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La mamma di Carlo Acutis: «Continua a fare miracoli, abbiamo tante segnalazioni»

Pubblicato: 15/10/2026 20:06

Antonia Salzano, madre di Carlo Acutis, racconta le testimonianze ricevute dopo la morte del figlio, diventato santo nel 2025. «Sbalordita anch’io», afferma, spiegando di raccogliere racconti e documentazioni di presunte guarigioni e di altri episodi attribuiti alla sua intercessione. A vent’anni dalla scomparsa del giovane, morto a soli 15 anni il 12 ottobre 2006, la famiglia continua a impegnarsi per diffonderne la testimonianza in tutto il mondo.

Le testimonianze sui presunti miracoli di Carlo Acutis

«Noi riceviamo continuamente racconti e documentazioni», spiega Salzano in un’intervista a Fanpage.it. Tra gli episodi riferiti dalla madre del santo c’è quello di una donna ricoverata in terapia intensiva a New York, che avrebbe raccontato di aver visto Carlo entrare nella sua stanza e porgerle le mani prima di guarire. La famiglia conserva un archivio con le testimonianze ricevute, ma, precisa Salzano, può parlarne soltanto in termini generali per tutelare la privacy delle persone coinvolte.

«Succedono cose incredibili, pure io mi sorprendo», aggiunge la madre, secondo cui questi racconti rappresenterebbero segnali dell’azione di Dio attraverso il figlio. Salzano ricorda anche l’episodio di una donna malata di cancro che, secondo quanto riferito, sarebbe guarita dopo aver pregato Carlo il giorno del suo funerale. La donna avrebbe dovuto iniziare la chemioterapia, ma la malattia sarebbe scomparsa. Si tratta di testimonianze riportate dalla famiglia, distinte dai due miracoli riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa cattolica per la beatificazione e la canonizzazione.

La morte a 15 anni e il dolore della famiglia

Ripercorrendo la morte del figlio, Antonia Salzano descrive una prova difficile da affrontare. «Perdere un figlio penso che sia il dolore più grande che un genitore possa provare», racconta. La donna spiega di aver intrapreso un cammino di fede per riuscire ad accettare quanto accaduto, maturando la convinzione che anche la morte di Carlo rientrasse nella volontà di Dio. Un percorso personale che, nel tempo, si è intrecciato con l’impegno di raccontare la vita del ragazzo e i valori che ne hanno accompagnato l’esistenza.

Oggi la madre considera la diffusione della testimonianza del figlio una responsabilità che coinvolge l’intera famiglia. Gli inviti a partecipare a incontri pubblici arrivano anche dall’estero: Salzano annuncia, nell’intervista, nuovi appuntamenti in Francia, Germania e Austria. «Siamo chiamati a fare cose più grandi di noi», afferma, sottolineando il ruolo assunto dalla famiglia nel raccontare la storia di un giovane diventato un punto di riferimento per numerosi fedeli.

Il messaggio ai giovani e il ruolo dei genitori

Nel ricordare Carlo, Salzano insiste anche sugli aspetti della sua vita che possono essere condivisi al di là della fede religiosa. Il ragazzo aiutava i poveri, gli anziani e le persone senza fissa dimora, cercando di utilizzare anche gli strumenti di comunicazione per fare del bene. Secondo la madre, il suo esempio può incoraggiare i giovani a impegnarsi nel volontariato e a riscoprire valori che rischiano di passare in secondo piano nella società contemporanea.

Salzano rivolge inoltre un richiamo ai genitori, accusati di delegare troppo spesso l’educazione dei figli ai cellulari e alla televisione. «Dobbiamo educare i nostri figli, ma anche tutelarli», sostiene, evidenziando la necessità di dedicare loro tempo e attenzione. La madre ricorda che Carlo aveva manifestato interesse per il sacerdozio e che già a 11 anni aiutava nella catechesi. Lei e il marito, racconta, gli avevano lasciato la libertà di seguire la propria vocazione e di dedicarsi agli altri.

Il legame con Assisi e la diffusione della sua testimonianza

Un altro elemento centrale nella vita di Carlo era la devozione a San Francesco d’Assisi. La famiglia acquistò una casa nella città umbra anche per assecondare questo legame spirituale. Salzano descrive il figlio come un ragazzo essenziale, poco interessato al possesso dei beni materiali e attento alle necessità altrui. Un paio di scarpe gli bastava, racconta, mentre il denaro che avrebbe potuto spendere per altri acquisti veniva destinato ad aiutare chi era in difficoltà.

La diffusione della sua testimonianza è legata anche alla mostra sui miracoli eucaristici ideata dallo stesso Carlo prima della morte. Secondo quanto riferito dalla madre, l’esposizione è stata ospitata in oltre 18mila parrocchie negli Stati Uniti e ha raggiunto numerosi Paesi, dall’Asia all’Africa, fino all’Europa e al Brasile. Salzano ricorda infine come il figlio abbia contribuito al riavvicinamento alla fede di diversi familiari e di persone che lavoravano nella loro casa. «Carlo era un testimone autentico e ora è uno strumento di Dio», conclude, ribadendo la convinzione che la sua storia possa continuare a ispirare credenti e non credenti.

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