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“Vorrei cancellare quel giorno dalla mia vita”. Sinner a cuore aperto, la confessione che emoziona

Pubblicato: 27/10/2026 09:19

Jannik Sinner rompe il silenzio e guarda al futuro: «Voglio una carriera lunga». Dopo mesi lontano dai tornei, tra lavoro quotidiano, riabilitazione e recupero fisico, il campione azzurro torna a raccontarsi in un’intervista a Repubblica. Parole che restituiscono il ritratto di un atleta determinato a non bruciare le tappe, consapevole che la vera sfida non consiste soltanto nel tornare a vincere, ma nel riuscire a mantenersi ai vertici per molti anni. Sinner ha confermato la propria presenza al Six Kings Slam di dicembre, riaccendendo l’attenzione sul suo percorso di rientro. «Voglio durare, avere una carriera lunga», spiega. Poi aggiunge una frase che racconta bene il suo rapporto con il tennis e con tutto ciò che gli ruota intorno: «So che fuori c’è dell’altro, ma il mio è lì. In quel rettangolo che si chiama tennis». Una dichiarazione che conferma la centralità del campo nella sua vita, senza nascondere la necessità di fermarsi quando il fisico impone uno stop.

Il periodo lontano dalle competizioni, racconta Sinner, non è stato una pausa vera e propria. «Non ho fatto nulla di insolito», spiega, chiarendo di non aver scoperto nuove passioni né cambiato radicalmente abitudini. L’assenza dai tornei non ha significato un allontanamento dal tennis, né una rinuncia al lavoro che lo ha portato ai vertici mondiali. Al contrario, il campione altoatesino ha continuato a impegnarsi tra palestra, campo e sedute con i fisioterapisti, cercando di recuperare la condizione senza forzare i tempi. La parola chiave di questa fase è pazienza, una qualità indispensabile per chi è abituato a misurarsi ogni settimana con avversari di altissimo livello e a inseguire obiettivi sempre più ambiziosi. «Fermo non ci sono mai stato, né ho voltato le spalle al tennis perché lui mi ha fatto del male», precisa. Il messaggio è chiaro: il rapporto con lo sport resta saldo, anche quando il corpo costringe a cambiare programma.

Sinner affronta il tema degli infortuni con la consapevolezza di chi ha imparato che la volontà, da sola, non basta. «Il corpo è l’unico avversario che non puoi battere: quando ti dice stop devi accettarlo e seguire i consigli degli specialisti», osserva. Una riflessione che mette al centro la necessità di ascoltare i segnali fisici e di affidarsi a chi conosce le esigenze della preparazione atletica. Nel tennis professionistico, dove il calendario impone ritmi serrati e ogni torneo può incidere sulla classifica, la tentazione di anticipare il rientro è sempre presente. Ma tornare troppo presto può compromettere il lavoro svolto e allungare i tempi del recupero. Per questo il numero uno azzurro insiste sull’importanza di gestire gli imprevisti con lucidità, senza trasformare ogni assenza in una corsa contro il tempo. La priorità è recuperare nel modo corretto, così da poter tornare competitivo senza mettere a rischio il proprio futuro sportivo.

«Gli infortuni fanno parte dello sport, bisogna essere intelligenti e capire quanto e quando giocare», prosegue il tennista. Il ragionamento va oltre il singolo problema fisico e tocca uno dei temi centrali della carriera di ogni atleta d’élite: la capacità di programmare il futuro. «Non c’è solo l’oggi, si semina ora, ma il raccolto ha altri tempi». È una filosofia che Sinner applica al lavoro quotidiano, convinto che i risultati siano il prodotto di una preparazione costante e di decisioni ponderate. Il talento, da solo, non garantisce continuità; servono disciplina, sacrifici e la capacità di rinunciare a qualcosa nel presente per proteggere gli obiettivi di domani. «La differenza la fa sempre il lavoro, la preparazione che fai, non la fortuna. Quella aiuta a vincere un punto, non la partita». Una mentalità costruita sulla programmazione, nella quale anche una sosta forzata può diventare parte di un percorso più ampio.

