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Lega, Romeo attacca al congresso: «Evitiamo di fare come il partito di Renzi». Scontro con i salviniani

Pubblicato: 24/10/2026 15:54

Massimiliano Romeo porta al congresso della Lega una critica diretta alla gestione del partito, chiedendo una linea più collegiale e una maggiore autonomia dei territori. Il capogruppo al Senato e segretario della Lega Lombarda respinge l’idea che il dissenso nasca da contrasti personali e mette al centro la perdita di consenso: «Il problema non è dentro la Lega ma è la gente fuori che non ci vota più». Sullo sfondo, lo scontro con i sostenitori di Matteo Salvini, a partire dal senatore Marco Dreosto, che accusa le divisioni interne di indebolire il Carroccio.

Romeo: «È una questione politica»

Dal palco del congresso straordinario di Milano, Romeo rivendica il significato delle proposte avanzate nelle settimane precedenti. «Qualcuno ha pensato che fosse una questione personale, nossignore, è una questione politica», afferma, spiegando di aver cercato di offrire suggerimenti «per dare una mano a Matteo Salvini e alla Lega».

Il punto, nella sua lettura, è il rapporto con gli elettori. La richiesta di discutere l’organizzazione e le scelte del movimento viene presentata come una risposta alle difficoltà del partito. Collegialità, radicamento locale e recupero del consenso sono i temi sui quali Romeo chiede un confronto, contestando che possano essere liquidati come manifestazioni di ostilità personale.

Il paragone con Renzi e la richiesta di collegialità

Uno dei passaggi più duri dell’intervento arriva con il richiamo alla parabola politica di Matteo Renzi. «È vero che non siamo il Pd, ma evitiamo di fare come il partito di Renzi che dal 40% è arrivato al 2%», dice Romeo. Un paragone polemico con cui il senatore mette in guardia dal rischio di sottovalutare l’allontanamento degli elettori.

Il riferimento collega realtà politiche diverse, dal Pd guidato da Renzi alla successiva esperienza di Italia Viva. Il messaggio rivolto al congresso riguarda però soprattutto il metodo di governo della Lega: «Cosa c’è di rivoluzionario nel chiedere una linea collegiale, nel momento in cui il partito è in difficoltà?», domanda il capogruppo.

La proposta delle tre Leghe: Nord, Centro e Sud

Romeo torna quindi sul progetto di una Lega confederata, articolata in tre componenti territoriali: Nord, Centro e Sud. «Non ho mai attaccato la Lega nazionale», precisa, ponendo il problema di come conciliare la dimensione nazionale con l’identità di «sindacato del territorio».

«Abbiamo fatto una proposta, tre leghe, Nord Centro e Sud, ognuno padrone a casa sua, come diceva Bossi 30 anni fa», spiega. Il richiamo al fondatore accompagna la difesa di un modello che, nelle intenzioni del senatore, dovrebbe rafforzare il ruolo dei territori mantenendo una cornice comune: «Il federalismo unisce e non divide. Se dire questo è una colpa, mi dichiaro assolutamente colpevole».

La proposta era già stata illustrata a Pontida, dove Romeo aveva sostenuto la possibilità di tenere insieme una presenza nazionale e strutture territoriali più forti. Il congresso riporta così al centro una discussione aperta da settimane sull’identità e sull’organizzazione del movimento.

L’accusa sul libro: «Scandaloso il boicottaggio»

Alle contestazioni sulla linea politica si aggiunge la denuncia relativa alla presentazione del volume “Fare la Lega”. Romeo definisce «scandaloso» quello che descrive come un boicottaggio da parte delle sedi del partito, richiamando i suoi 35 anni di militanza.

Il senatore cita Silvia Sardone, Luca Zaia e Massimiliano Fedriga, contestando che la possibilità di presentare libri negli spazi leghisti sembri riservata soltanto ad alcuni esponenti. È un’accusa che investe anche gli spazi del confronto interno: nella ricostruzione di Romeo, le difficoltà incontrate nel promuovere il volume diventano un ulteriore elemento della controversia sulla partecipazione alla vita del movimento.

Dreosto difende Salvini: «Ci distrugge il correntismo»

Sul fronte opposto interviene Marco Dreosto, senatore e segretario della Lega in Friuli Venezia Giulia, che dichiara il proprio sostegno «aperto, chiaro e leale» alla leadership di Salvini. Rivolgendosi al capogruppo, richiama il lavoro svolto insieme, ma contesta che quelle da lui considerate diatribe personali e regionali possano mettere in discussione la guida del partito.

«Prima di tutto viene il bene della Lega», afferma Dreosto. Pur riconoscendo il valore della dialettica interna, sostiene che la rincorsa alla critica attraverso la stampa finisca per indebolire la credibilità del movimento e i risultati ottenuti sul territorio. Il suo intervento raccoglie applausi in sala.

«Attenzione a parlare di Nord, perché Nord non vuole dire rinunciare a una Lega nazionale», aggiunge, indicando nel correntismo il pericolo principale. Il confronto congressuale mette così in evidenza due posizioni: Romeo chiede di affrontare le difficoltà attraverso una gestione più condivisa e una riorganizzazione territoriale; Dreosto difende la leadership di Salvini e richiama il partito alla compattezza.

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