
La fiducia nel governo Meloni tiene e cresce di un punto rispetto al 2024, mentre le intenzioni di voto mostrano un quadro sostanzialmente stabile. È quanto emerge dal sondaggio di Nando Pagnoncelli, che fotografa un Paese ancora orientato a sostenere l’attuale esecutivo di centrodestra, nonostante tensioni interne e difficoltà economiche.
Guardando alla storia dell’Italia repubblicana, il governo guidato da Giorgia Meloni si colloca già al terzo posto per durata, preceduto solo dai governi Berlusconi II e Berlusconi IV. Un risultato significativo, soprattutto alla luce delle frequenti divergenze emerse all’interno della maggioranza, in particolare nella Lega di Matteo Salvini, come dimostrato dallo scontro recente sulla Manovra economica.

Nonostante queste frizioni, la fiducia nell’esecutivo resta solida. A rafforzarla contribuisce anche il ruolo dell’Italia sulla scena internazionale. La recente decisione del Consiglio Europeo di ricorrere ai bond Ue per sostenere l’Ucraina, scelta attribuita da molti osservatori all’azione diplomatica della premier, ha rafforzato l’immagine di un Paese protagonista in Europa.
Più complessa la situazione sul fronte interno. La Legge di Bilancio ha deluso una parte dell’opinione pubblica e degli osservatori, pur avendo centrato l’obiettivo di mantenere i conti pubblici in ordine e di favorire l’uscita anticipata dell’Italia dalla procedura di infrazione per debito eccessivo. In parallelo, l’opposizione appare più fragile e divisa rispetto alla stessa maggioranza.
Secondo il sondaggio Pagnoncelli, l’apprezzamento per il governo si attesta a quota 42%, in linea con un anno fa e in crescita di un punto, ma in calo di 12 punti rispetto all’insediamento. Un dato comunque migliore rispetto ad altri esecutivi di lungo corso: il Berlusconi IV perse 35 punti, mentre il governo Renzi ne lasciò sul campo 24.
Situazione analoga per la presidente del Consiglio. Il gradimento di Giorgia Meloni è stimato al 43%, con un lieve aumento su base annua ma una flessione di 15 punti rispetto all’inizio del mandato. Le perdite più consistenti si registrano nei ceti popolari, tra operai, lavoratori autonomi, residenti nel Sud e persone in difficoltà economica, deluse da politiche meno radicali rispetto alle promesse elettorali.

Sul fronte delle intenzioni di voto, le variazioni nel corso dell’anno sono contenute. Il Partito Democratico scende al 21,3%, perdendo 1,2 punti rispetto al 2024. Fratelli d’Italia cresce al 28,4%, mentre Azione sale al 3,1%. Rispetto alle Politiche 2022, FdI e Pd risultano entrambi in crescita, mentre il Movimento 5 Stelle arretra di quasi due punti.
Nel centrodestra continua il duello tra Forza Italia e Lega, rispettivamente all’8,3% e all’8,1%. FI resta stabile rispetto al 2022, mentre la Lega segna una lieve contrazione. I flussi elettorali mostrano però un’elevata fedeltà di voto, con oltre l’85% degli elettori dei principali partiti pronti a confermare la propria scelta.
Dal punto di vista sociodemografico, FdI mantiene un elettorato trasversale, forte tra casalinghe, anziani e cattolici, ma più debole tra giovani e laureati. Il Pd resta radicato nei ceti medio-alti del Centro-Nord, mentre il M5S domina tra disoccupati, fasce economicamente fragili e nel Sud. Proprio qui si gioca la sfida dell’opposizione: amalgamare elettorati complementari ma difficilmente sovrapponibili. Al momento, conclude il sondaggio, non si intravedono alternative credibili al governo Meloni all’orizzonte.