Il ritorno agli allenamenti, accompagnato dalla presenza del coach e mentore Darren Cahill, ha alimentato l’interesse sulle condizioni del campione azzurro. Le immagini di un Sinner apparso più magro hanno fatto discutere, ma l’aspetto esteriore non basta a stabilire il livello del recupero o la reale condizione atletica. La questione centrale resta il lavoro svolto per ritrovare la forma e la capacità di sostenere nuovamente le sollecitazioni del circuito. Cahill rappresenta una figura importante nel percorso di Sinner, sia per l’esperienza maturata ai massimi livelli sia per il contributo alla gestione della pressione agonistica. In una fase delicata, la continuità del lavoro con il proprio staff può aiutare a mantenere una direzione precisa, senza lasciarsi condizionare dalle aspettative esterne. Il rientro non è soltanto una data sul calendario, ma un processo nel quale preparazione fisica, valutazioni mediche e sensazioni in campo devono procedere insieme.

Nell’intervista emerge anche il lato più personale di Sinner, solitamente poco incline a raccontare pubblicamente le proprie emozioni. Il campione torna con la memoria a uno dei momenti più difficili della sua adolescenza: il giorno in cui lasciò casa per inseguire il sogno del tennis professionistico. Aveva appena tredici anni e mezzo e si trovava a Milano quando arrivò il momento di salutare il padre e separarsi dalla famiglia. «Vorrei cancellare ciò che ho provato il giorno in cui sono andato via di casa», confessa. Non fu soltanto una scelta sportiva, ma uno strappo affettivo che coinvolse entrambi. «Piangevo io per lo strappo, ma anche lui. Di quel giorno lì farei a meno, fu un’emozione troppo forte». Parole che mostrano il prezzo personale di una carriera costruita molto presto, attraverso la distanza dagli affetti e l’adattamento a una vita da professionista quando si è ancora adolescenti. Dietro i risultati, le coppe e la disciplina c’è anche quel ragazzo che ha dovuto imparare a convivere con la lontananza.

Quella separazione rappresenta una tappa fondamentale nella storia del tennista altoatesino. Lasciare casa a un’età così giovane ha significato affrontare sacrifici, responsabilità e rinunce che spesso restano invisibili quando si osserva soltanto il campione. La crescita tecnica è andata di pari passo con quella personale, attraverso un percorso nel quale la famiglia ha continuato a svolgere un ruolo importante. Il ricordo del padre, delle lacrime e del distacco restituisce una dimensione meno conosciuta di Sinner, lontana dall’immagine del professionista imperturbabile che domina il campo con freddezza. La determinazione non esclude la fragilità, così come la capacità di gestire la pressione non cancella il peso delle scelte compiute da giovanissimo. Raccontare quel momento significa riconoscere che dietro una carriera di successo esiste anche una storia di distacchi, adattamenti e legami familiari che continuano a dare significato al percorso sportivo.

Adesso lo sguardo è rivolto al ritorno alle competizioni e agli appuntamenti che possono segnare la ripartenza. La conferma della partecipazione al Six Kings Slam di dicembre offre un riferimento per il programma di Sinner, ma non elimina la necessità di valutare attentamente ogni passaggio del recupero. La priorità resta ritrovare le condizioni per giocare al massimo livello, evitando che la fretta prevalga sulla preparazione. Il campione lo sa bene: nel tennis, come in ogni sport professionistico, la continuità dipende anche dalla capacità di gestire i momenti difficili e di accettare che non tutto possa essere controllato. Il lavoro quotidiano, il confronto con lo staff e l’ascolto del proprio corpo saranno determinanti per capire come e quando tornare a competere con le consuete ambizioni. L’obiettivo non è soltanto rientrare, ma rientrare per restare.

Le parole di Sinner raccontano, in definitiva, una fase di maturità diversa da quella misurata attraverso le vittorie. Il campione non nasconde il desiderio di tornare in campo, ma ribadisce che la carriera va costruita sul lungo periodo, con scelte responsabili e una preparazione capace di resistere alle difficoltà. Il tennis resta il suo mondo, il luogo nel quale vuole continuare a esprimersi e a inseguire nuovi traguardi. Ma il percorso comprende anche gli stop, la pazienza, il sostegno della famiglia e il ricordo di quel primo distacco che lo ha accompagnato fin dall’adolescenza. «Il talento senza lavoro non è niente», afferma. Una frase che riassume la sua filosofia e il modo in cui affronta anche questo momento lontano dalle competizioni. Sinner vuole tornare, ma soprattutto vuole durare: perché il vero obiettivo non è vincere una sola partita contro il tempo, bensì costruire una carriera lunga, solida e all’altezza delle proprie ambizioni.

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