
Non fa un nome, non si schiera, glissa. E la cosa fa rumore. Ospite di DiMartedì su La7, Silvia Salis, sindaca di Genova, è stata incalzata sulle primarie del campo progressista e sulla leadership di Elly Schlein. La sua risposta? Sconcertante per molti: “Primarie? Io voterò, ma essendo sostenuta da tutti i partiti del campo progressista, non trovo corretto dire per chi voterò”.
Niente endorsement per Schlein
Un no comment che vale più di un sì. Salis evita così di esprimere un sostegno esplicito a Elly Schlein, segretaria del Pd, partito che peraltro sostiene la sua amministrazione a Genova. Una posizione prudente, quasi diplomatica, che la sindaca giustifica con la necessità di tenere unito un fronte eterogeneo.
“Credo che il campo progressista debba puntare a essere più ampio possibile per andare a vincere”, ha detto. E ancora: “Ho idee diverse dalla Schlein sul Pd…”. Un’apertura all’allargamento, ma senza cancellare le identità dei singoli partiti. L’obiettivo? Una proposta politica capace di rappresentare un elettorato eterogeneo.
Il vertice del centrosinistra e il caso Soumahoro
Intanto il campo largo si muove. Venerdì è previsto un incontro tra Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni per discutere programma e confini della coalizione. Sul tavolo l’inclusione di nuove componenti politiche, le regole elettorali e il nodo della raccolta firme per le liste.
In questo scenario riemerge Aboubakar Soumahoro, coinvolto nel progetto di un nuovo gruppo parlamentare centrista insieme a esponenti di Più Europa e Centro Democratico. La richiesta è stata respinta, almeno per ora, ma Riccardo Magi potrebbe ripresentarla cercando nuovi deputati o una diversa soluzione regolamentare. Resta aperta la questione del ruolo di Soumahoro e di una sua eventuale candidatura.
Una fase delicatissima per il centrosinistra, dove anche un “non lo dico” pesa come un endorsement mancato.


