
Un uomo armato è stato arrestato a pochi isolati dalla Casa Bianca, dopo essere stato trovato all’interno di un veicolo rubato con tre armi da fuoco e decine di munizioni. Secondo il Dipartimento per la Sicurezza interna degli Stati Uniti, il sospettato avrebbe dichiarato agli agenti di essere arrivato a Washington perché alcune “voci nella sua testa” gli avrebbero ordinato di uccidere il presidente Donald Trump.
L’uomo è stato identificato come Ronny Yordrix Guanipa Chrinos, cittadino venezuelano di 26 anni. Le autorità americane sostengono che si trovasse illegalmente negli Stati Uniti dopo essere entrato dal confine con il Texas nel marzo 2024. Il sospettato è stato affidato alla custodia dello United States Marshals Service e deve rispondere di numerosi reati legati alle armi e al possesso del veicolo.
L’intervento degli agenti vicino alla Casa Bianca
L’arresto è avvenuto nella tarda serata di giovedì lungo Constitution Avenue, nella zona dell’Ellipse, immediatamente a sud della Casa Bianca. Secondo la ricostruzione contenuta negli atti giudiziari, poco prima della mezzanotte un agente del Secret Service avrebbe notato un pick-up Ford F-150 blu parcheggiato lungo la strada.
Il 26enne sarebbe stato inizialmente trovato addormentato all’interno del mezzo. L’agente avrebbe quindi bussato al finestrino per verificare le sue condizioni. Quello che era cominciato come un controllo apparentemente ordinario si è trasformato rapidamente in un intervento di sicurezza, dopo che l’uomo avrebbe fatto capire di avere delle armi con sé.
Per comunicare con gli agenti sarebbe stato utilizzato anche Google Translate. Il sospettato, secondo l’affidavit depositato presso la Corte superiore del Distretto di Columbia, avrebbe spiegato di avere un’arma all’interno di una borsa marrone e di essere disposto a consegnarla senza opporre resistenza.
Le tre armi trovate nel veicolo rubato
Durante la successiva perquisizione del pick-up, gli agenti hanno trovato tre armi da fuoco: un fucile in stile AR-15, una pistola Glock 43X e un’arma semiautomatica MAC-10. Nel mezzo erano presenti anche decine di munizioni.
Le verifiche hanno inoltre permesso di accertare che il veicolo risultava rubato. Il sospettato avrebbe sostenuto che il mezzo gli fosse stato prestato dal proprio datore di lavoro e di avere acquistato le armi circa un mese prima. Avrebbe anche riferito di vivere da qualche tempo all’interno del pick-up.
La posizione dell’uomo resta al vaglio degli investigatori. Le autorità dovranno ricostruire la provenienza delle armi, verificare come siano state acquistate e stabilire se il sospettato abbia agito da solo oppure abbia avuto contatti con altre persone prima di raggiungere Washington.
La presunta minaccia contro Donald Trump
Il passaggio più grave della vicenda emerge dalla nota diffusa dal Dipartimento per la Sicurezza interna. Secondo il DHS, una volta fermato, Guanipa Chrinos avrebbe raccontato di avere sentito alcune voci che gli ordinavano di recarsi nella capitale federale per uccidere Donald Trump.
La dichiarazione relativa al presidente viene attribuita direttamente dalle autorità al sospettato, ma non compare nei passaggi dell’affidavit giudiziario resi pubblici dai media americani. Nel documento vengono invece riportate altre frasi confuse, relative al possesso delle armi e alla convinzione che qualcuno avesse cercato di ucciderlo.
Gli investigatori dovranno quindi chiarire quando e in quali circostanze sia stata pronunciata la presunta minaccia contro Trump. Dovranno inoltre valutare le condizioni psicologiche dell’uomo e verificare se esistesse un piano concreto per attentare alla vita del presidente oppure se si sia trattato di dichiarazioni prive di una preparazione operativa.
La presenza di tre armi e di numerose munizioni all’interno di un veicolo rubato, parcheggiato nei pressi della Casa Bianca, ha comunque fatto scattare immediatamente le procedure previste per le possibili minacce alla sicurezza presidenziale.
Le accuse contestate al ventiseienne
Guanipa Chrinos è accusato di trasporto illegale di armi da fuoco, possesso di armi e munizioni non registrate e detenzione di una pistola senza licenza. A queste contestazioni si aggiungono quelle relative all’uso non autorizzato di un veicolo, al furto e alla ricettazione.
Il sospettato è comparso venerdì davanti alla Corte superiore del Distretto di Columbia ed è rimasto detenuto senza possibilità di rilascio su cauzione. I procuratori federali stanno esaminando il materiale raccolto per stabilire se formulare ulteriori accuse. Non risulta ancora chiaro se il 26enne abbia nominato un avvocato.
Secondo il Dipartimento per la Sicurezza interna, l’uomo sarebbe entrato illegalmente negli Stati Uniti attraverso il Texas nel marzo 2024. Sarebbe stato fermato dalla polizia di frontiera e successivamente rilasciato. L’Immigration and Customs Enforcement avrebbe ora presentato una richiesta affinché il sospettato rimanga in custodia anche al termine dell’eventuale procedimento penale, in vista di una possibile espulsione.
Il Secret Service: “Aumentano le minacce”
Il direttore del Secret Service, Sean Curran, ha sottolineato il ruolo degli agenti nel disinnescare una situazione potenzialmente pericolosa. Secondo Curran, l’episodio conferma l’esistenza di un livello elevato di minaccia e la crescente frequenza con cui persone armate vengono individuate nelle vicinanze del complesso presidenziale.
Il segretario alla Sicurezza interna Markwayne Mullin ha ringraziato gli agenti intervenuti, sostenendo che l’arresto abbia impedito al sospettato di fare del male ad altre persone. La Casa Bianca non ha rilasciato dichiarazioni sul caso e ha rinviato ogni richiesta di informazioni al Dipartimento per la Sicurezza interna e al Secret Service.
L’indagine dovrà ora determinare quale fosse il reale obiettivo dell’uomo e perché avesse scelto di fermarsi proprio a breve distanza dalla residenza presidenziale. Al momento le contestazioni ufficiali riguardano soprattutto le armi e il veicolo rubato, mentre la presunta intenzione di uccidere Donald Trump resta un elemento investigativo riferito dalle autorità e ancora da ricostruire pienamente.


