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“Molti violenti oggi…”. Iacchetti fuori controllo: accuse gravissime in diretta

Pubblicato: 22/10/2026 13:19

Gli scontri di Milano e le polemiche sulle misure annunciate per contrastare la violenza durante le manifestazioni riaccendono il confronto politico. Al centro del dibattito ci sono le responsabilità dei giovani coinvolti negli episodi di devastazione, le conseguenze per le famiglie e l’efficacia delle risposte istituzionali. Un tema sul quale è intervenuto anche Enzo Iacchetti, ospite di È sempre Cartabianca, il programma di approfondimento di Rete4 condotto da Bianca Berlinguer.

L’attore, comico e conduttore televisivo, noto al grande pubblico anche per la lunga esperienza a Striscia la Notizia, ha affrontato la questione partendo dal confronto tra le proteste di oggi e le mobilitazioni studentesche degli anni Settanta. Il suo intervento ha allargato lo sguardo oltre gli episodi di violenza, chiamando in causa le condizioni economiche delle famiglie, le responsabilità della politica e le difficoltà che, a suo giudizio, alimentano il malcontento sociale. Nel suo ragionamento non manca una critica alle prospettive del governo, accompagnata da una riflessione sulle conseguenze delle tensioni internazionali per i cittadini europei.
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Enzo Iacchetti e il paragone con le proteste degli anni Settanta

Nel corso della trasmissione, Iacchetti ha ricordato la propria partecipazione alle manifestazioni della giovinezza, distinguendo la sua esperienza personale dagli episodi di violenza che hanno segnato le recenti proteste. Il riferimento agli anni Settanta diventa così il punto di partenza per una critica rivolta a chi oggi ricopre incarichi di responsabilità nelle istituzioni.

“Molti attivisti abbastanza violenti degli anni ’70 ora sono cariche dello Stato. Anche io ho manifestato, sempre pacificamente e sempre stato davanti. Chi ha adesso un potere eccelso, la maggioranza, dovrebbe guardare al passato”.

Il messaggio dell’attore è rivolto soprattutto alla classe dirigente: secondo la sua lettura, conoscere le dinamiche delle proteste di ieri dovrebbe aiutare a comprendere quelle contemporanee, senza limitarsi a una risposta repressiva. Il richiamo al passato, tuttavia, non viene utilizzato per giustificare i comportamenti violenti, ma per sollecitare una riflessione sulle cause che possono spingere alcuni giovani a partecipare a manifestazioni che degenerano.

La questione centrale, per Iacchetti, è proprio questa: intervenire sulle conseguenze degli scontri è necessario, ma non dovrebbe far perdere di vista le condizioni sociali ed economiche nelle quali maturano determinati comportamenti.

Scontri di Milano, il nodo dei risarcimenti alle famiglie

Uno dei passaggi più incisivi dell’intervento riguarda la possibilità di chiedere alle famiglie dei minorenni responsabili dei danneggiamenti di sostenere economicamente i costi dei danni provocati. Iacchetti contesta l’idea che il risarcimento, da solo, possa rappresentare una risposta sufficiente, soprattutto quando i genitori si trovano in condizioni economiche difficili.

“Bisogna andare alla radice del problema: come si può chiedere il rimborso di una vetrina rotta ai genitori di un poveretto, che è un cretino sia chiaro, che però non hanno una lira, non sanno come tirare alla fine del mese? Come fanno a pagare il fatto che il figlio di 14, 15 anni ha spaccato una vetrina? Secondo me è impossibile”.

Il ragionamento non esclude la responsabilità individuale di chi danneggia negozi e beni durante una manifestazione. Al contrario, nel suo intervento Iacchetti definisce esplicitamente sbagliato il comportamento del giovane che rompe una vetrina. Il dubbio sollevato riguarda invece l’effettiva capacità di una sanzione economica di produrre conseguenze concrete quando le famiglie non dispongono delle risorse necessarie.

Il tema si inserisce nel confronto sulle misure annunciate per contrastare le violenze di piazza, tra sanzioni, responsabilità dei minori e risarcimenti. Per l’attore, la risposta istituzionale dovrebbe essere accompagnata da un’analisi più ampia delle difficoltà che attraversano una parte della società.

