
È iniziata in Tribunale a Pavia l’udienza dell’incidente probatorio che vede al centro Andrea Sempio, indagato per omicidio in concorso nel caso della morte di Chiara Poggi. Davanti alla giudice per le indagini preliminari Daniela Garlaschelli è previsto il confronto tra periti e parti processuali, chiamati a discutere gli esiti delle nuove analisi tecniche.
In aula, a sorpresa, era presente anche Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere come unico autore dell’omicidio della fidanzata. La sua partecipazione ha riacceso l’attenzione mediatica su un procedimento che, a quasi vent’anni dal delitto di Garlasco, continua a produrre nuovi sviluppi giudiziari.
Sul fronte dattiloscopico, le conclusioni dei periti Domenico Marchegiani e Giovanni Di Censo appaiono condivise da tutte le parti. Nessuna delle circa sessanta impronte repertate nel 2007 nella villetta di via Pascoli risulta riconducibile ad Andrea Sempio, amico del fratello della vittima.

Diverso il discorso per l’analisi dei rifiuti sequestrati all’epoca. L’unica traccia genetica che non appartiene a Chiara Poggi è il Dna di Alberto Stasi, individuato sulla cannuccia di un Estathé. Un elemento che, secondo gli esperti, va però contestualizzato alla luce delle dichiarazioni rese dallo stesso Stasi 18 anni fa.
Il vero nodo dell’udienza riguarda infatti il Dna. La perizia affidata alla genetista Denise Albani ha prodotto conclusioni aperte a più interpretazioni. Per la Procura di Pavia e per la difesa di Stasi, rappresentata dagli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis, la compatibilità tra il materiale genetico rinvenuto sulle unghie della vittima e il Dna di Sempio collocherebbe quest’ultimo sulla scena del delitto.
Di segno opposto la lettura dei consulenti di Andrea Sempio, che richiamano le stesse conclusioni della perita Albani sull’impossibilità di stabilire quando e come quella traccia sia stata depositata. Il Dna non è databile né è possibile capire se fosse sopra o sotto le unghie, lasciando aperta l’ipotesi di un contatto mediato o di una contaminazione indiretta.

Proprio per questo la difesa di Sempio, affidata agli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, ha depositato una relazione in cui elenca diversi oggetti domestici — dalla tastiera del computer al telecomando, fino all’asciugamano del bagno — che l’indagato avrebbe potuto toccare frequentando abitualmente casa Poggi.
Anche sull’attendibilità scientifica della traccia genetica le posizioni restano distanti. L’assenza di una ripetibilità del risultato, secondo la difesa, attribuirebbe alla perizia un valore probatorio “pari a zero”, come riconosciuto in diverse sentenze della Cassazione. Una tesi condivisa dal genetista Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi, già presente nel 2014 a Genova quando il perito Francesco De Stefano escluse l’attribuibilità di quel Dna maschile degradato.
In aula saranno ora gli avvocati a rivolgere quesiti tecnici ai periti per chiarire i punti più critici. La gip Garlaschelli non dovrà esprimere valutazioni di merito, ma solo raccogliere e verbalizzare gli elementi emersi, decretando — salvo sorprese — la chiusura dell’incidente probatorio prima della fine delle indagini disposta dalla Procura di Pavia.
Infine, lo sfogo della famiglia Poggi. L’avvocato Francesco Compagna, che insieme al collega Gianluigi Tizzoni assiste i genitori di Chiara, ha sottolineato come questi accertamenti, pur forse necessari, finiscano per sconvolgere la vita delle persone. Compagna ha ribadito la propria convinzione sulla colpevolezza di Alberto Stasi, ricordando che per lui resterebbe comunque praticabile l’ipotesi di una richiesta di revisione della condanna.


