
Benjamin Netanyahu alza i toni dello scontro politico alla vigilia della decisione che potrebbe mettere fine alla sua lunga stagione alla guida di Israele. Il premier uscente ha lanciato un durissimo attacco contro l’ipotesi di un governo guidato da Gadi Eisenkot e sostenuto anche dai partiti arabi. «Un governo del genere, dipendente dagli islamisti, smantellerà lo Stato di Israele dall’interno, come sta accadendo nei Paesi europei, e con proporzioni ancora più gravi», ha dichiarato in un videomessaggio. Parole che arrivano mentre il Paese attende la scelta del presidente Isaac Herzog, prevista per domenica 8 novembre.
Il capo dello Stato dovrà indicare la personalità incaricata di formare il nuovo esecutivo dopo le elezioni della scorsa settimana. Al termine delle consultazioni, Herzog ha preso atto dei rapporti di forza parlamentari: 67 deputati sostengono Eisenkot, mentre il blocco di Netanyahu può contare sull’appoggio di 46 parlamentari. Una situazione che apre la strada a un possibile cambio di governo, anche se la costruzione di una maggioranza resta un passaggio complesso. Netanyahu, nel tentativo di evitare l’esclusione dal potere, ha rilanciato la proposta di un governo di unità nazionale.
La risposta di Eisenkot e l’apertura al Likud
La replica del partito Yashar, guidato da Eisenkot, non si è fatta attendere. In un messaggio pubblicato su X, la formazione dell’ex capo di Stato maggiore ha accusato Netanyahu di invocare l’unità nazionale soltanto dopo aver compreso di rischiare la perdita del governo. «L’uomo che ha diviso, lacerato e seminato discordia nella società israeliana ora parla di unità solo perché si rende conto che i suoi giorni al potere sono contati», ha dichiarato il partito, ricordando le profonde divisioni politiche che hanno attraversato Israele anche durante la guerra.
Yashar ha tuttavia lasciato aperta una possibilità di collaborazione con il Likud. Il partito di Netanyahu e i suoi alleati potrebbero partecipare a un esecutivo di ampia coalizione, ma soltanto a condizione di rompere i rapporti con le formazioni considerate estremiste e accettare i quattro principi indicati da Eisenkot. Tra questi figurano il riconoscimento di Hamas come organizzazione terroristica e l’impegno a eliminare il suo potere militare e politico. Il futuro governo, nelle intenzioni di Eisenkot, dovrebbe assumere il carattere di un esecutivo nazionale di emergenza.
La nuova alleanza che può cambiare Israele
Il nodo decisivo riguarda la composizione della futura maggioranza. Eisenkot sta lavorando a una coalizione che potrebbe mettere insieme forze politiche fino a poco tempo fa considerate incompatibili. Tra le ipotesi figura un’intesa con i partiti ebraici ultraortodossi, affiancata dalla partecipazione di Ra’am, la formazione islamista moderata guidata da Mansour Abbas, che ha riconosciuto Israele come Stato ebraico. A questa maggioranza potrebbe aggiungersi il sostegno esterno della Lista Comune, espressione prevalentemente della popolazione araba israeliana.
È proprio questa prospettiva ad alimentare l’offensiva politica di Netanyahu, secondo il quale una coalizione dipendente dai partiti arabi non sarebbe in grado di contrastare Hamas e rappresenterebbe una minaccia per la tenuta dello Stato. Il premier ha quindi chiesto un governo che riunisca tutte le formazioni dell’area nazionale e sionista, evitando però di rivendicare esplicitamente per sé la guida del nuovo esecutivo. La decisione di Herzog, attesa domenica, segnerà il primo passaggio istituzionale verso la formazione della nuova maggioranza e chiarirà a chi verrà affidato il tentativo di superare lo stallo politico.


