
Con il 76,8% delle schede scrutinate, il blocco di Benjamin Netanyahu scende a 54 seggi, contro i 47 dell’opposizione guidata da Gadi Eisenkot, mentre Lista Comune e Ra’am salgono complessivamente a 19. La maggioranza di 61 seggi resta fuori dalla portata dei due schieramenti principali. Yair Golan, leader dei Democratici, chiede un’intesa con i partiti arabo-israeliani per formare un governo alternativo. Donald Trump, che non ha ancora parlato con Netanyahu, si mostra ottimista ma prospetta anche uno stallo. Restano attesi i risultati delle doppie buste, comprese quelle dei militari, il cui impatto sui seggi è ancora incerto.
10:56 – Trump sul voto israeliano: «Possibile uno stallo o una vittoria di Netanyahu»
Donald Trump riferisce di non aver ancora parlato con Benjamin Netanyahu, ma esprime ottimismo sul risultato del leader del Likud. Intervenendo con i giornalisti alla Joint Base Andrews, nel Maryland, il presidente americano descrive una competizione ancora aperta e sostiene di aver ricevuto indicazioni su un risultato superiore alle aspettative per il premier israeliano. Trump invita comunque ad attendere il completamento dello scrutinio: a suo giudizio, l’esito potrebbe tradursi in uno stallo oppure in una vittoria di Netanyahu.

10:17 – Scrutinio al 76,8%: Netanyahu scende a 54 seggi, le formazioni arabe salgono a 19
Con il 76,8% delle schede conteggiate, il blocco di Benjamin Netanyahu si attesta a 54 seggi, mentre lo schieramento guidato da Gadi Eisenkot ne ottiene 47. La Lista Comune e Ra’am raggiungono complessivamente quota 19. Rispetto al precedente aggiornamento, il blocco del premier perde due seggi e l’opposizione uno, mentre le formazioni arabo-israeliane ne guadagnano tre. Nessuno dei due schieramenti principali raggiunge autonomamente la maggioranza di 61 seggi alla Knesset.
09:22 – Golan apre ai partiti arabi: «Possiamo formare un governo del cambiamento»
Yair Golan torna a chiedere un’intesa tra l’opposizione e le formazioni arabo-israeliane. In un messaggio su X, il leader dei Democratici invita gli avversari di Netanyahu a superare le resistenze e a costruire una maggioranza con il coinvolgimento dei cittadini arabi. Secondo Golan, i numeri consentirebbero di dare vita a un esecutivo alternativo. Prima delle elezioni, i partiti arabi avevano manifestato disponibilità a partecipare a una coalizione o a sostenere dall’esterno un governo di minoranza, ipotesi allora respinta da Gadi Eisenkot. Golan accusa inoltre Netanyahu di alimentare una contrapposizione tra elettori ebrei e arabi e invita l’opposizione a riconoscere pieno valore a tutti i voti.
09:19 – Scrutinio al 66,2%: Netanyahu a 56 seggi, opposizione a 48
Con il 66,2% delle schede conteggiate, la Commissione elettorale centrale assegna provvisoriamente 56 seggi allo schieramento di Benjamin Netanyahu e 48 al blocco guidato da Gadi Eisenkot. Le formazioni arabe, anch’esse contrarie al premier, ottengono complessivamente 16 seggi. Nessuno dei due blocchi principali raggiunge quindi autonomamente la maggioranza di 61 seggi alla Knesset. Mancano ancora i risultati di diverse città importanti, che potrebbero modificare gli equilibri.
09:18 – Ha votato il 79,9% dei militari: atteso lo spoglio delle doppie buste
Le forze armate israeliane comunicano un’affluenza del 79,9% tra il personale militare, in crescita rispetto alla precedente consultazione. Per consentire il voto sono stati predisposti oltre 890 seggi, comprese postazioni mobili nelle basi, presso le unità e nelle zone di combattimento. Molte di queste schede vengono raccolte con il sistema delle doppie buste, che prevede controlli aggiuntivi per escludere voti duplicati. Secondo Elad Naveh, responsabile del centro di controllo della Commissione elettorale, le schede da esaminare con questa procedura superano il mezzo milione: lo spoglio è previsto dalla mezzanotte di mercoledì fino a giovedì sera. Ancora prematuro valutarne l’effetto sui seggi; ulteriori verifiche precederanno la certificazione dei risultati.

