
Una data certa e due incognite ancora senza risposta. Enrico Mentana ha annunciato che il 23 dicembre sarà il suo ultimo giorno alla conduzione del TgLa7, ma non ha rivelato quale sarà il suo futuro professionale. Allo stesso tempo, l’emittente di Urbano Cairo deve individuare una figura capace di raccogliere un’eredità costruita in oltre sedici anni e diventata parte dell’identità della rete.
Le indiscrezioni si muovono quindi su tre fronti: il possibile successore alla direzione del telegiornale, la prossima destinazione di Mentana e l’eventualità, sostenuta da alcuni osservatori, che il confronto con Cairo non sia completamente chiuso. Al momento, tuttavia, non esiste alcuna comunicazione ufficiale che vada oltre l’addio annunciato dal giornalista.
L’ultimo telegiornale il 23 dicembre
Mentana ha comunicato la propria decisione sabato 24 ottobre ad Alessandria, durante la cerimonia per la consegna del Premio Franco Marchiaro. «Il 23 dicembre saluterò i miei telespettatori», ha dichiarato, aggiungendo con una battuta di voler trascorrere il Natale in famiglia.
Il suo contratto con La7 scadrà formalmente alla fine dell’anno. La data scelta per l’ultima conduzione anticipa quindi soltanto di pochi giorni la conclusione del rapporto contrattuale. Urbano Cairo aveva espresso pubblicamente la propria disponibilità a proseguire la collaborazione, richiamando la stima professionale e il rapporto personale con il direttore.
L’annuncio sembra indicare che il rinnovo non ci sarà, ma Mentana non ha spiegato se lascerà definitivamente anche la direzione del telegiornale già il 23 dicembre o se resterà formalmente in carica fino alla scadenza del contratto. È uno dei dettagli ancora da chiarire.
Sedici anni che hanno cambiato l’informazione di La7
Mentana è arrivato alla guida del TgLa7 nel luglio del 2010. Sotto la sua direzione, il telegiornale ha rafforzato il proprio peso nel panorama dell’informazione nazionale e ha costruito un’identità fondata sulla copertura in diretta dei grandi avvenimenti politici, italiani e internazionali.
Le sue “maratone” elettorali sono diventate uno dei programmi più riconoscibili della rete. Mentana ha concentrato sulla propria figura ruoli diversi: direttore, conduttore, commentatore e volto dei principali appuntamenti straordinari. Per questo la successione non riguarda soltanto la scelta di un nuovo responsabile editoriale, ma anche la necessità di decidere quale modello adottare per il futuro del TgLa7.
La rete deve stabilire se affidarsi a un direttore tradizionale, concentrato prevalentemente sul lavoro redazionale, oppure cercare un giornalista capace di assumere anche il ruolo di anchorman. La seconda soluzione consentirebbe di conservare una parte dell’impostazione costruita da Mentana, ma restringerebbe il campo a profili dotati di esperienza gestionale e di una forte riconoscibilità televisiva.
Da Antonio Di Bella ai nomi interni
Tra i nomi circolati con maggiore insistenza figura quello di Antonio Di Bella, già direttore del Tg3, di Rai3 e di Rai News. La sua esperienza nella gestione delle redazioni lo renderebbe compatibile con l’ipotesi di una direzione più classica, chiamata a garantire continuità e autorevolezza al telegiornale.
È stato accostato alla successione anche Giovanni Floris, uno dei volti di punta di La7. L’ipotesi appare però complicata dal successo di DiMartedì, programma centrale nel palinsesto e nell’equilibrio degli ascolti della rete. Affidare a Floris anche il telegiornale comporterebbe una profonda riorganizzazione del suo impegno televisivo.
Restano inoltre le possibili soluzioni interne. I nomi indicati sono quelli dei vicedirettori Andrea Pancani e Gaia Tortora e dell’inviata speciale Alessandra Sardoni. Una promozione dalla redazione permetterebbe di preservare la conoscenza della macchina informativa e della linea editoriale costruita negli ultimi anni.
Nessuna candidatura è stata però ufficializzata. La7 sembra voler partire dalla definizione del profilo necessario prima di individuare il nome: una scelta comprensibile considerando il peso assunto dal tg e il momento positivo attraversato dalla rete negli ascolti della prima serata.
Le tensioni emerse negli ultimi mesi
L’addio non arriva completamente all’improvviso. Negli ultimi mesi Mentana aveva espresso pubblicamente alcune perplessità sull’identità editoriale complessiva di La7. Durante il Festival della Tv di Dogliani aveva sostenuto che la rete fosse diventata una sorta di “nuova Rai3”, rilevando una marcata caratterizzazione politica di una parte della programmazione.
Il direttore aveva osservato che un elettore di centrodestra avrebbe potuto non sentirsi rappresentato dai programmi della rete. Si trattava di una critica rivolta all’equilibrio generale del palinsesto, che aveva alimentato interrogativi sulla prosecuzione del rapporto con il gruppo Cairo.
Non è stato però indicato ufficialmente un collegamento diretto tra quelle dichiarazioni e la decisione di non rinnovare il contratto. Anche per questo Mentana ha reagito con durezza alle ricostruzioni che attribuiscono motivazioni certe alla sua scelta.
L’ipotesi Mediaset e il possibile ritorno di Matrix
Sul futuro del giornalista, l’indiscrezione più insistente porta a Mediaset. Secondo le voci raccolte negli ambienti televisivi, per Mentana potrebbe essere preparato un ritorno a Canale 5 con un doppio impegno: un programma settimanale di approfondimento e una striscia quotidiana dedicata all’attualità politica.
Il progetto potrebbe essere lanciato in prossimità della prossima campagna elettorale, quando l’offerta informativa delle reti generaliste assumerà un peso ancora maggiore. È circolata anche l’ipotesi di una nuova versione di Matrix, il programma creato e condotto da Mentana dal 2005 dopo la conclusione della sua esperienza alla direzione del Tg5.
Un eventuale ritorno a Cologno Monzese avrebbe un forte valore simbolico. Mentana aveva fondato il Tg5, dirigendolo dal 1992 al 2004, e aveva lasciato definitivamente Mediaset nel 2009 dopo un duro scontro con l’azienda. Dal gruppo, tuttavia, non sono arrivati commenti o conferme.
Nelle ricostruzioni sono comparsi anche i nomi della Rai, di Sky, di Skydance e del gruppo Antenna dell’imprenditore greco Theodore Kyriakou. Per ora si tratta esclusivamente di scenari, senza annunci né accordi resi pubblici.
Mentana contro le ricostruzioni sul suo futuro
Il giornalista è intervenuto sui social per contestare chi presenta già come definita la sua prossima destinazione. «Leggo con grande divertimento che molti fenomeni dei social spiegano dove andrò dopo La7 e soprattutto perché, per poi biasimare la scelta che si sono inventati», ha scritto.
Mentana ha quindi definito questi commentatori «dietrologi al quadrato», accusandoli di costruire interpretazioni fondate sulla faziosità. Il messaggio non contiene indicazioni sul futuro, ma chiarisce che almeno una parte delle ricostruzioni circolate non corrisponde alle sue intenzioni.
Il quadro resta quindi aperto. L’unico elemento confermato è il saluto del 23 dicembre, mentre La7 deve ancora annunciare il nuovo direttore e Mentana non ha comunicato dove proseguirà la propria carriera. Dopo oltre sedici anni, la sua uscita impone alla rete una scelta che non riguarda soltanto un nome, ma il modello stesso della sua informazione.


