
È morta a 96 anni una donna che ha lasciato un segno profondo nel mondo dello spettacolo, diventando nel corso della sua lunga carriera un volto familiare per milioni di persone. La sua presenza sul piccolo schermo, la voce inconfondibile e la capacità di muoversi tra musica, televisione e cinema l’avevano resa una protagonista di una stagione irripetibile dell’intrattenimento. Con la sua scomparsa se ne va una figura che ha attraversato decenni di storia dello spettacolo, conquistando il pubblico con talento, eleganza e versatilità.
La notizia della morte è arrivata domenica 25 ottobre 2026, suscitando commozione tra quanti ricordano i grandi varietà televisivi e le interpreti che hanno contribuito a renderli celebri. La sua carriera si era sviluppata tra palcoscenici, studi televisivi e set cinematografici, accompagnando l’evoluzione dei mezzi di comunicazione e dell’intrattenimento popolare. Negli anni aveva costruito un percorso ricco di esperienze e riconoscimenti, mantenendo sempre un legame speciale con la musica, la sua prima grande passione.

A perdere la vita è stata Peggy King, cantante e attrice scomparsa all’età di 96 anni. La notizia è stata confermata dal suo rappresentante, Alan Eicher. L’artista è morta alla Saunders House Assisted Living di Wynnewood, in Pennsylvania, dopo aver affrontato una malattia di Alzheimer. La sua popolarità era legata soprattutto alla televisione degli anni Cinquanta, quando divenne una presenza regolare di The George Gobel Show, programma che contribuì a farla conoscere al grande pubblico.
Nata il 16 febbraio 1930 a Greensburg, in Pennsylvania, King aveva mostrato interesse per il canto fin dall’infanzia. Dopo il diploma alla Ravenna High School, conseguito nel 1947, cominciò a lavorare a Cleveland, esibendosi in una radio locale e con le orchestre degli alberghi cittadini. Fu l’inizio di un percorso professionale che l’avrebbe portata a collaborare con importanti formazioni musicali e a esibirsi davanti a un pubblico sempre più ampio. Tra le orchestre con cui lavorò figuravano quelle di Charlie Spivak, Ray Anthony e Ralph Flanagan.
Il passaggio alla televisione arrivò attraverso il programma di Mel Tormé sulla CBS, ma fu anche un jingle pubblicitario a contribuire alla svolta della sua carriera. La registrazione attirò infatti l’attenzione di Mitch Miller, che le offrì un contratto con la Columbia Records. La nuova opportunità le permise di affiancare all’attività dal vivo anche quella discografica, ampliando il proprio pubblico e consolidando la sua identità artistica tra musica e spettacolo televisivo.
La consacrazione arrivò tra il 1954 e il 1957, quando diventò una presenza regolare di The George Gobel Show, varietà trasmesso dalla NBC. Fu proprio George Gobel a darle il soprannome «Pretty Perky Peggy King», destinato a rimanere associato alla sua immagine pubblica. Nel 1955 ottenne una candidatura agli Emmy nella categoria dedicata alla migliore cantante, mentre nel 1958 partecipò alla conduzione della cerimonia degli stessi premi. Un riconoscimento importante per un’artista che aveva saputo trasformare il talento musicale in una presenza televisiva riconoscibile.
Nel corso degli anni King comparve in numerosi programmi di successo, tra cui The Jack Benny Program, The Perry Como Show e The Garry Moore Show. Partecipò inoltre alle trasmissioni di Steve Allen e Johnny Carson, oltre ad apparire in American Bandstand, What’s My Line? e The Kraft Music Hall with Milton Berle. La varietà delle sue esperienze racconta la versatilità di un’interprete capace di adattarsi a format differenti, tra esibizioni musicali, intrattenimento e conversazione con alcuni dei conduttori più noti dell’epoca.
La carriera cinematografica prese forma nel 1952, quando firmò un contratto con la Metro-Goldwyn-Mayer (MGM). Tra le sue apparizioni figura Il bruto e la bella, diretto da Vincente Minnelli e interpretato da Kirk Douglas e Lana Turner, nel quale eseguì il brano Don’t Blame Me. Nel 1955 partecipò anche a Il mistero della piramide, con Gianni e Pinotto, mentre nel 1957 interpretò un’assistente di volo nel thriller Zero Hour!, film che sarebbe diventato uno dei riferimenti per la successiva parodia L’aereo più pazzo del mondo del 1980.