09:06 – Superato il 60% dello scrutinio: i numeri dei partiti nei due schieramenti
Con oltre il 60% delle schede scrutinate, il blocco Netanyahu raggiunge 56 seggi e quello di Eisenkot si ferma a 48. Tra gli alleati del premier, Giudaismo Unito della Torah ottiene otto seggi, Shas sette, Otzma Yehudit sette e Sionismo religioso sei. Sul fronte avversario, Together di Naftali Bennett arriva a 11 seggi, mentre Democratici e Yisrael Beytenu ne raccolgono otto ciascuno. Alle formazioni arabe vanno complessivamente 16 seggi: 12 alla Lista Comune e quattro a Ra’am.
07:14 – Scrutinio al 57,3%: Netanyahu a 55 seggi, opposizione a 49
Con il 57,3% delle schede conteggiate, i dati provvisori della Commissione elettorale centrale assegnano 55 seggi al blocco del premier Benjamin Netanyahu e 49 allo schieramento di opposizione guidato da Gadi Eisenkot. Alle formazioni arabo-israeliane spettano complessivamente 16 seggi. Il blocco favorevole a Netanyahu resta quindi sotto la soglia dei 61 seggi necessaria per la maggioranza alla Knesset, mentre lo spoglio prosegue.
06:57 – Trump rivendica il peso del suo sostegno a Netanyahu
Donald Trump attribuisce anche ai propri endorsement l’andamento favorevole a Benjamin Netanyahu nelle prime indicazioni sul voto israeliano. Rispondendo ai giornalisti alla Joint Base Andrews, in Maryland, dopo due comizi in Texas, il presidente americano ha sostenuto che il suo appoggio potrebbe aver contribuito al risultato. Ha comunque invitato alla prudenza, sottolineando che è ancora presto per valutazioni definitive. Trump ha aggiunto di non aver ancora parlato con Netanyahu dell’esito elettorale.
06:56 – Scrutinio al 53,7%: il blocco Netanyahu scende a 55 seggi
Con il conteggio arrivato al 53,7% delle schede, i dati provvisori della Commissione elettorale centrale attribuiscono 55 seggi alle forze favorevoli a Netanyahu e 50 allo schieramento contrario. Restano sotto lo sbarramento del 3,25% Reservists, al 2,7%, People of Israel, all’1,7%, e Charedi Public, allo 0,2%. Il quadro rimane aperto: devono ancora essere conteggiati i voti delle cosiddette doppie buste, che comprendono anche quelli dei militari.
06:16 – Quasi il 42% delle schede conteggiate: 57 seggi agli alleati del premier
Il blocco che sostiene Netanyahu raggiunge quota 57 seggi nei risultati parziali, contro i 47 delle forze avversarie. Con quasi il 42% delle schede scrutinate, i restanti 16 seggi vengono attribuiti complessivamente alle due formazioni a prevalenza araba, Lista Comune e Ra’am. Non superano al momento la soglia del 3,25% Reservists, fermo al 2,7%, People of Israel, all’1,8%, e Charedi Public, allo 0,3%. Le assegnazioni potranno cambiare con il proseguimento dello spoglio e il successivo esame delle doppie buste.
04:03 – Primi risultati sul 25,2% delle schede: Netanyahu a quota 63 seggi
Le prime indicazioni della Commissione elettorale centrale, basate sul 25,2% delle schede, assegnano 63 seggi allo schieramento favorevole a Netanyahu e 49 al blocco contrario. Alla Lista Comune, composta prevalentemente da formazioni arabe e non allineata ai due schieramenti, vanno otto seggi. Ra’am resta provvisoriamente sotto lo sbarramento con il 3,2%, seguito da Reservists al 2,9%, People of Israel all’1,8% e Charedi Public allo 0,2%. Si attende ancora il conteggio dei voti speciali, inclusi quelli del personale militare e di sicurezza.
