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“Dubito della tua intelligenza”. Fornero contro Giorgia Meloni, si scatena di tutto in diretta

Pubblicato: 22/10/2026 09:43

Il ritorno dell’emergenza sicurezza al centro del dibattito politico riapre una questione che accompagna da tempo il confronto tra governo e opposizioni: quanto possono essere efficaci nuove misure repressive nel prevenire episodi di violenza durante le manifestazioni? Dopo i gravi disordini verificatisi a Milano, l’esecutivo punta a rafforzare gli strumenti a disposizione delle forze dell’ordine e a introdurre nuove sanzioni per chi partecipa o organizza azioni violente. Una strategia che mira a dare una risposta agli episodi di guerriglia urbana, ma che solleva anche interrogativi sulla reale capacità delle norme di impedire che situazioni analoghe si ripetano.

È proprio sull’efficacia delle misure annunciate che si concentra lo scontro televisivo tra Elsa Fornero e la linea del governo guidato da Giorgia Meloni. Ospite di diMartedì, il programma di approfondimento politico di La7 condotto da Giovanni Floris, l’ex ministra del Lavoro critica duramente l’impostazione dell’esecutivo, contestando la scelta di riproporre strumenti già utilizzati senza averne prima verificato i risultati. Le sue parole chiamano direttamente in causa la presidente del Consiglio e riaccendono il confronto sulle politiche per la sicurezza, tra esigenze di prevenzione, responsabilità istituzionali e garanzie.
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Elsa Fornero contro Giorgia Meloni: le parole a diMartedì

Il momento più acceso arriva quando Giovanni Floris termina di illustrare il pacchetto di provvedimenti previsto dal nuovo decreto Sicurezza. A quel punto, Elsa Fornero interviene con una critica particolarmente severa, mettendo in discussione non soltanto le scelte del governo, ma anche la valutazione politica che le sostiene.

L’ex ministra dichiara: “A me viene anche da dubitare di quella che abbiamo sempre considerato come presente, cioè l’intelligenza di Giorgia Meloni, perché non si può essere così ingenui o così poco avveduti da ripetere cose già fatte come se fossero nuove. E, soprattutto, non si può, di fronte alla gravità dei fatti che sono successi nei giorni passati ripresentarsi con delle misure la cui efficacia non è mai stata valutata. Quindi a me sembra una totale impreparazione anche rivelata dalla Presidente del Consiglio, non soltanto da quelli che sapevamo essere i suoi più sprovveduti ministri”.

Il giudizio di Fornero è netto e investe il metodo seguito dall’esecutivo. Al centro della sua contestazione c’è l’assenza, a suo avviso, di una valutazione concreta dei risultati ottenuti con misure analoghe già adottate. Per l’ex ministra, la gravità degli scontri richiederebbe interventi capaci di dimostrare la propria efficacia, anziché il semplice rilancio di strumenti esistenti.

L’intervento televisivo trasforma così il decreto in un nuovo terreno di confronto politico. Da una parte c’è la necessità di rispondere agli episodi di violenza, dall’altra la richiesta di dimostrare che le misure proposte siano realmente in grado di prevenire nuovi disordini.

Decreto Sicurezza, le nuove misure dopo gli scontri di Milano

Il pacchetto presentato dal governo comprende una serie di interventi destinati a rafforzare la risposta penale e gli strumenti di prevenzione durante le manifestazioni pubbliche.

Tra le novità figura l’introduzione di un nuovo reato di violenza organizzata durante le manifestazioni, punito con una pena fino a cinque anni di carcere e multe che possono arrivare a 20mila euro. Sono inoltre previste pene fino a 12 anni per chi organizza o promuove gruppi violenti.

Il provvedimento comprende anche l’estensione del fermo preventivo e il ricorso all’arresto in flagranza differita, strumenti che puntano a rafforzare la possibilità di intervenire nei confronti di persone sospettate di essere coinvolte in episodi violenti.

Il pacchetto contempla inoltre la presunzione di imputabilità a partire dai 14 anni, sanzioni per i genitori dei minori responsabili di violenze e procedure più rapide per ottenere il risarcimento dei danni provocati durante i disordini.

Sul fronte della presenza sul territorio, è previsto anche l’impiego di 500 militari aggiuntivi a Milano fino al 31 dicembre 2026. La misura si inserisce nel rafforzamento del dispositivo di sicurezza nella città, interessata dagli scontri che hanno riacceso il dibattito sull’ordine pubblico.

Gli scontri a Milano e il bilancio dei disordini

La stretta annunciata dal governo arriva dopo una giornata di protesta contro il carovita, degenerata in episodi di violenza e danneggiamenti. Al corteo avrebbero partecipato circa 5.000 persone, mentre gli scontri hanno provocato conseguenze rilevanti per le forze dell’ordine e per le attività commerciali della città.

Il bilancio riferito comprende oltre 270 persone accompagnate in Questura nel corso delle due giornate, più di 100 agenti feriti e numerosi negozi danneggiati o saccheggiati. Numeri che restituiscono la portata degli episodi e spiegano perché la sicurezza sia tornata rapidamente al centro dell’agenda politica.

La devastazione degli spazi pubblici e i danni alle attività commerciali alimentano la richiesta di individuare i responsabili e impedire che manifestazioni analoghe si trasformino nuovamente in scontri. Allo stesso tempo, il confronto riguarda gli strumenti più adatti per raggiungere questo obiettivo e la loro effettiva capacità di incidere sui comportamenti violenti.

La polemica sull’efficacia delle misure di sicurezza

È proprio su questo punto che si concentra la critica di Elsa Fornero. La sua contestazione non si limita alla durezza delle nuove sanzioni, ma riguarda soprattutto la scelta di riproporre provvedimenti senza una verifica della loro efficacia. Il tema diventa quindi quello del rapporto tra inasprimento delle pene, prevenzione e risultati concreti.

Il governo punta a rafforzare la deterrenza attraverso nuove fattispecie di reato, maggiori strumenti d’intervento e un incremento della presenza militare a Milano. Fornero, invece, chiede implicitamente che le decisioni siano accompagnate da una valutazione dei risultati delle politiche già sperimentate.

Il confronto resta aperto tra due esigenze: garantire una risposta agli episodi di violenza e assicurare che le misure adottate siano adeguate allo scopo. La gravità degli scontri milanesi costituisce il punto di partenza della discussione, mentre l’efficacia del nuovo decreto rappresenta il nodo politico e istituzionale sul quale si concentrano le critiche dell’ex ministra.

A diMartedì, le parole di Fornero portano così la polemica direttamente ai vertici dell’esecutivo. La sicurezza torna al centro del confronto pubblico, ma insieme alla richiesta di interventi immediati emerge una domanda decisiva: non soltanto quali misure introdurre, ma anche come dimostrare che siano in grado di prevenire nuovi episodi di violenza.

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