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Lega, Garavaglia sfida Salvini per la segreteria: «Non siamo un partito di estrema destra»

Pubblicato: 15/10/2026 09:24

La sfida a Matteo Salvini arriva dall’interno della Lega e porta il nome di Massimo Garavaglia. Il senatore, già ministro del Turismo nel governo Draghi e attuale presidente della commissione Finanze di Palazzo Madama, ha annunciato la propria candidatura alla segreteria federale del Carroccio in vista del congresso straordinario del 24 e 25 ottobre a Milano. Una decisione che apre un confronto sulla leadership del partito e soprattutto sulla sua identità politica. Garavaglia ha spiegato all’Ansa le ragioni della scelta con parole che segnano una differenza rispetto alla linea degli ultimi anni: «La Lega è la Lega, non è di estrema destra». E ancora: «Siamo federalisti e siamo il partito dei territori».

La candidatura è maturata dopo settimane di discussioni interne sul futuro del movimento fondato da Umberto Bossi, attraversato da un confronto tra la vocazione autonomista delle origini e la trasformazione in partito nazionale impressa da Salvini. Garavaglia ha scelto di dare rappresentanza a quella parte della Lega che chiede maggiore attenzione alle autonomie, agli amministratori locali e alle esigenze economiche del Nord. Intervistato dall’agenzia Dire, ha spiegato di voler dare voce alla base del partito, a suo giudizio poco ascoltata negli ultimi tempi. Una posizione che conferisce alla candidatura un significato politico più ampio della semplice competizione per la segreteria.

Il fronte del Nord e il ruolo di Fontana, Romeo e Giorgetti

Dietro la decisione di Garavaglia si muove il mondo della Lega nordista, che da tempo chiede un confronto sulla strategia del partito. Il senatore ha confermato di aver parlato della candidatura con il presidente della Lombardia Attilio Fontana, al quale è legato da una lunga amicizia politica. Tra gli interlocutori figura anche Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato e segretario regionale lombardo. Garavaglia è inoltre considerato vicino al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, con il quale condivide una formazione economica e una lunga esperienza nelle istituzioni. Il Foglio, che ha anticipato la notizia, interpreta la candidatura come un tentativo della componente settentrionale di misurare il proprio peso all’interno del Carroccio.

Il confronto riguarda anche i documenti politici che saranno presentati al congresso. Riccardo Molinari, capogruppo alla Camera, sta lavorando a una mozione dedicata alle questioni settentrionali, dall’autonomia all’estensione delle Zone economiche speciali, cercando una sintesi compatibile con la linea di Salvini. Romeo e Fontana stanno invece valutando un documento maggiormente concentrato sull’organizzazione e sull’identità politica del movimento, con la possibilità di rilanciare una struttura confederale articolata tra Nord, Centro e Sud. Restano da chiarire le posizioni degli altri esponenti territoriali, compreso Luca Zaia, che continua a mantenere rapporti con i governatori leghisti.

Il congresso della Lega e la risposta di Salvini

Per formalizzare la candidatura, Garavaglia dovrà raccogliere almeno 80 firme di delegati provenienti da quattro regioni diverse. Un passaggio necessario prima di arrivare alla competizione congressuale. Se la candidatura sarà ammessa, i circa 700 delegati chiamati a scegliere il segretario voteranno a scrutinio segreto. Si tratta di un elemento particolarmente rilevante perché consentirà anche agli esponenti meno disposti a manifestare pubblicamente il proprio dissenso di esprimersi senza rendere riconoscibile la propria scelta. La presenza di uno sfidante permetterà quindi di verificare attraverso il voto la consistenza delle diverse sensibilità interne.

Salvini, intanto, ha accolto pubblicamente la candidatura senza mostrare preoccupazione. Da Bruxelles, dove ha partecipato a un incontro dei Patrioti, il vicepremier ha ricordato di aver convocato il congresso proprio per favorire la presentazione di candidature, proposte e mozioni alternative. Il leader leghista ha ribadito di essere convinto delle proprie idee e ha affidato ai militanti la decisione sul futuro del partito. La sua ricandidatura si inserisce in un percorso congressuale avviato dopo le dimissioni dalla carica di segretario federale, un passaggio funzionale al rinnovo della leadership.

Garavaglia, nato nel 1968 a Cuggiono, in provincia di Milano, appartiene alla generazione di dirigenti cresciuti nella Lega di Bossi. Laureato alla Bocconi, è stato sindaco di Marcallo con Casone dal 1999 al 2009, parlamentare a partire dal 2006, assessore regionale al Bilancio nella Lombardia guidata da Roberto Maroni, sottosegretario e viceministro dell’Economia e infine ministro del Turismo nel governo Draghi. Un percorso caratterizzato soprattutto dall’attività amministrativa ed economica, che lo colloca nella tradizione più istituzionale del movimento.

La sfida congressuale mette così a confronto due diverse concezioni della Lega. Da una parte il partito nazionale costruito da Salvini, inserito nella famiglia europea dei Patrioti e impegnato a consolidare la propria presenza su tutto il territorio italiano. Dall’altra la richiesta, rappresentata da Garavaglia, di recuperare una più marcata identità federalista, rafforzare il rapporto con i territori e distinguere il Carroccio dalle formazioni della destra radicale. Il congresso del 24 e 25 ottobre sarà dunque anche un’occasione per discutere quale spazio debbano avere queste due impostazioni nella futura organizzazione del partito.

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