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Schlein fuori dai giochi: la sinistra europea decide, quella italiana predica

Pubblicato: 18/12/2025 14:53
Elly Schlein

Mentre la sinistra europea prova a tornare forza di governo, in Italia resta ferma ai margini. Non per esclusione, ma per auto-espulsione. Il nuovo asse tra Londra e Copenaghen, che ridefinisce una linea progressista fondata su realismo, controllo dell’immigrazione e riforma del diritto d’asilo, certifica un fatto politico ormai evidente: Elly Schlein è fuori dai giochi della sinistra europea. Non sconfitta, non isolata: semplicemente irrilevante.

Il punto non è la durezza delle misure, ma il cambio di paradigma. I leader socialdemocratici che oggi contano hanno deciso di smettere di difendersi dall’accusa di “fare il gioco della destra” e di tornare a governare la realtà. La retorica non basta più. Serve decidere, delimitare, assumersi responsabilità. In questo passaggio storico, la sinistra italiana non guida, non accompagna, non segue. Commenta da bordo campo, spesso con tono moralistico, come se il problema fosse chi governa e non cosa accade.

La frattura tra morale e politica

La linea che emerge nel Nord Europa è netta: i confini non sono una colpa, il controllo dei flussi non è una concessione ai populismi, la sicurezza sociale è parte integrante della giustizia. È una sinistra che accetta il conflitto, che riconosce i limiti, che prova a tenere insieme diritti e ordine. È una sinistra adulta.

Quella italiana, invece, continua a rifugiarsi in una retorica identitaria che sostituisce l’analisi con l’indignazione e il governo con la testimonianza. Ogni tentativo di realismo viene bollato come tradimento. Ogni domanda di regole come cedimento. Così facendo, però, non si difendono i valori: li si rende politicamente inutili.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Quando la sinistra europea discute di riforma dell’asilo, rimpatri, integrazione condizionata, l’Italia non è al tavolo. Non perché qualcuno l’abbia cacciata, ma perché non ha nulla da proporre se non un linguaggio che l’Europa ha già archiviato. Schlein non è una voce critica interna: è una spettatrice esterna.

La sinistra che governa e quella che testimonia

La nuova polifonia europeista non premia chi urla più forte, ma chi riesce a trasformare i principi in politiche. Oggi il discrimine non passa più tra destra e sinistra, ma tra chi accetta la complessità del presente e chi la nega. Tra chi prova a governare il mondo così com’è e chi preferisce condannarlo così com’è.

La sinistra italiana ha scelto la seconda strada. Ha scelto la purezza contro l’efficacia, la narrazione contro il governo, l’applauso di una minoranza contro la credibilità internazionale. E così è uscita dai giochi veri, quelli dove si decide il futuro dell’Europa.

Non è una questione di spostarsi a destra. È una questione di tornare nella storia. Finché questo non accadrà, la sinistra italiana continuerà a parlare di valori mentre gli altri scrivono le regole. E in politica, chi non scrive le regole, le subisce.

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