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Perseguita l’ex, poi le invia le foto del cane morto e di un cadavere: orrore in Italia

Pubblicato: 24/10/2026 18:20

Sei anni di presunte minacce, aggressioni e persecuzioni, culminati nell’invio di immagini macabre e in un tentativo di intrusione nella casa in cui la donna si era rifugiata con i figli minorenni. È la vicenda emersa a Busnago, in provincia di Monza e Brianza, dove un uomo di 40 anni è stato arrestato dai carabinieri della stazione di Bellusco con l’accusa di atti persecutori nei confronti dell’ex compagna. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo avrebbe sottoposto la donna a continue vessazioni fisiche e psicologiche, arrivando a inviarle fotografie del proprio cane privo di vita e di un cadavere. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata eseguita il 9 ottobre.

Sei anni di minacce e aggressioni: la donna fugge con i figli

La vicenda è emersa ufficialmente il 24 settembre, quando la donna ha deciso di rivolgersi ai carabinieri per denunciare quanto avrebbe subito nel corso degli anni.

Agli investigatori ha raccontato una lunga serie di comportamenti persecutori, tra cui minacce di morte, insulti, aggressioni e pedinamenti ossessivi.

Una situazione che, secondo la denuncia, si sarebbe protratta per oltre sei anni, rendendo progressivamente insostenibile la convivenza.

Per cercare di sottrarsi alle continue vessazioni, la donna aveva deciso di lasciare l’abitazione condivisa con il compagno e di trasferirsi insieme ai figli minorenni nella casa dei propri genitori.

Nemmeno il trasferimento, tuttavia, sarebbe bastato a interrompere le condotte contestate all’uomo.

Tra gli episodi denunciati figurano anche il danneggiamento dell’automobile della vittima e ripetuti appostamenti nei luoghi da lei frequentati.

Le foto del cane morto e di un cadavere: l’escalation del 23 settembre

Uno degli episodi più inquietanti sarebbe avvenuto nella serata del 23 settembre, poche ore prima della denuncia.

Secondo la ricostruzione investigativa, il quarantenne avrebbe continuato a presentarsi nei pressi dell’abitazione dei genitori della donna, accompagnando gli appostamenti con numerose telefonate dal contenuto intimidatorio.

Poi avrebbe inviato sul telefono dell’ex compagna una sequenza di fotografie particolarmente macabre.

Tra le immagini ricevute dalla donna ci sarebbero state quella del proprio cane ormai privo di vita e altre fotografie raffiguranti un cadavere.

Un comportamento che, secondo gli inquirenti, si inserirebbe nel quadro delle intimidazioni e delle pressioni psicologiche denunciate dalla vittima.

Ma la serata non sarebbe finita lì.

Scavalca la recinzione della casa dei suoceri

Dopo l’invio delle fotografie, il quarantenne si sarebbe presentato direttamente davanti all’abitazione dei genitori dell’ex compagna.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, l’uomo avrebbe scavalcato la recinzione della proprietà nel tentativo di introdursi all’interno della casa.

Un episodio particolarmente allarmante, considerando che proprio in quell’abitazione la donna aveva cercato rifugio insieme ai figli minorenni.

La successione degli eventi ha contribuito a delineare, secondo gli investigatori, un quadro di comportamenti reiterati e potenzialmente pericolosi.

Il giorno successivo, il 24 settembre, la vittima ha formalizzato la denuncia, permettendo ai carabinieri di avviare gli accertamenti sulle condotte contestate.

Arrestato il 9 ottobre: disposto il carcere

Le indagini sono state condotte dai carabinieri della stazione di Bellusco, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Monza.

Gli elementi raccolti hanno portato gli inquirenti a chiedere una misura cautelare nei confronti del quarantenne, alla luce della gravità delle condotte contestate e del rischio che potessero ripetersi.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Monza ha accolto la richiesta della Procura, disponendo la custodia cautelare in carcere.

L’ordinanza è stata eseguita nella serata del 9 ottobre, quando i militari hanno arrestato l’uomo e lo hanno trasferito nella casa circondariale di Monza.

Il quarantenne resta a disposizione dell’autorità giudiziaria, mentre il procedimento dovrà accertare le responsabilità relative ai fatti denunciati.

L’arresto rappresenta una misura cautelare e non una condanna definitiva.

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