02:58 – Netanyahu al quartier generale del Likud: obiettivo un’ampia maggioranza di destra
Arrivato al comitato elettorale del Likud a Gerusalemme, Netanyahu ha rivendicato il primato del suo partito, pur riconoscendo che occorre attendere i risultati effettivi. Il premier ha indicato come obiettivo la nascita di un ampio esecutivo nazionale di destra, dichiarandosi contrario a un governo sostenuto dai partiti arabi. Nel suo intervento ha richiamato anche l’intesa con Trump, presentandola come un’occasione per affrontare quella che considera la minaccia esistenziale rappresentata dall’Iran.
02:30 – Il premier rivendica il risultato del Likud, ma invita ad aspettare lo spoglio
Netanyahu indica nel Likud la principale forza della Knesset e rilancia la necessità di costruire un governo nazionale di destra solido. Le dichiarazioni arrivano mentre exit poll e proiezioni restituiscono un quadro ancora variabile. Nel suo schieramento prevale l’invito ad attendere il completamento dello scrutinio, compresi i voti delle doppie buste, prima di trarre conclusioni sull’esito delle elezioni.
01:47 – Exit poll aggiornato di Channel 12: il blocco Netanyahu passa davanti
L’aggiornamento dell’exit poll di Channel 12 attribuisce 52 seggi alle forze che sostengono Netanyahu e 50 allo schieramento avversario. Si inverte così il rapporto indicato nella precedente rilevazione delle 22:40, che assegnava 50 seggi al blocco del premier e 52 all’opposizione. Si tratta di stime, in attesa dei risultati dello scrutinio.
21:55 – Israele, Golan: “Popolo si è espresso, ha cacciato Netanyahu”
Israele al voto: commentando gli exit poll, il leader dei Democratici Yair Golan esulta e dice che “il popolo si è espresso, ha cacciato il governo Netanyahu”, parlando di “opportunità storica per formare un vero governo di cambiamento”. Golan rivendica un popolo “straordinario, che ha lottato nelle piazze per quattro anni” e assicura che farà di tutto per garantire la nascita del nuovo esecutivo, annunciando disponibilità a collaborare con tutti i partner per colmare le lacune e assumersi le proprie responsabilità.
21:05 – Primi exit poll: blocco Eisenkot in testa ma è quasi pareggio
Sono arrivati i primi exit poll delle elezioni in Israele: il blocco Eisenkot è in testa con 52 seggi, Netanyahu si ferma a 50. Situazione quasi in perfetta parità.
20.12 – Netanyahu pronto a proclamare vittoria se il Likud otterrà più voti ma meno seggi.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu dovrebbe proclamare una vittoria decisiva se il suo partito, il Likud, otterrà il maggior numero di seggi questa sera, anche nel caso in cui il blocco guidato dal leader dell’opposizione Gadi Eisenkot dovesse conquistare complessivamente più seggi. Lo riferisce il canale israeliano ‘N12’. Secondo l’emittente, gli ambienti vicini al premier starebbero già preparando il testo di una dichiarazione in cui Netanyahu “affermerà che dovrebbe essere lui, e non Eisenkot, a ricevere l’incarico di formare una coalizione di governo. Eisenkot dovrebbe opporsi a questa iniziativa, sostenendo che un numero maggiore di partiti raccomanderà lui, anziché Netanyahu, come primo ministro, dal momento che il suo blocco dispone di più seggi complessivi, anche se il suo partito non è quello con il maggior numero di rappresentanti”.
Per questo motivo, riferiscono fonti citate da ‘N12’, se il blocco di Eisenkot dovesse ottenere più seggi, quest’ultimo dichiarerà che spetta a lui ricevere l’incarico di formare il governo, e non a Netanyahu. L’incarico di formare il governo viene conferito dal presidente israeliano Isaac Herzog, che dispone di un margine di discrezionalità nella decisione. Il presidente non è obbligato ad affidare l’incarico al leader del partito più grande, né a quello del blocco parlamentare con più seggi. Dopo aver ascoltato le raccomandazioni dei partiti che hanno ottenuto rappresentanza parlamentare, deve invece affidare l’incarico alla persona che ritiene avere le maggiori possibilità di costruire una coalizione di governo.
