
Un inquietante episodio di profanazione e sfregio colpisce nel vivo la sensibilità collettiva di un intero quartiere,trasformando uno spazio di aggregazione civica e di devozione popolare nel teatro dell’ennesima scellerata bravata. Tra il montare dell’indignazione generale che viaggia sottotraccia e sulle piattaforme digitali, le immediate reazioni dei residenti determinati a ripulire la zona e l’accorato appello rivolto alle autorità competenti per garantire maggiore sicurezza e punire i responsabili, la cronaca locale deve registrare una ferita profonda. Un gesto sconsiderato che riapre il dibattito sul degrado urbano, sul rispetto delle tradizioni e sul valore della tutela del bene comune.
Tensione e sconcerto alla periferia di Foggia, dove gli abitanti di via Benedetto Croce si sono svegliati di fronte a una scena desolante: una statua raffigurante Padre Pio è stata barbaramente decapitata e la testa dell’opera è del tutto scomparsa, verosimilmente trafugata dagli autori dell’incursione. Il monumento sacro si trova all’interno di una piccola oasi verde curata con devozione e impegno quotidiano dagli stessi residenti. Il vile atto vandalico ha scatenato un’ondata di sdegno e di furiose proteste, varcando rapidamente i confini del quartiere per approdare sui canali social.
A farsi portavoce del malessere generale è stato Renato Imbriani, docente e residente del quartiere, che ha affidato alla rete un duro commento per stigmatizzare la gravità dell’accaduto: «Ci sono gesti che lasciano senza parole. E poi ci sono episodi che rappresentrepresentano un vero e proprio schiaffo alla dignità di un’intera comunità».L’insegnante ha bollato la profanazione come «un gesto gravissimo» capace di calpestare il rispetto verso la fede altrui.
La reazione del quartiere e l’appello alla cittadinanza
Il primo ad accorgersi dell’avvenuto danneggiamento è stato un anziano del posto, il custode volontario che ogni giorno si dedica alla manutenzione dell’aiuola e che aveva personalmente costruito le recinzioni in legno a protezione del monumento. Nonostante lo sconforto e il mancato ritrovamento della testa della statua, i cittadini non si sono fatti abbattere: si sono subito rimboccati le maniche per rimettere in sesto la scultura mutilata e riordinare lo spazio verde circostante.
Le istituzioni sono ora chiamate a far luce sul grave episodio per restituire dignità alla zona e risalire ai colpevoli. Renato Imbriani ha lanciato un forte richiamo alla responsabilità collettiva per fermare l’incuria: «Non possiamo continuare ad assistere in silenzio al degrado dei nostri quartieri». Il docente ha infine sollecitato l’aiuto di eventuali testimoni: «Chi ha visto qualcosa parli. Chi ha responsabilità intervenga. Chi ama questa città non si volti dall’altra parte»,invocando una risposta ferma contro l’inciviltà.


