
Tassa sui pacchi, con la Manovra 2026 arriva una misura destinata a incidere sulle abitudini di acquisto degli italiani: una tassa da 2 euro applicata a ogni pacco con valore inferiore ai 150 euro. L’obiettivo dichiarato è reperire nuove risorse per finanziare altri interventi della legge di bilancio, ma anche tutelare il Made in Italy e arginare l’impatto dell’ultra fast fashion. Una scelta che, come sottolineato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, risponde alla necessità di sostenere gli esercenti italiani, in particolare nel settore moda, messi sotto pressione dall’arrivo massiccio di prodotti a basso costo.
Tassa sui pacchi, due euro a spedizione: cosa prevede la Manovra
La cosiddetta “Manovra della prudenza” introduce tagli e rinunce per evitare altre misure impopolari – dalla conferma della cedolare secca sugli affitti brevi al mancato aumento dell’Irap per le holding – compensati da nuove entrate fiscali. Accanto all’aumento della Tobin tax (dallo 0,2% allo 0,4%) e all’aliquota sulle polizze accessorie della Rc Auto (dal 2,5% al 12,5%), spunta dunque la tassa sui piccoli pacchi.
Nel messaggio inviato all’assemblea di Confesercenti, Urso ha spiegato che il contributo di 2 euro riguarderebbe inizialmente i pacchi provenienti da Paesi extra-UE e destinati a tutela dei controlli doganali e della produzione italiana. Ma la questione, secondo molti osservatori, è più complessa.
Dazio o tassa? I nodi giuridici della misura
Secondo un’analisi citata da Il Sole 24 Ore, l’Italia non può introdurre un dazio autonomo sui pacchi provenienti da Paesi esterni all’Unione Europea: la politica doganale è infatti una competenza esclusiva dell’Ue. L’unica strada percorribile sarebbe quindi una tassa nazionale applicabile a tutti i pacchi sotto i 150 euro, indipendentemente dalla provenienza.
Ciò significa che a pagare sarebbero anche le spedizioni interne all’UE e gli acquisti sul mercato nazionale. Una scelta che amplierebbe notevolmente la platea dei consumatori coinvolti, con effetti diretti sulle abitudini di acquisto, soprattutto in un Paese dove l’online continua a crescere.
Tassa sui pacchi, la posizione di Confesercenti: “Serve una strategia per le piccole imprese”
Confesercenti da tempo solleva la questione delle micro spedizioni, ritenendo necessario un intervento che riequilibri la concorrenza tra le grandi piattaforme internazionali e le micro e piccole imprese italiane. I dati parlano chiaro: nel 2024 i pacchi consegnati in Italia hanno superato il miliardo, con una media di 18 colli per residente. L’associazione sostiene che una tassa potrebbe incentivare gli acquisti nei negozi fisici, riducendo il gap competitivo e tutelando il commercio di prossimità.
Allo stesso tempo, però, sottolinea un punto critico: a pagare saranno i consumatori, non i colossi dell’e-commerce che già sfruttano sistemi fiscali favorevoli. Un problema aggravato dal fatto che la Web tax, nel 2024, ha prodotto appena 455 milioni di euro, contro i 7,7 miliardi versati dalle piccole attività all’erario. Un divario che denuncia l’incapacità di tassare in modo efficace le multinazionali digitali, spesso pronte a spostare le loro infrastrutture dove il regime fiscale è più conveniente.
Chi pagherà davvero e quali conseguenze?
Se introdotta nella forma giuridicamente valida (quella di una tassa nazionale), la misura colpirebbe:
- i consumatori che acquistano online, anche all’interno dell’UE;
- le imprese che spediscono pacchi sotto i 150 euro;
- il mercato interno, con possibili rincari dei costi di consegna.
L’obiettivo dichiarato è sostenere la produzione italiana e frenare l’ultra fast fashion, ma molti esperti osservano che il rischio concreto è un aumento dei costi per i cittadini, senza garanzie di un reale riequilibrio competitivo a favore delle piccole imprese. Intanto il dibattito resta aperto: come riportare davvero al centro le attività locali? Come rimettere in contatto produttori, distributori e consumatori nella vita quotidiana delle città e dei borghi? La risposta, concludono molte associazioni di categoria, potrebbe non passare da una tassa.


