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Partiti centristi, è caos: Marattin verso Forza Italia

Pubblicato: 05/11/2026 16:53

La crisi dei partiti centristi e dell’area liberale-riformista si fa sempre più evidente. Tra voti interni sul filo, alleanze contestate, dimissioni e ricorsi, diverse formazioni stanno affrontando una fase che potrebbe ridisegnarne gli equilibri prima delle prossime elezioni politiche.

Al centro dello scontro c’è la scelta della collocazione: cercare un accordo con i poli maggiori per ottenere rappresentanza oppure difendere un’identità autonoma, distante tanto dal centrodestra quanto dal centrosinistra. Una divisione che investe il Partito Liberaldemocratico, +Europa, Radicali Italiani e anche il campo civico romano.

Partito Liberaldemocratico diviso sulle alleanze

Il caso più rilevante riguarda il Partito Liberaldemocratico. Martedì, durante una direzione durata circa due ore, il confronto ha certificato una frattura profonda: su 50 componenti dell’organismo dirigente, 26 hanno appoggiato la proposta della segreteria, 21 hanno votato contro e due si sono astenuti.

La maggioranza ha quindi prevalso, ma i numeri descrivono un partito quasi spaccato a metà. La distanza non riguarda un dettaglio organizzativo: in gioco c’è la linea politica, il sistema delle alleanze e il futuro stesso del progetto liberaldemocratico.

Marattin guarda a Forza Italia, Marcucci frena

Una parte della dirigenza è favorevole ad aprire un dialogo elettorale con il centrodestra. L’altra teme invece che un’intesa di questo tipo possa indebolire l’autonomia del partito, preferendo la costruzione di uno spazio indipendente, aperto alle forze riformiste e liberali.

Le due posizioni appaiono difficili da ricomporre e si attende la convocazione di un’assemblea nazionale. Da quel passaggio potrebbe emergere una separazione formale, trasformando il dissenso interno in una vera e propria scissione.

A sostenere la linea dell’apertura anche verso il centrodestra è Luigi Marattin, fondatore e segretario del Partito Liberaldemocratico, già nel Pd e poi in Italia Viva. Negli ultimi mesi Marattin si è avvicinato a Forza Italia e ritiene possibile un accordo elettorale con la coalizione di centrodestra.

Il presidente del partito, Andrea Marcucci, anch’egli con un passato nel Pd, è su una posizione diversa. Marcucci vorrebbe mantenere un’alternativa ai due schieramenti principali e lavorare a un’intesa con Carlo Calenda e Pina Picierno. È questa contrapposizione a rendere concreta l’ipotesi di una rottura.

Il voto e i quattro punti della segreteria

Dopo la direzione, Marattin è intervenuto sui social per difendere il voto e chiarire il perimetro della proposta approvata. Il segretario ha spiegato che la relazione approvata “attesta la necessità di avviare interlocuzioni con tutte le forze politiche – non solo del centro – sulla base della tutela dell’autonomia del partito e di una chiara identità politico-culturale di stampo liberale, che si sostanzia nei 4 punti che abbiamo più volte spiegato e richiamato”.

Tra le priorità indicate figurano “l’esigenza che lo Stato faccia meno e meglio”, “politiche di liberalizzazione”, “costruzione di centrali nucleari” e “una riforma della scuola” fondata sul merito. Per la segreteria, dunque, il confronto con altri soggetti politici non dovrebbe significare rinunciare al profilo liberale del partito.

Marattin ha inoltre sostenuto che il dibattito non sarebbe nato nell’ultima riunione. La questione era stata già affrontata dalla segreteria nazionale, allargata ai responsabili regionali e provinciali, e il segretario richiama i dati di quel confronto: “tre quarti dei segretari regionali (14 su 18 esistenti) e due terzi dei segretari provinciali (48 su 75)” avrebbero dato sostegno “alla linea della segreteria nazionale”.

Secondo Marattin, questi numeri dimostrerebbero l’esistenza di un consenso significativo attorno alla strategia scelta. Per la componente contraria, tuttavia, resta il nodo della collocazione politica e del rischio di subordinare il progetto a un’alleanza con il centrodestra.

+Europa, il congresso contestato e il ricorso

Le tensioni non riguardano soltanto il Partito Liberaldemocratico. Anche +Europa è attraversata da una forte contrapposizione tra Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova, arrivata fino alle aule giudiziarie.

Magi è contrario a una confluenza in Casa Riformista e guarda con maggiore interesse a un possibile dialogo con Progetto Civico. Della Vedova, al contrario, ritiene che le sigle centriste possano ottenere più peso soltanto attraverso un’aggregazione ampia, individuando in Casa Riformista di Matteo Renzi il soggetto più strutturato per avviare un percorso comune.

Cosa succede a +Europa e Radicali Italiani

La disputa interna a +Europa riguarda anche il congresso previsto dal partito. Magi e i suoi sostenitori lo considerano illegittimo e hanno presentato un ricorso per chiederne l’annullamento. Sarà quindi la sede giudiziaria a intervenire su un passaggio che rischia di aggravare ulteriormente i rapporti tra le componenti.

La crisi ha coinvolto anche Radicali Italiani. Nei giorni scorsi Filippo Blengino ha annunciato le dimissioni da segretario, con accuse rivolte al presidente Matteo Hallissey, che è anche presidente di +Europa.

Blengino ha definito l’addio “È una scelta profondamente dolorosa”, spiegando che sarebbe maturato “di fronte a una degenerazione politica e a gravi irregolarità che impediscono la tenuta di un congresso regolare”. Si tratta di contestazioni politiche che evidenziano uno scontro ormai molto acceso.

L’ex segretario ha accusato Hallissey di avere imposto “una concezione proprietaria del partito”, in cui “la fedeltà personale prevale sulle competenze e gli organi statutari sono ridotti a strumenti di ratifica di decisioni assunte altrove”. Ha poi sostenuto che il presidente vorrebbe “trasformare Radicali Italiani in uno strumento di guerra interna a +Europa, al servizio di ambizioni personali che nulla hanno a che vedere con le nostre battaglie”.

Il caso Onorato e le tensioni al Campidoglio

Nel quadro delle difficoltà dell’area centrista e riformista rientra anche la vicenda di Alessandro Onorato, fondatore di Progetto Civico e assessore ai Grandi Eventi del Comune di Roma. Secondo indiscrezioni, il sindaco Roberto Gualtieri potrebbe chiedergli di lasciare l’incarico qualora decidesse di candidarsi alle primarie del centrosinistra.

Dietro questa eventualità ci sarebbero anche gli equilibri della coalizione. Onorato è considerato vicino a Giuseppe Conte e al Movimento 5 Stelle, circostanza che, secondo le ricostruzioni, avrebbe spinto il Nazareno a chiedere una valutazione attenta della situazione.

Cosa può accadere ora nell’area riformista

Onorato ha però respinto le indiscrezioni: “Non è vero, ho un rapporto straordinario con Gualtieri”. Ha aggiunto “non mi risulta” e “nessuno me lo ha mai chiesto”, escludendo di avere ricevuto richieste o pressioni per lasciare la giunta capitolina.

Dal Campidoglio, almeno finora, non è arrivata una smentita ufficiale sulle ricostruzioni relative a una possibile richiesta di dimissioni. Tra maggioranze risicate, congressi contestati, dimissioni e alleanze ancora da definire, l’area liberale e riformista attraversa dunque una fase di forte instabilità. Gli appelli all’unità restano, ma le divisioni interne rendono sempre più difficile costruire un polo politico comune.

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