
L’intelligenza artificiale non è più soltanto una tecnologia destinata agli specialisti. È entrata nella vita quotidiana, sta trasformando il mondo del lavoro, modifica il modo in cui vengono prodotte e diffuse le informazioni e pone interrogativi sempre più complessi sulla sicurezza, sulla responsabilità e sul potere delle grandi aziende tecnologiche. Ma quanto comprendiamo davvero degli strumenti che utilizziamo? E soprattutto, fino a che punto siamo disposti ad affidare alle macchine decisioni che fino a ieri spettavano esclusivamente agli esseri umani?
Sono alcune delle questioni affrontate da “L’intelligenza del futuro”, una docuserie articolata in sei episodi di trenta minuti, disponibile da martedì 3 novembre su RaiPlay. La serie, prodotta da San Marino RTV, sarà trasmessa anche in televisione dal 5 novembre, ogni giovedì alle 22, sul canale 550. Il percorso attraversa settant’anni di ricerca scientifica, dalle prime teorie sull’intelligenza delle macchine fino agli sviluppi più recenti dei sistemi generativi, cercando di distinguere le possibilità concrete della tecnologia dalle aspettative, spesso esagerate, che la circondano.

Dalle intuizioni di Turing alle macchine che imparano
Il punto di partenza è il 1956, anno in cui l’informatico americano John McCarthy contribuì a introdurre l’espressione artificial intelligence, destinata a identificare un intero settore della ricerca scientifica. Già prima, però, il matematico britannico Alan Turing aveva posto una domanda fondamentale: una macchina può manifestare comportamenti intelligenti tali da risultare indistinguibili da quelli umani? Da quella provocazione è nato un dibattito che attraversa ancora oggi l’informatica, la filosofia e le neuroscienze, coinvolgendo la stessa definizione di intelligenza.
La prima puntata ricostruisce le origini di questa ricerca e l’evoluzione verso il machine learning, cioè i sistemi capaci di individuare regolarità nei dati e migliorare le proprie prestazioni attraverso l’addestramento. La seconda entra nel funzionamento degli algoritmi e delle reti neurali artificiali, spiegando come una macchina possa riconoscere immagini, interpretare il linguaggio o formulare previsioni senza possedere necessariamente una comprensione del mondo paragonabile a quella umana. Il racconto arriva fino all’intelligenza artificiale generale, ancora oggetto di ricerca e discussione, e alle ipotesi di una superintelligenza capace di superare le capacità cognitive dell’uomo in numerosi ambiti.
Uno dei problemi più delicati riguarda l’affidabilità delle decisioni automatizzate. Gli algoritmi non operano in un vuoto neutrale: vengono progettati da esseri umani e addestrati su informazioni che possono contenere errori, squilibri e pregiudizi. La terza puntata affronta proprio il tema dei bias algoritmici, mostrando perché un sistema apparentemente oggettivo possa riprodurre discriminazioni presenti nella società. Il problema diventa particolarmente rilevante quando questi strumenti intervengono in processi di selezione, valutazione o classificazione delle persone. Resta inoltre aperta una questione giuridica ed etica: chi è responsabile quando una decisione suggerita o presa da un algoritmo produce conseguenze dannose?
La quarta puntata si concentra sull’intelligenza artificiale generativa, la tecnologia che ha reso accessibili a milioni di persone strumenti capaci di scrivere testi, elaborare immagini e produrre contenuti. Vengono spiegati il funzionamento dei modelli linguistici, l’architettura Transformer e il ruolo dei prompt, le istruzioni attraverso cui gli utenti interagiscono con i sistemi. Ma il successo di queste applicazioni ha messo in evidenza anche alcuni limiti: le cosiddette allucinazioni, cioè risposte false presentate in modo convincente, la vulnerabilità agli attacchi informatici e il rischio che l’addestramento su contenuti generati artificialmente finisca per deteriorare la qualità dei modelli stessi.
Il lavoro, la sicurezza e il problema del controllo
Il rapporto tra intelligenza artificiale e occupazione costituisce un altro passaggio centrale. La quinta puntata affronta le trasformazioni del mercato del lavoro, distinguendo tra attività che potrebbero essere automatizzate, professioni destinate a cambiare e nuove competenze richieste dall’economia digitale. La questione non riguarda soltanto la possibile sostituzione di alcune mansioni, ma anche il rischio di perdere conoscenze e capacità attraverso un ricorso eccessivo agli strumenti automatici. Accanto alle opportunità di maggiore produttività emerge inoltre una realtà meno visibile: quella dei lavoratori, spesso sottopagati, impegnati nella classificazione dei dati e nelle attività necessarie all’addestramento dei sistemi.
Un ulteriore interrogativo riguarda il costo materiale di una tecnologia che viene generalmente percepita come immateriale. L’addestramento e l’utilizzo dei grandi modelli richiedono infrastrutture informatiche, energia e risorse. La crescita delle applicazioni rende quindi sempre più importante il confronto sulla sostenibilità ambientale dell’AI, sull’efficienza dei sistemi e sulle conseguenze di una diffusione su scala globale. Il progresso tecnologico, in altre parole, non può essere valutato esclusivamente sulla base delle prestazioni, ma deve considerare anche le risorse necessarie per ottenerle.
L’ultimo episodio affronta probabilmente il terreno più controverso: l’impiego dell’intelligenza artificiale nella sicurezza e nella guerra. Droni, sistemi autonomi e tecnologie di sorveglianza sollevano interrogativi che vanno oltre le capacità operative delle macchine. Il nodo fondamentale è quello del controllo umano, soprattutto quando un sistema tecnologico viene coinvolto in decisioni dalle quali può dipendere la vita delle persone. A questo si aggiunge la concentrazione del potere tecnologico nelle mani di poche grandi imprese e la difficoltà degli Stati di governare un’innovazione che procede su scala globale.
In questo scenario assume rilievo anche il ruolo dell’Unione europea, chiamata a trovare un equilibrio tra sviluppo della ricerca, competitività economica, tutela dei diritti e sicurezza. Regolamentare l’intelligenza artificiale significa infatti stabilire quali utilizzi siano accettabili, quali garanzie debbano essere previste e quali responsabilità debbano assumersi coloro che progettano e impiegano questi sistemi. Una sfida che riguarda non soltanto gli scienziati e le aziende, ma anche governi, istituzioni e cittadini.
Alla docuserie partecipano studiosi ed esperti di differenti discipline, tra cui il matematico Alfio Quarteroni, l’informatica Luigia Carlucci Aiello, il filosofo Massimo Cacciari, il ricercatore Roberto Navigli, il fisico Roberto Cingolani e la scienziata Amalia Ercoli Finzi. Il progetto è firmato da Paolo Alberti, con la cura di Valentina Antonioli e la regia di Angelo Vitale.
Il filo conduttore dei sei episodi è una questione destinata ad accompagnare lo sviluppo tecnologico dei prossimi anni: non soltanto che cosa l’intelligenza artificiale sarà capace di fare, ma quali decisioni gli esseri umani sceglieranno di affidarle. Una distinzione decisiva, perché il futuro di questa rivoluzione dipenderà tanto dai progressi della ricerca quanto dalle regole, dai valori e dalle responsabilità con cui verrà governata.