18:30 – Affluenza record alle 18: 66,7%, “Mai così dal 1973”
Alle 18 ora locale l’affluenza per le elezioni della Knesset è al 66,7%, +9 punti rispetto al 2022 alla stessa ora: lo ha comunicato la Commissione elettorale, con il direttore Din Livne che parla di “superato ogni record dal 1973, non si erano mai visti dati simili”. Alle 14 anche tra i detenuti si era registrato il 68,1%.
14.25 Record di affluenza
La Commissione elettorale centrale comunica che alle ore 14 l’affluenza alle urne per le elezioni della 26ma Knesset ha raggiunto il 44,9%. “Abbiamo battuto tutti i record”, ha detto il direttore generale ad interim della Commissione elettorale centrale, l’avvocato Din Livne, “abbiamo superato tutti i record registrati dalla Commissione elettorale dal 1973, non si erano mai avuti dati simili”.

13.20 Minacce con un coltello a Yair Golan
Un uomo è stato fermato dopo essersi avvicinato con un coltello a Yair Golan, leader dei Democratici, durante un’iniziativa del partito a Tel Aviv. Lo ha riferito il partito di sinistra, secondo il quale gli addetti alla sicurezza di Golan hanno bloccato l’uomo mentre si avvicinava con fare minaccioso. Un grosso coltello è caduto dai suoi indumenti e gli agenti lo hanno neutralizzato prima che potesse compiere alcun gesto. La polizia, intervenuta sul posto, ha preso in custodia l’uomo.
In precedenza, le forze dell’ordine avevano innalzato il livello di minaccia nei confronti di Golan a quattro su una scala di sei. Ieri, al termine di una lunga battaglia legale, lo Shin Bet aveva assunto la responsabilità della sua protezione. “L’istigazione e la violenza non ci scoraggeranno”, ha commentato Golan puntando il dito contro la “macchina dell’odio” del premier Benjamin Netanyahu, ritenuto responsabile delle istigazioni contro di lui.
10.40 Il dato dell’affluenza
Israele vota oggi per rinnovare i 120 seggi della Knesset, nelle prime elezioni dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e la guerra a Gaza. Gli aventi diritto sono 7.331.981, di cui circa 810mila residenti all’estero, e i seggi aperti sono 12.018. Alle 10 l’affluenza era del 16,68%, più alta del 15,9% registrato nel 2022, secondo la Commissione elettorale centrale.
09:32 – Eisenkot visita il kibbutz Nir Oz prima di votare
Prima di recarsi alle urne, Gadi Eisenkot, leader del partito Yashar e principale avversario di Benjamin Netanyahu, ha visitato il kibbutz Nir Oz insieme all’ex ostaggio Gadi Mozes. La comunità è stata una delle più colpite dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. «Sono orgoglioso e commosso di iniziare questa giornata con Gadi Mozes, simbolo dello spirito e della forza israeliana», ha dichiarato Eisenkot, assicurando il proprio impegno per la ricostruzione e la riparazione delle ferite del Paese. «Farò tutto il possibile per essere degni del prezzo che avete pagato, del prezzo pagato dal kibbutz e del prezzo che abbiamo pagato tutti noi», ha aggiunto.

09:32 – Familiari degli ostaggi in piazza a Tel Aviv: «Votate per il cambiamento»
Nel giorno delle elezioni, i familiari degli ostaggi si sono riuniti a Tel Aviv per invitare i cittadini a votare «per il cambiamento, la giustizia e un futuro migliore». Tra i primi a esprimere la propria preferenza è stato il presidente israeliano Isaac Herzog, che ha votato a Gerusalemme insieme alla moglie Michal. Alle urne anche diversi esponenti politici: il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha votato nell’insediamento di Kedumin, in Cisgiordania, invitando gli elettori a mobilitare amici e familiari. Yair Golan, leader dei Democratici, ha invece lanciato un appello al cambiamento: «Oggi è il giorno in cui salviamo Israele. Abbiamo combattuto per quattro anni nelle strade e ora ci rivolgiamo alle urne». Ha votato anche il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, esponente dell’estrema destra.

