
Febbre, naso chiuso, mal di gola, tosse e, nei casi più seri, difficoltà respiratorie. Sintomi che ricordano l’influenza, ma che non sempre sono riconducibili al solo virus influenzale. L’attuale stagione invernale è segnata da un’intensa circolazione di diversi patogeni respiratori, tanto da alimentare quella che gli esperti hanno ribattezzato “flunami”, una sorta di tsunami di infezioni che sta interessando milioni di persone.
Non solo influenza: i virus in circolazione
Come avviene ogni anno, il periodo compreso tra dicembre e febbraio rappresenta la fase di massima diffusione dei virus respiratori. Tuttavia, come sottolinea l’Amcli Ets, l’Associazione microbiologi clinici italiani, le sindromi osservate in queste settimane non sono causate esclusivamente dall’influenza.
I dati indicano che i virus influenzali sono responsabili di circa un quarto delle infezioni respiratorie, con una prevalenza del ceppo A/H3N2, incluso nel vaccino stagionale. La restante quota di casi è attribuibile soprattutto a rinovirus, adenovirus, virus parainfluenzali e al Sars-CoV-2, il virus responsabile del Covid-19. In questo contesto di circolazione simultanea di più agenti virali, la sola valutazione clinica basata sui sintomi non è sufficiente per individuare con certezza il patogeno responsabile.
Il ruolo chiave della diagnosi microbiologica
Secondo i microbiologi, l’unico strumento in grado di garantire una diagnosi certa è il tampone nasofaringeo, analizzato nei Laboratori di Microbiologia. Questo esame consente di identificare con precisione il virus – o il batterio – coinvolto nell’infezione. L’utilizzo di test microbiologici rapidi e innovativi permette inoltre di distinguere le infezioni virali da quelle batteriche, evitando il ricorso inappropriato agli antibiotici, inefficaci contro i virus ma fondamentali nei casi di infezioni batteriche, come quelle sostenute dallo pneumococco, principale causa di polmonite.
La situazione in Italia: i numeri dell’aumento dei casi
In Italia le sindromi respiratorie acute sono in netto aumento. L’Amcli richiama i dati più recenti del sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto superiore di sanità: nella settimana tra l’1 e il 7 dicembre sono stati registrati circa 695 mila nuovi casi, quasi 100 mila in più rispetto alla settimana precedente.
Nel complesso, si stima che nel corso dell’intera stagione possano essere coinvolti circa 16 milioni di italiani, un dato in linea con quello dello scorso anno. Nella prima settimana di dicembre l’incidenza è stata pari a 12,4 casi ogni 1.000 assistiti, con un impatto particolarmente elevato tra i bambini sotto i 4 anni, dove l’incidenza risulta tripla rispetto alla popolazione generale. Le regioni più colpite sono Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Sardegna.
Vaccinazione e prevenzione
I microbiologi ricordano che la vaccinazione resta uno strumento centrale di prevenzione. È raccomandata e gratuita per bambini dai 6 mesi ai 6 anni, donne in gravidanza, over 60, persone con patologie croniche, personale sanitario e forze di pubblica sicurezza. In alcune Regioni la gratuità è estesa a tutta la popolazione. Considerata la prosecuzione della circolazione virale nelle prossime settimane, la vaccinazione mantiene una piena utilità preventiva.
“La diagnosi microbiologica è fondamentale perché consente di individuare l’agente infettivo ed evitare terapie inappropriate”, afferma Pierangelo Clerici, presidente di Amcli Ets, che ribadisce come la vaccinazione rappresenti “l’unica arma efficace di prevenzione” non solo contro l’influenza, ma anche contro Sars-CoV-2, virus respiratorio sinciziale (Rsv) e pneumococco. Oltre all’aspetto diagnostico, conclude Clerici, i Laboratori di Microbiologia svolgono un ruolo strategico nella sorveglianza epidemiologica nazionale, alimentando in tempo reale i sistemi di monitoraggio e supportando le attività di prevenzione.


