
Venerdì nero per i mercati finanziari internazionali, travolti dalla nuova ondata di vendite sui titoli tecnologici e sulle società legate all’intelligenza artificiale. Dopo il pesante crollo di Wall Street, la paura si è trasferita prima sui listini asiatici e successivamente sulle Borse europee, tutte in deciso ribasso.
A Piazza Affari il Ftse Mib cede l’1,33% a 49.835 punti, dopo aver toccato un minimo di 49.656 punti. Le vendite colpiscono soprattutto banche, assicurazioni, energia e difesa, mentre alcuni titoli tecnologici tentano una reazione. Wall Street apre contrastata, con il rimbalzo del Nasdaq dopo il tonfo di ieri: in evidenza il titolo di Nvidia che sale del 7,3%.
16:08 – Nvidia rimbalza a Wall Street: il titolo sale del 7,3%
Forte rimbalzo per Nvidia a Wall Street, dove il titolo avanza del 7,3% dopo aver perso il 9,3% nella seduta di giovedì. Il recupero del colosso dei chip sostiene il Nasdaq e segnala un primo tentativo di reazione del comparto tecnologico dopo il pesante crollo della vigilia.
15:43 – Wall Street apre contrastata, il Nasdaq rimbalza dell’1,23%
Wall Street apre contrastata dopo il crollo registrato nella seduta precedente. Il Nasdaq rimbalza dell’1,23% e l’S&P 500 avanza dello 0,28%, mentre il Dow Jones resta sotto pressione e cede l’1,01%. Il recupero dei titoli tecnologici non basta quindi a riportare in positivo l’intero mercato statunitense.
15:10 – Il gas europeo scende a 85,7 euro: Ttf in calo del 5,4%
Continua la flessione del gas europeo, con il contratto di riferimento al Ttf di Amsterdam in calo del 5,4% a 85,7 euro per megawattora. Le quotazioni risentono delle prospettive di una possibile de-escalation nel Golfo, alimentate dai contatti tra il presidente statunitense Donald Trump e l’emiro del Qatar. Un’eventuale distensione potrebbe favorire il ripristino dei flussi di Gnl dal Golfo Persico, compromessi dal conflitto e in precedenza pari a circa un quinto dell’offerta mondiale.
Restano però diversi fattori di rischio in vista dell’inverno. Gli stoccaggi europei sono pieni al 73,75%, contro una media quinquennale del 90%, mentre temperature più rigide, una minore produzione da fonti rinnovabili e possibili interruzioni delle forniture norvegesi alimentano l’incertezza. Sul mercato pesa inoltre la concorrenza asiatica per assicurarsi i carichi di gas naturale liquefatto.
14:58 – Milano perde l’1,33%, Ftse Mib a 49.835 punti
Piazza Affari resta in deciso calo nel primo pomeriggio. Il Ftse Mib scende dell’1,33% a 49.834,97 punti, dopo aver oscillato tra un massimo giornaliero di 50.311 punti e un minimo di 49.656. La chiusura precedente era stata fissata a 50.505 punti. Il listino milanese riesce a contenere le perdite rispetto a Francoforte e Londra, ma il clima resta estremamente nervoso in attesa dell’avvio delle contrattazioni a New York.
Tra i titoli più penalizzati figurano Nexi, Generali, Banco Bpm, Bper, Leonardo, Eni ed Enel. Il comparto bancario risente delle prese di profitto e delle reazioni ai risultati trimestrali, mentre assicurazioni ed energetici vengono coinvolti nella generale riduzione dell’esposizione al rischio. In controtendenza si muovono alcuni titoli tecnologici e industriali, con Stm e Technoprobe che provano a recuperare terreno.
14:35 – Wall Street verso un tentativo di rimbalzo dopo il tracollo
I future americani indicano un possibile tentativo di stabilizzazione dopo il crollo della seduta precedente. I contratti sul Nasdaq 100 registrano un recupero, mentre quelli sull’S&P 500 oscillano intorno alla parità. Resta più debole il Dow Jones.
La tregua appare comunque fragile. Il mercato teme che il nuovo Congresso statunitense a maggioranza democratica possa introdurre regole più severe per l’intelligenza artificiale e rallentare la costruzione di nuovi data center. Alle preoccupazioni politiche si aggiungono i dubbi sulla capacità degli enormi investimenti nel settore di produrre rendimenti adeguati.
14:15 – S&P alza le previsioni sul petrolio per le tensioni nel Golfo
S&P Global Ratings ha rivisto al rialzo le proprie stime sui prezzi del petrolio e del gas, alla luce delle persistenti interruzioni delle esportazioni dal Golfo Persico. Per il resto del 2026 l’agenzia prevede un prezzo medio del Brent a 105 dollari al barile, rispetto ai 95 dollari indicati in precedenza, mentre il Wti è atteso a 95 dollari.
Per il 2027 le previsioni salgono rispettivamente a 85 dollari per il Brent e a 80 dollari per il Wti. Riviste al rialzo anche le stime sul gas europeo, con S&P che ipotizza il proseguimento delle difficoltà nello Stretto di Hormuz per tutto il prossimo anno, pur con volumi di greggio superiori ai minimi registrati nei mesi più critici.
13:18 – Banche e assicurazioni trascinano in basso Piazza Affari
Al giro di boa della seduta il Ftse Mib cede circa l’1,3%, in linea con il movimento negativo delle principali Borse europee. Le vendite si concentrano sul settore finanziario: Banco Bpm perde oltre il 2,5%, Bper più del 2%, Intesa Sanpaolo quasi il 2% e Unicredit oltre l’1%.
