
La guerra tra Russia e Ucraina si sposta nello spazio, dove un satellite militare russo ha compiuto una serie di manovre ravvicinate attorno a un apparato europeo utilizzato per l’intelligence di Kiev. Il protagonista dell’operazione è Cosmos 2612, un satellite di Mosca che ha inseguito Iceye X-36, un sistema radar appartenente a un’azienda finlandese che fornisce immagini satellitari alle forze armate ucraine. Un confronto senza precedenti per le modalità dell’avvicinamento, che apre nuovi interrogativi sulla sicurezza delle infrastrutture spaziali e sulla possibilità che i satelliti diventino bersagli diretti dei conflitti militari.
Le manovre sono iniziate il 30 settembre e hanno raggiunto il momento più critico nello scorso fine settimana. Secondo le ricostruzioni disponibili, Cosmos 2612 si sarebbe avvicinato fino a circa 500 metri dal satellite finlandese. Una stima relativa alla giornata di domenica indica addirittura una distanza minima di appena 26 metri. Una vicinanza estremamente pericolosa per due oggetti che si muovono nello spazio a velocità elevatissime, con il rischio di provocare una collisione dalle conseguenze potenzialmente devastanti.
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Le manovre russe e il rischio di collisione in orbita
A ricostruire l’operazione è stata LeoLabs, società specializzata nel monitoraggio delle attività orbitali, che ha fornito al sito americano The War Zone i dettagli dell’inseguimento. Il satellite russo avrebbe progressivamente ridotto la distanza dal bersaglio, passando da centinaia di chilometri a poche centinaia di metri, per poi effettuare diverse manovre nelle sue immediate vicinanze. Soltanto lunedì avrebbe cominciato ad allontanarsi.
Non esistono ancora elementi sufficienti per stabilire quale fosse l’obiettivo preciso dell’operazione. Tra le ipotesi ci sono la raccolta di informazioni sulle capacità tecnologiche del satellite finlandese e un possibile tentativo di interferire con le comunicazioni verso la Terra. Non risultano confermati attacchi fisici o danneggiamenti. Resta però il significato militare dell’iniziativa: Mosca ha dimostrato di poter raggiungere e avvicinare pericolosamente un’infrastruttura spaziale strategica per l’Ucraina.
Cosmos 2612 appartiene a un gruppo di sei satelliti russi lanciati contemporaneamente nell’aprile scorso. Si tratta di apparati classificati come satelliti ispettori, progettati per modificare la propria traiettoria e raggiungere altri oggetti in orbita. Cinque di questi si sono collocati su piani orbitali coincidenti con quelli di diversi satelliti Iceye, mentre tre hanno effettuato avvicinamenti a X-36. La società finlandese ha reagito modificando la posizione di alcuni propri strumenti, senza riuscire a impedire completamente le manovre russe.
Perché i satelliti finlandesi sono fondamentali per l’Ucraina
L’interesse di Mosca per Iceye è legato direttamente alle sue capacità di ricognizione militare. L’azienda finlandese dispone di una costellazione di circa 70 satelliti radar, capaci di osservare la superficie terrestre durante il giorno e la notte, anche in presenza di nuvole. La tecnologia permette di ottenere immagini con una risoluzione fino a 25 centimetri, particolarmente utili per individuare infrastrutture, movimenti di mezzi e obiettivi strategici.
Dal 2022 l’Ucraina utilizza questi sistemi per raccogliere informazioni indispensabili alle operazioni militari. Le immagini satellitari contribuiscono alla pianificazione degli attacchi contro le infrastrutture russe e consentono a Kiev di disporre di una fonte di intelligence europea, riducendo la dipendenza dagli Stati Uniti. Dal 2024 anche la Germania sostiene questo sistema di sorveglianza, mentre la collaborazione industriale tra Iceye e Rheinmetall punta a rafforzarne ulteriormente le capacità.
L’operazione russa assume così una dimensione geopolitica che supera il confronto tra due satelliti. Il messaggio riguarda anche l’Europa, sempre più coinvolta nel sostegno tecnologico e militare all’Ucraina. La possibilità di minacciare direttamente gli strumenti di ricognizione occidentali rappresenta un nuovo elemento di pressione da parte del Cremlino, proprio mentre le incertezze sull’atteggiamento dell’amministrazione Donald Trump rendono ancora più importante l’autonomia europea nel settore dell’intelligence.
Gli Stati Uniti, intanto, hanno già riconosciuto apertamente la necessità di difendere le proprie infrastrutture orbitali. A metà settembre il sottosegretario al Pentagono Troy Menkel ha dichiarato che Washington dispone di sistemi difensivi nello spazio, destinati a contrastare le nuove minacce.
La vicenda di Cosmos 2612 dimostra quanto sia cambiato lo scenario della sicurezza internazionale. Lo spazio non è più soltanto uno strumento di osservazione e comunicazione, ma anche un possibile teatro di confronto militare diretto. Russia, Stati Uniti, Cina e altre potenze sviluppano capacità che possono trasformare i satelliti in obiettivi strategici. E per l’Europa, che dipende sempre più dalle infrastrutture orbitali per la propria sicurezza, la sfida è destinata a diventare centrale.


