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Lucio Caracciolo, la fuga dei collaboratori Limes: “Troppo filo-russo”

Pubblicato: 17/12/2025 08:30

La rivista Limes perde alcune delle sue firme storiche e al centro della vicenda c’è Lucio Caracciolo, direttore del mensile e figura chiave della geopolitica italiana. Le dimissioni di collaboratori di primo piano stanno alimentando un dibattito acceso sulla linea editoriale della testata, accusata da una parte dei suoi ex analisti di aver assunto posizioni ritenute troppo vicine alle letture di Mosca sul conflitto in Ucraina. Un confronto che non riguarda solo le analisi, ma il metodo stesso con cui viene raccontato lo scenario internazionale.
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L’ultimo addio in ordine di tempo è quello del generale Vincenzo Camporini, ex capo di Stato maggiore della Difesa e tra i collaboratori più autorevoli del mensile. Camporini ha motivato la sua scelta parlando apertamente di delusione, sostenendo di non riconoscersi più in una rivista che, a suo giudizio, avrebbe imboccato una deriva editoriale non condivisibile. Una separazione definita civile, ma che arriva dopo anni di collaborazione e che segna uno strappo significativo.

La linea di Caracciolo e le accuse di sbilanciamento

Secondo i dissidenti, la responsabilità di questa frattura sarebbe da ricondurre alla linea impressa da Lucio Caracciolo, accusato di mantenere una postura interpretata come indulgente verso la Russia. Un’accusa respinta con decisione dal direttore, che rivendica il ruolo di Limes come spazio di analisi e non di militanza. Caracciolo sottolinea come la missione della rivista sia quella di pubblicare punti di vista diversi e persino opposti, offrendo ai lettori strumenti per comprendere le ragioni di tutte le parti in causa.

La difesa del pluralismo informativo è al centro della replica del direttore, che rivendica una coerenza metodologica portata avanti da decenni. Secondo questa impostazione, dare spazio anche a voci critiche o scomode non significa allinearsi, ma svolgere un lavoro di analisi indipendente, lontano da logiche di schieramento.

Non solo Camporini: l’uscita di altre firme storiche

Quello di Camporini non è un caso isolato. Insieme a lui hanno deciso di lasciare anche Federigo Argentieri, Franz Gustincich e Giorgio Arfaras, configurando quella che viene descritta come una vera e propria fuga di accademici e intellettuali. Profili che per anni hanno contribuito alla costruzione dell’identità della rivista e che oggi parlano di una distanza ormai insanabile.

Argentieri, professore di scienze politiche, ha ricostruito una frattura maturata nel tempo, a partire dalle analisi sull’Ucraina e dalla lettura degli eventi successivi al 2014. Secondo questa visione, alcune scelte editoriali avrebbero segnato una presa di posizione netta, incrinando un rapporto professionale e umano durato oltre trent’anni.

Tra successo editoriale e tensioni interne

La vicenda assume contorni ancora più complessi se si guarda ai numeri. Limes continua a registrare una crescita delle vendite, con le copie che hanno superato quota 50mila tra edizioni e formati. Un successo editoriale che però convive con un clima interno sempre più teso, fatto di separazioni e polemiche.

Sul fondo resta anche l’incertezza legata al futuro del gruppo Gedi, editore della rivista, impegnato in trattative che potrebbero ridefinire gli assetti del panorama mediatico. In questo contesto, lo scontro attorno a Lucio Caracciolo e alla linea di Limes diventa il simbolo di una frattura più ampia: quella di una geopolitica che divide non solo gli Stati, ma anche chi la analizza e la racconta.

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