
Quello che sta accadendo al centro sociale Askatasuna va oltre una semplice perquisizione. L’operazione avviata questa mattina a Torino segna una rottura formale e politica tra il Comune e lo storico spazio occupato di corso Regina Margherita 47, con la cessazione del patto di collaborazione siglato nei mesi scorsi.
A chiarire il passaggio è stato direttamente il sindaco Stefano Lo Russo, che ha spiegato come l’attività delle forze dell’ordine abbia fatto emergere una violazione delle condizioni previste dall’accordo.
Secondo quanto comunicato dalla Prefettura di Torino, durante i controlli sono state riscontrate presenze e attività in aree dello stabile dichiarate inagibili, che avrebbero dovuto rimanere interdette. Una situazione che, per Palazzo Civico, configura il mancato rispetto delle prescrizioni e determina automaticamente la fine del patto di collaborazione, già notificata ai garanti e ai proponenti.
Torino, sigilli all'Askatasuna da tempo inagibile
— @LiKytai ♌️☯️ (@LiKytai8) December 18, 2025
per ristabilire legalità e ordine in una situazione che ha superato ogni limite tollerabile
Gli antagonisti: "Riempiremo le strade"
e fingono che si tratti di un attacco contro i propal
il Giornale https://t.co/lcbYgLfcDC
Il blitz e la tensione attorno allo stabile
Nel corso delle operazioni, la Digos ha trovato sei persone all’interno dell’edificio, con luci accese ai piani superiori, nonostante il divieto di accesso. La risposta delle forze dell’ordine è stata immediata: lo stabile è stato sigillato e nel pomeriggio è stato annunciato un presidio di protesta sotto l’edificio.
Nel frattempo, vigili del fuoco e tecnici sono intervenuti per mettere in sicurezza la palazzina, rimuovendo bombole del gas e altro materiale potenzialmente pericoloso. Operai incaricati dal Comune hanno iniziato la chiusura degli ingressi, mentre ad alcuni attivisti, accompagnati da un legale, è stato consentito di entrare per recuperare due gatti e effetti personali, sotto la supervisione della Digos.
Il sindacato di polizia: “Non è una semplice perquisizione”
Durissima la reazione del Coisp, il sindacato di polizia. Il segretario generale Domenico Pianese parla apertamente di un cambio di passo: “Non è una semplice perquisizione: lo Stato ha deciso di passare all’azione”, afferma, collegando l’operazione alle tensioni e alle violenze degli ultimi mesi, incluso l’assalto alla redazione de La Stampa. Secondo Pianese, a Torino sono stati inviati oltre 300 agenti dei reparti mobili, segnale che l’ipotesi di sgombero definitivo dello stabile è concreta.
Un migliaio di attivisti del centro sociale Askatasuna, sgomberato, è partito in corteo con l’intenzione di spostarsi nel quartiere, Vanchiglia, e nel resto della città, dopo avere parlato in presidio. Nel passare vicino alle forze dell’ordine ancora schierate a protezione dell’edificio, i manifestanti hanno lanciato petardi e bottiglie. La polizia ha risposto attivando gli idranti e il corteo si è spezzato in due, cercando poi di ricompattarsi.

I manifestanti hanno anche tentato di rientrare nell’edificio e sono stati respinti dal cordone di sicurezza delle forze di polizia, che ha utilizzato anche l’idrante. Una parte degli attivisti si è poi spostato verso il campus Einaudi, dove sono state fatte scritte sui muri, tra le quali “più sbirri morti”. Sono stati nuovamente dispersi con gli idranti.
Il fronte politico: scontro aperto
Dal governo arriva un messaggio netto. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi parla di un “segnale chiaro dello Stato” e ribadisce che “non può esserci spazio per la violenza”. Plauso immediato da Fratelli d’Italia, che rivendica la fine del dialogo con il centro sociale. La deputata Augusta Montaruli e l’assessore regionale Maurizio Marrone attaccano il patto siglato dal Comune, sostenendo che “con i violenti non si tratta”. Ancora più duro il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami, che legge l’operazione come la conferma di una svolta securitaria: “È finita la stagione dell’accondiscendenza. Lo Stato è tornato a fare lo Stato”.
Gli attivisti parlano di sgombero in corso, la Polizia interviene con gli idranti
Sui social dei centri sociali vicini ad Askatasuna si parla apertamente di sgombero. Vengono segnalate operazioni di chiusura e muratura dall’interno, mentre all’esterno il presidio cresce e diventa permanente.
Tra cori, bandiere palestinesi e dell’Autonomia Contropotere, la protesta si è rafforzata con la presenza di esponenti politici come Alice Ravinale e Sara Diena.
Mentre scriviamo, la polizia interviene in forze davanti allo stabile di corso Regina Margherita: l’Ansa riferisce dell’utilizzo di idranti per disperdere i manifestanti più facinorosi.
La chiusura di Askatasuna rappresenta un punto di non ritorno nel rapporto tra istituzioni e centri sociali a Torino. La cessazione del patto di collaborazione apre ora uno scenario nuovo, in cui l’ipotesi di sgombero definitivo non è più solo evocata, ma appare sempre più concreta. Lo stabile, occupato dal 1996 e considerato uno degli ultimi simboli dell’Autonomia torinese, sarà definitivamente chiuso.


