C’è poi un altro elemento che merita grande attenzione: la dimensione territoriale del progetto. Bagnoregio e Bolsena non hanno costruito due candidature parallele, ma un’unica proposta culturale. Attorno a questa alleanza si è sviluppata una rete che coinvolge istituzioni, fondazioni, università e luoghi simbolici della Tuscia, dal Sacro Bosco di Bomarzo all’Isola Bisentina, dal FAI all’Associazione Civita. È il superamento di una visione frammentata della promozione culturale, nella quale ogni Comune organizza i propri appuntamenti e difende il proprio spazio. Qui il territorio viene pensato come un sistema di luoghi differenti ma collegati, ciascuno capace di contribuire a un’identità collettiva. Non una somma di campanili, ma una geografia culturale condivisa.

Il contributo di Massimiliano Capo e la lezione per tutta la Tuscia

All’interno di questo percorso merita attenzione anche il contributo di Massimiliano Capo, componente del comitato scientifico della candidatura vincitrice. Una presenza tutt’altro che casuale, considerando il lavoro che da anni porta avanti nell’ambito dell’arte contemporanea e della cultura digitale. Direttore artistico di Medioera, il festival viterbese dedicato all’innovazione e ai nuovi linguaggi, Capo ha maturato esperienze nella progettazione e nella promozione di iniziative artistiche sul territorio. Il suo rapporto con Civita di Bagnoregio risale almeno al 2015, quando partecipò al festival Algoritmo, dedicato all’incontro tra arte e musica contemporanea. Più recentemente ha assunto la direzione artistica di progetti come Segni, a Grotte di Castro, dedicato all’arte pubblica lungo la Via Francigena, e Otto Chiodi, a Capodimonte. La sua partecipazione al comitato scientifico aggiunge un ulteriore elemento di continuità tra esperienze culturali sviluppate negli anni e il progetto che oggi ottiene il riconoscimento nazionale.

Ed è importante sottolineare proprio questo aspetto: il successo di Bagnoregio e Bolsena non nasce dal nulla. Si inserisce in un territorio nel quale esistono competenze, professionalità, sperimentazioni e una vitalità culturale che non sempre riescono a trovare un disegno comune. La candidatura vincitrice ha avuto il merito di raccogliere una parte di queste energie, collegarle a interlocutori nazionali e internazionali e trasformarle in una proposta convincente. La cultura, quando viene considerata una funzione strategica e non un semplice capitolo di spesa, può diventare uno degli strumenti attraverso i quali un territorio costruisce la propria reputazione e definisce il proprio ruolo. È questo il salto di qualità che il riconoscimento ministeriale rende evidente.

La vittoria consegna quindi una responsabilità che va ben oltre i confini dei due Comuni. L’intera provincia di Viterbo è chiamata a comprendere la portata di questa occasione. Non si tratta soltanto di beneficiare indirettamente dei flussi turistici, delle iniziative o della visibilità nazionale che accompagneranno il 2028. Si tratta di interrogarsi sul modello culturale che vogliamo costruire per il futuro. Quali relazioni possono nascere tra musei, biblioteche, teatri, università e centri di produzione artistica? Quali progetti possono diventare permanenti? Quale ruolo può assumere la cultura nella trasformazione dei centri storici e nella rigenerazione degli spazi pubblici? E soprattutto, siamo capaci di riconoscere che la cultura non coincide con l’organizzazione di eventi, ma richiede programmazione, investimenti e scelte riconoscibili?

Sono domande che riguardano inevitabilmente anche Viterbo, capoluogo di una provincia che oggi conquista un riconoscimento di straordinaria importanza. La vittoria di Bagnoregio e Bolsena dimostra quanto possa essere efficace un progetto che individua un’identità culturale precisa e costruisce attorno a essa una rete di collaborazioni. È un’esperienza dalla quale possono nascere nuove opportunità per tutta la Tuscia, a cominciare proprio dalla città capoluogo, che dispone di un patrimonio storico e artistico eccezionale e di istituzioni culturali capaci di contribuire a una strategia territoriale più ampia. La vera sfida sarà trasformare questa affermazione in una possibilità condivisa, evitando che rimanga circoscritta ai luoghi direttamente coinvolti nella candidatura.

Naturalmente il riconoscimento è un punto di partenza. Il programma dovrà essere realizzato, le opere prodotte, gli spazi rigenerati e le collaborazioni consolidate. La qualità della candidatura dovrà trovare conferma nella capacità di dare continuità agli interventi e di costruire un’eredità culturale che sopravviva al 2028. Ma proprio questa prospettiva rende il risultato ancora più entusiasmante. Perché Bagnoregio e Bolsena hanno ottenuto il titolo non limitandosi a raccontare ciò che sono, ma presentando un progetto credibile di ciò che vogliono diventare. Hanno dimostrato che il futuro di un territorio non si costruisce soltanto proteggendo il passato, ma avendo il coraggio di aggiungervi qualcosa.

È forse questa la notizia più bella. Due luoghi conosciuti per la loro storia, per il paesaggio, per un patrimonio sedimentato nei secoli, diventano protagonisti nazionali grazie a un progetto rivolto all’arte del presente e del futuro. La Tuscia non viene premiata per essere rimasta immobile nel tempo, ma per aver scelto di mettersi in movimento. È una straordinaria inversione di prospettiva, soprattutto per un territorio che troppo spesso viene raccontato attraverso la nostalgia, la memoria e la conservazione. Tutte dimensioni preziose, naturalmente, ma insufficienti se non sono accompagnate dalla capacità di immaginare ciò che ancora manca.

Per questo la proclamazione di Bagnoregio e Bolsena Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028 merita entusiasmo, orgoglio e soprattutto attenzione. È il risultato di un lavoro serio, di una collaborazione istituzionale riuscita e di una visione culturale che ha saputo convincere una giuria nazionale. Ma è anche una dimostrazione di ciò che la Tuscia può diventare quando smette di considerare la propria bellezza come un traguardo già raggiunto e comincia a interpretarla come una responsabilità verso il futuro.

La tradizione non è il contrario dell’avanguardia. Può esserne l’origine. E oggi, grazie a Bagnoregio e Bolsena, la Tuscia dimostra che la sua storia più importante non è necessariamente quella che è già stata scritta. Può essere anche quella che dobbiamo ancora avere il coraggio di immaginare.

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Ultimo Aggiornamento: 12/10/2026 20:47

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