09:00 – Tensioni in Cisgiordania, incendiati tre veicoli a Umm Safa
La giornata elettorale è segnata anche dalle tensioni nei Territori palestinesi. Nel villaggio di Umm Safa, a nord-ovest di Ramallah, tre veicoli sono stati incendiati da coloni israeliani, che avrebbero inoltre lasciato slogan razzisti sui muri delle abitazioni. Secondo quanto riferito all’agenzia palestinese Wafa dal capo del consiglio locale, Marwan al-Sabah, gli aggressori sono entrati nel villaggio dopo la mezzanotte. Intanto, le forze israeliane hanno rafforzato le restrizioni agli spostamenti in Cisgiordania, con posti di blocco e chiusure degli accessi a Ramallah, oltre a operazioni e arresti in diverse località. Secondo i dati dell’amministrazione palestinese citati da Wafa, 4.969 persone appartenenti a 780 famiglie sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni a causa delle operazioni militari israeliane. Le restrizioni si inseriscono in un quadro di crescente tensione, mentre Israele affronta un voto decisivo dopo tre anni di conflitto.
08:59 – David Grossman: «Il Paese scelga la speranza, è l’ultima possibilità»
Nel giorno delle elezioni, lo scrittore israeliano David Grossman lancia un appello per una svolta politica e culturale. In un’intervista a Repubblica, denuncia la profonda divisione della società israeliana e il peso crescente delle componenti più radicali. «Israele deve tornare a essere una democrazia governata da persone che hanno a cuore il benessere del Paese, non il proprio», afferma, auspicando una nazione liberale, egualitaria e fondata sul dialogo. Grossman riconosce che molti cittadini sono ormai immersi nella disperazione, ma invita a non abbandonare la prospettiva di un cambiamento. Critica inoltre l’idea che l’unico futuro possibile per Israele sia quello di una «sorta di Sparta», dominata permanentemente dalla logica militare. Sul premier uscente Netanyahu, il giudizio è netto: a suo avviso, ha contribuito a creare una realtà pericolosa. Lo scrittore spera infine che un nuovo governo possa contribuire, almeno in parte, a modificare il clima di antisemitismo che si registra in Europa, negli Stati Uniti e in altre parti del mondo.
08:45 – Herzog vota con la moglie: «Sia una festa della democrazia»
Il presidente israeliano Isaac Herzog ha votato a Gerusalemme, nel quartiere di Rehavia, insieme alla moglie Michal. Rivolgendosi ai giornalisti, ha definito il voto un privilegio e ha invitato i cittadini a partecipare numerosi. «Spero che questa sia una vera festa della democrazia», ha dichiarato, sottolineando che nessuno dovrebbe poterla compromettere o minarne i principi. «Oggi siamo tutti uguali. È il nostro giorno: andiamo a far sentire la nostra voce e a votare», ha aggiunto. Un messaggio che richiama il valore della partecipazione democratica in una giornata segnata da forti divisioni politiche e da un clima di particolare tensione.
07:14 – Commissione elettorale: aperto oltre il 95% dei seggi
Oltre il 95% dei seggi elettorali israeliani ha comunicato alla Commissione elettorale centrale di aver aperto regolarmente. L’organismo ha precisato che eventuali ritardi nelle comunicazioni non indicano necessariamente che le operazioni di voto non siano iniziate. In totale sono stati predisposti 12.018 seggi per i 7.331.981 cittadini aventi diritto al voto. Le operazioni proseguiranno fino alle 22 ora locale, le 21 in Italia, quando le principali emittenti televisive inizieranno a diffondere i primi exit poll. Il voto rinnova i 120 seggi della Knesset e arriva in una fase cruciale per il futuro politico e istituzionale del Paese.


