
C’era un cane nero nel bilancio dello Stato, che per quanto moribondo, per svariati motivi, consumava risorse. Da ieri le risorse sono state ritirate ed in cane è morto. Il cane nero si chiamava Ponte sullo Stretto e veniva, con vanto inusitato, portato al guinzaglio non da un politico meridionale, i quali si sa sono scaramantici, ma da un milanese al comando delle Infrastrutture e trasporti italiani, il ministro Matteo Salvini della ex Lega Nord.
Uno più a nord di lui, e quindi più concreto, il ministro del Tesoro Giorgetti, gli ha definanziato di ben 3,5 mld, che non sono noccioline, il capitolo di bilancio visto che aveva perso tempo, già da due anni annunciava l’inizio dei lavori mai partiti, ed i soldi che peraltro servono ad altro non possono stare fermi. Il problema non è da poco, perché a causa delle guerre acciaio e cemento sono aumentati almeno del 30%, per cui allo stanziamento del costo complessivo mancavano già 4/5 mld.

A questo punto il conto della spesa tra ciò che già mancava e quello che sarà tolto in Finanziaria batterà ad un cifra approssimativa di 8 mld. Trovare 8 mld in una prossima finanziaria per accontentare dal punto di vista contabile, dopo aver provveduto a mettere a posto carte, revisione prezzi, documentazione ambientale ai sensi delle norme UE, sembra un’impresa titanica molto al di fuori delle ristrettezze di bilancio italiane. Una mossa di buon senso, cosa difficile di questi tempi, sarebbe stanziare una parte di quelle somme residuali, intanto, per ristrutturare i 17.000 km di strade siciliane, di cui 3.000 statali e ben 14.000 di strade provinciali, che versano in uno stato da terzo mondo dopo decenni senza manutenzione. Tra breve recarsi da un paese all’altro sarà impossibile per chi non provvisto di fuoristrada o trattore.
Solo per la manutenzione straordinaria delle strade provinciali il Dipartimento Infrastrutture della Regione siciliana calcolò un importo prudenziale di 2,5 mld. Praticamente 180.000 euro a km, un importo basso se si considera che in Italia solo il rifacimento del manto stradale costa 140.000 euro a km, senza considerare opere più complesse, ponti, gallerie, palificazioni causa frane, caditoie per il reflusso delle acque, opere per la sicurezza stradale.
Per cui, a parte i rilievi giuridici su una gara fatta 19 anni fa, e difficilmente riproponibile, l’ipotesi che questo governo in questa legislatura apra un cantiere a Messina sembra tramontata. E dopo? Del diman non c’è certezza. Ci sarà la Meloni? Ci sarà Salvini? Staranno sempre insieme? Quien sabe.


