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Jessica uccisa con l’insulina, la scoperta shock sul marito

Pubblicato: 02/11/2026 20:42

Jessica Dalla Chiara uccisa con l’insulina, il marito fece 81 domande a ChatGPT: emerge un quadro agghiacciante dalle carte che hanno portato all’arresto di Nadir Rossi, l’ex infermiere di 34 anni attualmente in carcere con l’accusa di aver ucciso la moglie di 32 anni con un’iniezione letale di insulina nel giugno del 2024. Secondo quanto si legge nei documenti visionati da Fanpage.it, l’uomo avrebbe interrogato l’intelligenza artificiale per mesi, costruendo pezzo dopo pezzo un piano di depistaggio per il femminicidio e per restare impunito. Dalle polizze alle indagini, dai finti referti alla tracciabilità delle email, tutto sarebbe stato pianificato con l’aiuto di ChatGPT.

I falsi referti per l’amante e la sparatoria inventata

Il primo filone tematico individuato dalla Procura riguarda la fabbricazione di falsi referti medici. Rossi avrebbe usato l’intelligenza artificiale per generare il testo di finti referti e una falsa lettera di dimissioni intestata all’Ospedale di Padova. Lo scopo era avallare una storia completamente inventata e raccontata alla nuova amante: l’ex infermiere le aveva detto di essere rimasto ferito con un ematoma polmonare in uno scontro a fuoco durante un’operazione di polizia mentre scortava un magistrato. Una narrazione che non ha nulla a che fare direttamente con il delitto, ma che per gli inquirenti aiuta a ricostruire la personalità manipolatoria del 34enne, la sua tendenza a impressionare e legare a sé l’amante anche tramite la falsificazione digitale, la stessa tecnica impiegata poi nella vicenda della moglie.

La finta email di Jessica per ottenere la benedizione

Nello stesso modo Rossi avrebbe fabbricato una finta email inviata dall’account di Jessica Dalla Chiara a quello della nuova fidanzata, per simulare una sorta di benedizione della donna deceduta alla sua nuova relazione. L’email, esattamente come la narrazione sulla sparatoria, era finalizzata a rendersi vittima e a ottenere approvazione e vicinanza dalla nuova fidanzata. Per il Gip, la creazione di storie mai avvenute con tanto di documenti generati dall’intelligenza artificiale dimostra una spiccata spregiudicatezza, freddezza e assenza di remore nell’alterare in maniera sistematica la realtà per perseguire i propri fini. La stessa tendenza si sarebbe ripresentata anche nella gestione del rapporto con i familiari di Jessica dopo la sua morte e successivamente nella simulazione del tentato suicidio in ospedale.

Le domande sulla tracciabilità delle email e sul suicidio simulato

Il secondo filone messo nero su bianco dalla Procura riguarda non solo la fabbricazione della finta email, ma anche le domande poste sulla tracciabilità informatica. Rossi chiedeva a ChatGPT se e come gli inquirenti potessero risalire all’effettivo autore della mail o all’indirizzo IP del messaggio. Lo scopo era valutare il rischio di un’identificazione tramite la falsa missiva scritta come prova della benedizione di Jessica. Sempre secondo l’accusa, l’ex infermiere avrebbe interrogato l’IA anche per conoscere il dosaggio da overdose di Fentanyl e morfina, i farmaci che avrebbe rubato dal Pronto Soccorso nel quale lavorava per la simulazione del proprio suicidio. Il gesto simulato, sempre stando all’accusa, era stato programmato per incassare una seconda polizza dopo quella ottenuta in seguito al decesso della moglie.

La strategia difensiva e le domande su testamento e figlia

Come terzo punto, l’accusa segna le domande sulla strategia difensiva da adottare. Rossi chiedeva infatti a ChatGPT informazioni sullo svolgimento di processi penali e le posizioni da assumere in caso di accuse infondate. Lo scopo era quello di anticipare le mosse della Procura e comprendere come difendersi qualora le indagini fossero risalite a lui in assenza di prove dirette. Di questo aspetto, Rossi aveva anche parlato in un’intercettazione nella quale asseriva che in assenza del corpo della moglie, cremato poco dopo il decesso, non vi era una prova. Un altro capitolo importante riguarda le domande fatte sull’affidamento della figlia di 4 anni e sul testamento. A ChatGPT, Rossi aveva chiesto consigli in materia di diritto di famiglia e per la stesura di testamenti olografi, con l’obiettivo di organizzare la gestione della bambina in caso di arresto o della propria scomparsa ed escludere i nonni materni dalla tutela della minore. Per il giudice per le Indagini Preliminari, l’uso seriale di ChatGPT, con ben 81 domande legate ad altre 797 ricerche online, non è una semplice curiosità informatica, ma la prova decisiva della premeditazione del delitto e della capacità manipolatoria dell’ex infermiere.

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