
Quando lo scalo aereo più importante del territorio si prepara a fermare i motori per trenta giorni interi, la mobilità di un’intera regione entra in fibrillazione, aprendo la strada a una complessa riorganizzazione logistica ed economica. Tra cantieri imponenti attivi ventiquattro ore su ventiquattro, deviazioni massicce di rotte verso scali limitrofi e le forti proteste dei sindacati per la salvaguardia dei posti di lavoro, lo stop temporaneo diventa un passaggio obbligato e al tempo stesso delicatissimo. Una svolta infrastrutturale imponente, pensata per proiettare il territorio verso i collegamenti intercontinentali del futuro, che solleva però profondi interrogativi sul destino immediato di migliaia di addetti.
L’Aeroporto di Napoli Capodichino chiude per un mese intero, da domenica prossima 1 novembre a lunedì 30 novembre.Lo stop totale si rende indispensabile per rifare integralmente la pista di volo ed essere pronti ad accogliere aerei di grandi dimensioni per le tratte a lungo raggio. L’infrastruttura sarà infatti adeguata al transito degli aeromobili di codice ICAO E,come Boeing e Airbus. Gli interventi prevedono la riqualifica della pavimentazione, l’adeguamento dei raccordi A, B, BC,G e H, delle banchine laterali, dei sistemi di drenaggio e dell’impianto AVL di illuminazione. Un ammodernamento fondamentale che mancava dal 2005 e che mira ad attirare collegamenti con America ed estremo Oriente.
Trattandosi di «un passaggio necessario del percorso di riorganizzazione e aggiornamento dell’assetto produttivo dell’Aeroporto», Gesac ha evidenziato come in assenza delle opere lo scalo sarebbe stato esposto al rischio di perdere competitività. L’investimento complessivo ammonta a 30 milioni di euro stanziati dalla società di gestione. Il cantiere,affidato ad ADR Infrastrutture, opererà a pieno ritmo h24 e 7 giorni su 7 con circa 500 addetti impiegati su 250mila metri quadri. Per ridurre l’inquinamento acustico sul quartiere adiacente verrà anche eretta una barriera antirumore temporanea ricavata dagli scarti delle demolizioni.
Trasfere a Salerno e le tensioni con i sindacati
Durante i trenta giorni di fermo operativo, gran parte dei voli sarà dirottata sullo scalo di Salerno Costa d’Amalfi e del Cilento, dove opereranno 15 rotte, servite da bus speciali da Napoli Piazza Garibaldi e taxi collettivi a tariffa fissa.Accanto all’imponente riorganizzazione logistica esplodono però le vertenze sindacali. Se Gesac ha annunciato oltre 400 dipendenti in cassa integrazione, a destare grave preoccupazione è la sorte delle maestranze dell’indotto, del personale di terra e delle compagnie private.
Sulla vertenza sono intervenuti duramente il Segretario regionale di Fast Confsal, Antonio Ronghi, e il Segretario Generale campano, Angelo D’Ambrosio: «Dal 1° novembre l’aeroporto di Capodichino chiuderà per l’intero mese per lavori strutturali e oltre 2000 lavoratori dell’indotto resteranno solo con una parte della retribuzione e con grosse incognite per il futuro. Nonostante gli appelli rivolti alla GESAC e alle varie Istituzioni, sembra che il problema non interessi». Il sindacato ha indetto una conferenza stampa di protesta proprio davanti allo scalo per chiedere garanzie immediate sulle tutele economiche dei lavoratori.


