
La Polonia precipita in una nuova e gravissima crisi costituzionale, con uno scontro istituzionale che coinvolge direttamente il presidente della Repubblica Karol Nawrocki e il primo ministro europeista Donald Tusk. La tensione è esplosa nella serata di venerdì, quando le forze di polizia hanno circondato l’edificio del Tribunale costituzionale, mentre manifestanti e rappresentanti dell’opposizione denunciavano un tentativo di sovvertire l’ordine istituzionale. La situazione ha assunto dimensioni tali da spingere Nawrocki a interrompere il viaggio ufficiale verso il Senegal, ordinando all’aereo presidenziale di invertire la rotta per rientrare immediatamente in patria.
Al centro della vicenda c’è il controllo del Tribunale costituzionale, da anni terreno di scontro tra il campo conservatore nazionalista, rappresentato dal partito Diritto e Giustizia (PiS), e la maggioranza europeista guidata da Tusk. La controversia risale al 2015, quando il PiS avviò una profonda trasformazione della magistratura costituzionale, provocando una lunga disputa sull’indipendenza dei giudici e sulla legittimità delle nomine. Per l’attuale governo si tratta di ristabilire il corretto funzionamento delle istituzioni. Per l’opposizione, invece, Tusk sta cercando di assoggettare la Corte al potere politico.
L’ordine di sospensione dei vertici della Corte scatena lo scontro
A provocare l’ultima escalation è stata la decisione della giudice Anna Korwin-Piotrowska, eletta dal Parlamento attuale ma la cui autorità non viene riconosciuta dai vertici del Tribunale e dal presidente Nawrocki. La magistrata ha disposto la sospensione del presidente della Corte, Bogdan Swieczkowski, e del suo vice, aprendo un conflitto immediato sull’effettiva autorità degli organi costituzionali. La decisione è stata interpretata dal PiS come un attacco diretto all’indipendenza della magistratura. Persino sull’account ufficiale X del Tribunale costituzionale è comparsa l’accusa di un vero e proprio «colpo di Stato».
La tensione si è rapidamente trasferita nelle strade. Davanti alla sede della Corte si sono radunati manifestanti che hanno gridato «Tusk traditore», mentre alcuni hanno tentato di superare le barriere predisposte dalle forze dell’ordine. La polizia è intervenuta e ha comunicato l’arresto di tre persone. Sul posto è arrivato anche Jaroslaw Kaczynski, leader storico del PiS, che ha accusato direttamente il premier di aver organizzato un «golpe contro il Tribunale costituzionale». Kaczynski ha inoltre denunciato che la Polonia starebbe diventando uno «Stato di polizia», sostenendo che da una situazione del genere la strada verso l’autoritarismo sarebbe estremamente breve.
Nawrocki convoca i partiti, Tusk difende l’azione del governo
La risposta del presidente della Repubblica è stata immediata. Dopo aver disposto il rientro dal viaggio in Africa, Nawrocki ha convocato colloqui urgenti con i rappresentanti delle forze politiche presenti in Parlamento, chiedendo anche il ritiro degli agenti schierati davanti alla sede del Tribunale. Secondo il capo dello Stato, lo scontro ha ormai superato i confini di una controversia giudiziaria e rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale. La crisi ha avuto inoltre conseguenze sul piano diplomatico, con due ambasciatori polacchi che hanno annunciato le proprie dimissioni in seguito agli avvenimenti.
Il primo ministro Donald Tusk, da parte sua, continua a respingere le accuse dell’opposizione e rivendica la necessità di ripristinare lo Stato di diritto dopo gli anni di governo del PiS. Le due principali istituzioni dello Stato si trovano così su posizioni contrapposte riguardo alla legittimità dei giudici e all’autorità del Tribunale costituzionale. La convocazione dei colloqui tra le forze parlamentari rappresenta ora il primo tentativo di ricondurre lo scontro sul terreno politico, mentre resta aperta la questione fondamentale: chi abbia il potere di decidere sulla composizione e sulla direzione della Corte.


