
All’alba, quando la città è ancora ferma e il traffico scorre appena lungo corso Regina Margherita, le luci blu rompono il silenzio davanti a uno degli spazi più noti della galassia antagonista torinese. Mezzi delle forze dell’ordine, agenti in tenuta operativa, accessi controllati. L’aria è tesa, mentre davanti allo stabile iniziano a fermarsi attivisti e simpatizzanti, osservati a distanza. È una mattina che riporta Torino al centro di una frattura mai davvero ricomposta tra istituzioni e movimenti radicali.
È in questo contesto che prende forma l’operazione scattata oggi contro il centro sociale Askatasuna, storico spazio occupato in corso Regina Margherita. Dalle prime ore del giorno la Digos della questura di Torino, insieme ai reparti mobili, sta effettuando perquisizioni all’interno dello stabile, occupato dal 1996, e in diverse abitazioni di militanti riconducibili all’area del centro sociale e a collettivi studenteschi. Un intervento imponente, con la presenza anche dei carabinieri, che segna un nuovo passaggio nell’inchiesta sugli episodi di violenza avvenuti nei mesi scorsi. Intanto, vicino al centro sociale sono state chiuse due scuole, una primaria e una dell’infanzia.
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Il collegamento con le manifestazioni pro Palestina
Secondo quanto emerge, il blitz sarebbe collegato all’indagine sugli assalti avvenuti durante alcune manifestazioni pro Palestina, in particolare quelli contro le Ogr, la sede di Leonardo e la redazione del quotidiano La Stampa. Episodi che avevano acceso il dibattito pubblico sul livello di radicalizzazione di alcune frange della protesta e sul confine sempre più sottile tra manifestazione politica e azione violenta.
Mentre le operazioni sono ancora in corso, davanti ad Askatasuna si registra un progressivo afflusso di attivisti, tenuti a distanza dalle forze dell’ordine. La situazione resta sotto controllo, ma il clima è carico di tensione. L’inchiesta, destinata a svilupparsi nelle prossime settimane, riporta al centro dell’attenzione il ruolo dei centri sociali torinesi e il nodo, irrisolto, dell’ordine pubblico nelle piazze più radicali della città.


