
Quando la creatività pura, la passione per il bello e la capacità di precorrere i tempi si spengono improvvisamente, l’intero universo dello stile e della cultura piomba in un sordo cordoglio. Tra le vetrine patinate dell’alta moda, i grandi appuntamenti internazionali e le collezioni che hanno segnato un’epoca, la scomparsa di una figura carismatica lascia un vuoto incolmabile nel panorama nazionale. Un percorso umano e professionale straordinario, vissuto sempre al massimo e contrassegnato da intuizioni folgoranti, si interrompe lasciando in eredità una lezione d’eleganza, determinazione e amore incondizionato per le proprie radici che continua a ispirare intere generazioni.
Il mondo della moda e della cultura piange la scomparsa di Giuseppe Angiolini, per tutti semplicemente Beppe, celebre imprenditore, talent scout e patron dell’iconica boutique Sugar di Corso Italia. Il decesso è sopraggiunto nelle prime ore di sabato 17 ottobre. Prossimo ai 74 anni, che avrebbe compiuto a dicembre, Angiolini ha affrontato con proverbiale tempra e dignità una lunga malattia, mantenendo fino all’ultimo la sua visione glamour e raffinata.
Partito da un cammino giovanile irto di ostacoli, l’imprenditore si era affermato come figura di riferimento internazionale senza mai abbandonare Arezzo. Nella sua prestigiosa carriera ha ricoperto ruoli di primo piano: Presidente onorario di Camera Italiana Buyer Moda, direttore artistico di Oro Arezzo e presidente del comitato tecnico per la Fiera Antiquaria, oltre a essere consulente per i più importanti marchi del lusso e amico intimo di grandi stilisti, tra cui Ermanno Scervino. Nei mesi scorsi aveva anche sfiorato la politica, lanciando una candidatura a sindaco della città poi ritirata dopo poche settimane.
Il messaggio di speranza affidato ai social prima della scomparsa
Solo tre giorni fa, Angiolini aveva condiviso sul suo profilo Instagram un toccante ed emblematico pensiero intitolato “Il tempo sospeso”, un vero e proprio inno alla vita e alla resilienza: «Il mondo cambia, continua a correre, a trasformarsi, a sorprenderci. E noi, abituati a stare sempre dentro questo movimento, qualche volta siamo costretti a fermarci. A me è successo. Sono rimasto sospeso per un periodo della mia vita. Un tempo che non avevo previsto e che certamente non avevo scelto, ma che oggi guardo con un occhio diverso… Dopo quanto successo avevo bisogno di staccare. Anzi, DOVEVO azzerare i brutti pensieri sul mio futuro e da tutto quel correre… Non era semplice fermarsi per uno come me, probabilmente è stata una delle cose più difficili. Ma questo tempo mi è servito. Moltissimo. Le cure hanno fatto il loro percorso, mi hanno aiutato, e finalmente sento che una fase complicata della mia vita si sta avvicinando alla conclusione. Non tutto è risolto, naturalmente. La mia gamba deve ancora aspettare e, per il momento, l’intervento non è possibile. Ma ho imparato che non tutto può essere accelerato, nemmeno quando lo desideriamo con tutte le nostre forze. E allora si cambia prospettiva.
Si può lavorare senza correre da una parte all’altra. Si possono immaginare nuovi progetti anche da una sedia. Si può continuare a partecipare, decidere, creare, osservare. Anzi, forse qualche volta osservare da una certa distanza permette di vedere cose che prima, nella fretta, ci sfuggivano. Nel frattempo, il mondo è andato avanti. E anch’io, a modo mio, sono andato avanti. Non ho perso la curiosità, non ho perso le idee, non ho perso quella voglia quasi irragionevole di fare qualcosa di diverso. Ho semplicemente dovuto imparare un altro ritmo. E forse la cosa più interessante di questo periodo è proprio questa: scoprire che fermarsi non significa necessariamente restare indietro. Il tempo passa. Certe difficoltà lentamente si allontanano, altre richiedono ancora pazienza. Io sono sempre qui. Con qualche consapevolezza in più, tanti progetti nella testa e la stessa voglia di futuro. Perché si può essere temporaneamente fermi, senza smettere un solo istante di andare avanti. Come prima e meglio di prima! Speriamo».