Nel suo intervento, Iacchetti solleva anche un interrogativo sull’effettiva portata delle procedure giudiziarie nei confronti dei partecipanti identificati dalle forze dell’ordine.

“Ne prendono 200 e li identificano? Voglio vedere quanti processi fanno a questi 200 ragazzi”.

La frase mette in evidenza il suo scetticismo sulla capacità del sistema di tradurre l’identificazione dei responsabili in un percorso giudiziario concreto. È una critica che si aggiunge alla discussione sull’efficacia delle misure di sicurezza e sulla necessità di distinguere le responsabilità individuali dalle ragioni più generali del disagio sociale.

L’affondo di Iacchetti a Trump e il costo della vita

Nel corso della trasmissione, il discorso si è poi spostato dalla situazione italiana agli equilibri internazionali. Iacchetti ha chiamato in causa Donald Trump, criticando le scelte politiche e militari che, secondo la sua analisi, contribuiscono ad alimentare l’instabilità globale. Il collegamento con la vita quotidiana passa soprattutto attraverso il costo dei beni e le difficoltà economiche che gravano sui cittadini.

“Non vedo posizioni a favore della popolazione. Possiamo parlare di tasse, possiamo parlare di teatro se vuoi che sarebbe sarei molto felice, possiamo parlare di greggio, di carburante di benzina, possiamo parlare del costo della vita, possiamo parlare della frutta della verdura che è aumentata in un anno del 20 per cento… Ma ci sarà una motivazione se da quando c’è il favorito premio Nobel per la pace (Donald Trump, ndr), ma anche prima perché il signor Biden ne ha combinate anche lui, sta succedendo tutto questo? Perché questo dichiara guerra quando vuole. Chiude lo stretto di Hormuz etc.. Intanto ci arrangiamo noi in Europa, perché siamo l’Europa che non c’è”.

Il passaggio mette in relazione le decisioni dei leader internazionali con le ricadute economiche che possono arrivare fino alle famiglie. Nel suo ragionamento, il prezzo dei carburanti, quello dei prodotti alimentari e l’aumento delle spese quotidiane rappresentano questioni centrali, che non dovrebbero essere oscurate dalle sole discussioni sulle strategie geopolitiche.

Iacchetti allarga inoltre la critica all’Europa, descrivendola come incapace di esprimere una risposta sufficientemente incisiva di fronte alle tensioni internazionali. Il riferimento allo stretto di Hormuz e alle decisioni politiche e militari serve a sostenere la sua tesi: gli effetti delle crisi non restano confinati agli scenari internazionali, ma finiscono per incidere anche sulle economie nazionali e sul potere d’acquisto.

La critica politica tra sicurezza e disagio sociale

L’intervento di Enzo Iacchetti a È sempre Cartabianca tiene insieme due questioni distinte ma, nella sua interpretazione, collegate: la gestione della violenza durante le manifestazioni e le difficoltà economiche che alimentano il malcontento.

Da una parte, ci sono gli episodi di danneggiamento avvenuti a Milano e il problema di individuare e perseguire chi ne è responsabile. Dall’altra, c’è la necessità di capire quali condizioni possano favorire il coinvolgimento dei più giovani in situazioni di questo tipo. Il ragionamento dell’attore invita a non fermarsi alle sole sanzioni, pur senza negare la gravità dei comportamenti violenti.

La sua critica si estende poi alla politica internazionale, con particolare riferimento a Trump e al ruolo dell’Europa. Il filo conduttore è l’attenzione alle conseguenze concrete delle decisioni politiche sulla vita delle persone, dalle spese familiari alle prospettive dei giovani.

Le parole pronunciate su Rete4 riportano così al centro del dibattito il rapporto tra sicurezza, responsabilità e disagio sociale. Un confronto nel quale, secondo la posizione espressa da Iacchetti, la risposta agli episodi di violenza dovrebbe accompagnarsi a una riflessione sulle condizioni economiche e sociali del Paese, senza trascurare le responsabilità di chi commette danneggiamenti.

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