
Russia-Ucraina, nell’intervista comparsa oggi su HuffPost e curata da Federica Fantozzi, Ernesto Galli della Loggia offre una lettura severa e disincantata del conflitto tra Russia e Ucraina, allargando lo sguardo ai rapporti tra Stati Uniti ed Europa e alle debolezze strutturali delle democrazie occidentali. Il suo punto di vista è netto: dietro le ambiguità di Donald Trump e l’aggressività di Vladimir Putin si muove un’Europa impreparata, divisa e politicamente fragile.
Trump e il possibile disimpegno dagli alleati europei
Secondo Galli della Loggia, l’ipotesi di un disinteresse strategico degli Stati Uniti verso l’Europa appare illogica sul piano geopolitico. Abbandonare il legame transatlantico significherebbe per Washington rinunciare a un asset fondamentale anche sul fronte del Mediterraneo, dell’Africa e del Medio Oriente. Una scelta che, anziché rafforzare gli Usa nello scenario globale, li indebolirebbe.
Proprio per questo, lo storico esclude spiegazioni puramente razionali e avanza un’ipotesi inquietante: un possibile ricatto esercitato da Putin su Trump, basato su documenti o prove compromettenti. È, precisa, una “certezza morale”, non fondata su evidenze pubbliche, ma l’unica chiave interpretativa che gli consente di spiegare l’atteggiamento dell’ex presidente americano.
La strategia russa: corruzione e penetrazione nelle democrazie
Nel ragionamento di Galli della Loggia, la corruzione politica è diventata uno strumento centrale dell’influenza russa in Europa. Putin, forte della sua formazione nel Kgb, avrebbe adattato le tecniche di pressione alle fragilità dei sistemi democratici occidentali, colpendo parlamenti e partiti.
In un contesto segnato da classi politiche deboli, prive di grandi ideali e culturalmente fragili, anche somme relativamente contenute possono rendere un deputato ricattabile. Il caso dei finanziamenti russi al partito di Marine Le Pen è citato come esempio noto di un fenomeno che, secondo lo storico, sarebbe molto più esteso.
L’opinione pubblica italiana e la stanchezza per la guerra
Galli della Loggia non ha dubbi: la maggioranza dell’opinione pubblica italiana è stanca della guerra in Ucraina e non la percepisce come una questione vitale. Trump e i partiti a lui vicini intercettano questo sentimento diffuso, favorito da una scarsa educazione geopolitica e dal progressivo impoverimento del sistema educativo negli ultimi decenni.
La distanza emotiva e culturale dal conflitto spiega, secondo lo storico, l’indifferenza verso le possibili conseguenze strategiche di una vittoria russa.
Zelensky, le critiche e la questione delle garanzie di sicurezza
Pur riconoscendo il clima di ironia e sufficienza che circonda Volodymyr Zelensky, Galli della Loggia respinge l’idea di un leader inadeguato. Al contrario, sottolinea la capacità del presidente ucraino di tenere insieme il Paese dopo oltre tre anni di guerra, nonostante condizioni estreme.
Zelensky, osserva, ha già accettato compromessi rilevanti, dal congelamento del fronte alla rinuncia alla prospettiva Nato. Il punto decisivo resta però uno solo: le garanzie di sicurezza, che solo gli Stati Uniti possono realmente assicurare. L’Europa, da sola, non è in grado di farlo.
I rischi di una pace senza deterrenza
Se queste garanzie non arriveranno, lo scenario delineato è cupo. Putin avrebbe mano libera per annettere di fatto l’Ucraina e, in prospettiva, per estendere la propria influenza su Moldavia e Paesi Baltici, ricostituendo una sfera di controllo simile a quella sovietica.
Di fronte a questo rischio, la domanda di pace dell’opinione pubblica europea appare comprensibile ma, secondo Galli della Loggia, pericolosamente ingenua. Il pacifismo, sostiene, ignora il dato essenziale: non tutti gli attori internazionali condividono le stesse intenzioni pacifiche.
Armi, spesa pubblica e il nodo irrisolto del pacifismo
Alla contrapposizione tra spesa militare e welfare, lo storico risponde in modo brutale ma lineare: senza sicurezza, anche la sanità perde significato. Il pacifismo occidentale, a suo avviso, è afflitto da cortocircuiti logici e da un “buonismo” alimentato da decenni di propaganda politica, in particolare nella cultura della sinistra italiana. Questo retaggio pesa ancora oggi, rendendo difficile una posizione chiara sul conflitto ucraino.
Le divisioni politiche in Italia e in Europa
Sul piano interno, Galli della Loggia individua una asimmetria tra destra e sinistra. La coalizione di governo, pur con differenze interne, avrebbe dimostrato di saper tenere sotto controllo le componenti più filo-russe, mentre a sinistra le fratture sull’Ucraina restano profonde. A livello europeo, un eventuale successo delle destre radicali in Francia, Germania e Regno Unito segnerebbe, secondo lo storico, un punto di non ritorno. Per ora, conclude, l’equilibrio tiene, ma resta estremamente fragile.


