
Sarà l’esame autoptico a fornire risposte decisive sulla morte di Aurora Livoli, la giovane di 19 anni trovata senza vita nel cortile di un palazzo in via privata Paolo Paruta, a Milano. Per conoscere le cause effettive del decesso e stabilire se la ragazza abbia subìto violenze sessuali bisognerà però attendere ancora alcuni giorni. L’autopsia è infatti fissata per il 2 gennaio, una data resa necessaria dal completamento delle procedure di identificazione e dai tempi tecnici legati alle notifiche previste dalla legge dopo il riconoscimento ufficiale da parte della famiglia.
Nel frattempo, le indagini proseguono senza sosta. A occuparsene sono i carabinieri della compagnia Milano Porta Monforte insieme al nucleo radiomobile, impegnati a ricostruire con precisione le ultime ore di vita della giovane e a chiarire ogni dettaglio utile a comprendere cosa sia accaduto prima del tragico ritrovamento. L’attenzione degli investigatori è ora concentrata sull’identificazione di un uomo che appare insieme ad Aurora in alcuni filmati registrati dalle telecamere di sorveglianza presenti nella zona.
Le immagini e la ricerca dell’uomo misterioso
Dai video acquisiti emerge una sequenza considerata centrale per l’inchiesta. Aurora Livoli viene ripresa mentre cammina con passo tranquillo, seguita da un giovane descritto come molto magro, con capelli ricci, più alto di lei di almeno venti centimetri e con indosso una giacca scura. Le immagini mostrano la ragazza dirigersi verso il cortile del condominio, quasi come se fosse lei a guidare il ragazzo. Dopo pochi istanti entrambi entrano nell’area interna, ma in un secondo momento le telecamere riprendono solo il giovane, che si allontana da solo.
Questo dettaglio ha acceso l’interesse degli inquirenti, che stanno lavorando per risalire all’identità dell’uomo e capire quale sia stato il suo ruolo. La speranza è che nuovi filmati o testimonianze possano aiutare a chiarire se si tratti di una semplice conoscenza o di una figura coinvolta in modo più diretto nella vicenda.
Aurora, originaria di Monte San Biagio, aveva una storia personale complessa. Era stata adottata all’età di sei anni e, secondo quanto emerso, viveva un periodo di forte inquietudine interiore, espresso anche in frasi che oggi assumono un significato ancora più doloroso, come: «Ho Lucifero dentro». Elementi che vengono valutati con attenzione per comprendere il suo stato emotivo negli ultimi mesi.
La giovane frequentava lo stesso istituto di Paolo Medico, il 14enne che si è tolto la vita nel settembre scorso. Entrambi erano legati all’Itis Pacinotti, anche se in sedi diverse: Aurora si era diplomata lo scorso anno nella sede di Fondi, mentre Paolo frequentava quella distaccata di Santi Cosma e Damiano. Un contesto scolastico che, secondo chi la conosceva, aveva segnato profondamente entrambi.
In attesa dei risultati dell’autopsia, Milano resta sospesa tra domande senza risposta e il dolore per una vita spezzata troppo presto. Ogni elemento raccolto potrebbe rivelarsi determinante per fare luce su una morte che, al momento, resta avvolta nel mistero.


