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“Ormai endemici”. L’allarme degli esperti su cambiamento climatico e virus: quali sono

Pubblicato: 17/12/2025 17:22

Virus endemici, il cambiamento climatico sta trasformando la diffusione di zanzare, zecche e dei virus che trasportano, rendendo le arbovirosi un problema stabile anche in Italia. È il quadro che emerge dal 24esimo congresso della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), in corso a Riccione, dove clinici ed esperti uniscono dati epidemiologici e strategie di prevenzione in un’ottica One Health.

Un fenomeno non più stagionale né legato ai viaggi

Le malattie trasmesse da zanzare e zecche non sono più un evento sporadico o limitato ai mesi estivi. Estati più lunghe e inverni miti favoriscono la sopravvivenza dei vettori e la circolazione virale. Condizioni che spiegano la stabilizzazione in Italia di virus come Dengue, West Nile, chikungunya, Toscana virus ed encefalite da zecche (Tbe).
Secondo i dati di sorveglianza nazionale dell’Istituto superiore di sanità, diffusi dalla Simit, dal 1° gennaio al 9 dicembre 2025 sono stati registrati:

  • 463 casi di chikungunya, di cui 384 autoctoni;
  • 204 casi di dengue, con trasmissione locale documentata;
  • 113 infezioni da Toscana virus, quasi tutte contratte in Italia;
  • 58 casi di Tbe, in prevalenza autoctoni, oltre a casi di Zika legati ai viaggi.

Numeri che confermano come la distinzione tra malattie “importate” e “locali” sia sempre meno netta.

La sopravvivenza dei vettori e la mutata stagionalità

«Le stagioni fredde sono sempre più brevi e meno rigide e questo riduce la mortalità di zanzare e zecche», spiega Massimo Crapis, membro del Comitato di presidenza del congresso Simit. La conseguenza è una presenza più stabile dei vettori e la possibilità, per virus come West Nile o chikungunya, di circolare durante tutto l’anno.
Non solo: sia Culex sia zanzara tigre riescono a sopravvivere in ambienti chiusi e caldi e possono trasmettere il virus alla progenie. Con un rialzo delle temperature, anche dopo periodi di quiescenza, l’attività può riprendere rapidamente.

Emilia-Romagna laboratorio dell’Italia che cambia

La regione si conferma tra le più colpite, con evidenze di endemizzazione per più virus:

  • West Nile stabile in ampie zone della Pianura Padana;
  • Toscana virus con il numero più alto di casi autoctoni a livello nazionale;
  • chikungunya, con 322 casi autoctoni registrati;
  • Tbe, ormai presente in modo strutturale, soprattutto nell’area di Modena.

«Non possiamo più considerare le arbovirosi come eventi sporadici», sottolinea Crapis. Servono attenzione clinica, sorveglianza costante e una maggiore consapevolezza sia tra operatori sanitari sia tra cittadini.

Viaggi internazionali: la protezione inizia prima della partenza

Con l’arrivo delle vacanze natalizie, gli infettivologi richiamano l’importanza di una pianificazione sanitaria del viaggio, soprattutto per chi si reca in aree tropicali o subtropicali. È fondamentale rivolgersi per tempo al medico di base o agli ambulatori di medicina dei viaggi per valutare:

  • vaccinazioni contro tifo, epatite A e B;
  • profilassi antimalariche personalizzate;
  • l’eventuale utilizzo del vaccino contro la Dengue, oggi disponibile anche in Italia.

Resta centrale la prevenzione delle punture di zanzara, tramite repellenti, zanzariere, abbigliamento protettivo ed eliminazione dell’acqua stagnante. «Queste misure non proteggono solo il singolo viaggiatore – osserva Crapis – ma hanno un valore di sanità pubblica: un caso importato può contribuire alla circolazione del virus se i vettori sono presenti sul territorio».

Un congresso per fare il punto sull’approccio One Health

Il tema delle arbovirosi e delle loro implicazioni sanitarie è al centro del congresso Simit, che fino al 19 dicembre riunisce oltre 1.200 infettivologi al Palariccione. Quattro giorni di corsi, simposi e tavole rotonde per aggiornare la rete nazionale sulle trasformazioni epidemiologiche legate al clima e alla mobilità globale.

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