Banca Monte dei Paschi di Siena oscilla dopo la pubblicazione dei conti dei primi nove mesi, chiusi con un utile netto di 1,657 miliardi di euro, in aumento del 21,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Forti ribassi anche per Generali e Unipol, mentre Nexi risulta tra i titoli peggiori del listino.
12:03 – Europa tutta in rosso, Francoforte e Londra cedono il 2%
Le Borse europee proseguono la seduta in forte calo. Francoforte e Londra perdono circa il 2%, mentre Parigi arretra dell’1,6%. Milano limita parzialmente i danni, con una flessione di poco superiore al punto percentuale.
L’indice paneuropeo Stoxx 600 perde circa l’1%, cancellando i guadagni accumulati durante la settimana. Le vendite, inizialmente concentrate sui titoli tecnologici, si estendono anche a media, sanità, beni di consumo e servizi finanziari. Il mercato europeo risulta meno esposto rispetto a Wall Street al comparto dell’intelligenza artificiale, ma non riesce a sottrarsi alla fuga globale dal rischio.
11:30 – Lo spread resta stabile, euro debole sul dollaro
Nonostante le forti vendite sui mercati azionari, il mercato dei titoli di Stato italiani non mostra particolari tensioni. Lo spread tra Btp e Bund si mantiene intorno ai 108-110 punti base, segnalando che la pressione resta per ora concentrata sulle azioni.
L’euro perde terreno nei confronti del dollaro e viene scambiato poco sopra quota 1,117. Il rafforzamento della valuta statunitense riflette la ricerca di strumenti ritenuti più sicuri in una giornata dominata dalla volatilità.
10:07 – Il prezzo del gas scende di oltre il 3%
Il prezzo del gas europeo accelera al ribasso dopo un’apertura positiva. Al mercato Ttf di Amsterdam i future vengono scambiati intorno a 87,56 euro per megawattora, con una flessione del 3,46%.
Il movimento mostra l’estrema volatilità del settore energetico. Nelle prime contrattazioni il gas aveva superato i 92 euro, prima di invertire rapidamente la direzione. Gli operatori continuano a valutare le conseguenze delle tensioni geopolitiche e delle difficoltà nei flussi energetici internazionali.
09:56 – Milano riduce le perdite, ma il credito resta debole
Dopo un’apertura molto negativa, Piazza Affari recupera qualche frazione. Il Ftse Mib contiene temporaneamente il ribasso intorno all’1%, mentre il settore bancario continua a mostrare una debolezza diffusa.
Saipem e Banco Bpm figurano tra i titoli più penalizzati, mentre Technoprobe e Buzzi provano a muoversi in controtendenza. Il petrolio oscilla intorno ai 90 dollari al barile sul mercato statunitense, con gli investitori divisi tra le tensioni sull’offerta e i timori per un rallentamento dell’economia globale.
09:15 – Piazza Affari apre in forte calo
La Borsa di Milano comincia la seduta con il Ftse Mib in ribasso dell’1,58% a 49.710 punti. A trascinare il listino verso il basso sono soprattutto le banche e le utility. Banco Bpm perde quasi il 3% dopo la diffusione dei conti, Intesa Sanpaolo cede oltre il 2% e Bper arretra di una percentuale analoga.
Enel arriva a perdere oltre il 4% nelle prime battute, risultando inizialmente il titolo peggiore tra le società a maggiore capitalizzazione. La partenza conferma le attese negative maturate durante la notte dopo il tonfo dei mercati statunitensi e asiatici.
09:02 – Le Borse europee partono in netto ribasso
L’apertura europea è caratterizzata da vendite generalizzate. Londra cede l’1,45%, Francoforte perde l’1,74% e Parigi arretra dell’1,4%. Il timore principale riguarda le possibili conseguenze della vittoria democratica alle elezioni americane di metà mandato.
Gli investitori temono una stretta normativa sull’intelligenza artificiale, sui consumi energetici dei data center e sui finanziamenti pubblici destinati alle infrastrutture tecnologiche. Le preoccupazioni politiche si sommano ai dubbi già presenti sulle valutazioni elevate raggiunte dai principali gruppi del settore.
08:37 – Crollano Tokyo e Seul, vendite su tutta l’Asia
La giornata comincia con un pesante arretramento dei mercati asiatici. La Borsa di Tokyo chiude con il Nikkei in calo del 5,96%, scendendo sotto quota 60mila punti per la prima volta in circa cinque mesi e mezzo. Seul perde il 6%, appesantita dalle vendite sui grandi produttori di semiconduttori.
In rosso anche le Borse cinesi: Shenzhen cede il 2,2%, Shanghai l’1,1% e Hong Kong circa l’1,2%. Le vendite colpiscono soprattutto i produttori di chip e le società più esposte alla crescita degli investimenti nell’intelligenza artificiale. La taiwanese Tsmc e i gruppi coreani Samsung Electronics e SK Hynix subiscono pesanti ribassi.
08:05 – Il crollo tecnologico parte da Wall Street
La nuova ondata di vendite è stata innescata dalla pesantissima seduta di Wall Street. Il Nasdaq ha perso il 5,52%, l’S&P 500 è arretrato del 4,36% e il Dow Jones ha ceduto il 3,44%. In poche ore sono stati bruciati migliaia di miliardi di dollari di capitalizzazione.
Il risultato delle elezioni di metà mandato ha accelerato una correzione già alimentata dai dubbi sulle valutazioni dei titoli tecnologici. Il controllo democratico del Congresso potrebbe tradursi in maggiore vigilanza sugli investimenti nell’intelligenza artificiale e sull’espansione dei data center. Dopo mesi di rialzi, gli operatori hanno iniziato a interrogarsi anche sulla sostenibilità del debito contratto per finanziare le nuove infrastrutture e sui tempi necessari per ottenere ritorni economici.


