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Capotreno ucciso a Bologna: “Alessandro un uomo gentile”. Chi era davvero il 35enne

Pubblicato: 06/01/2026 10:26

BOLOGNA. È una sera qualunque che si spezza all’improvviso, nel punto più anonimo e vulnerabile della città: un parcheggio riservato ai dipendenti della stazione centrale. Qui, in viale Pietramellara, Alessandro Ambrosio, capotreno di Trenitalia, 34 anni, viene raggiunto da un colpo mortale al polmone mentre sta andando a prendere l’auto. Non era in servizio. Non c’è stata colluttazione visibile, solo un’aggressione rapida e letale che lo ha lasciato a terra, in un lago di sangue, a pochi passi dall’ingresso del parcheggio dipendenti.

Chi era davvero Alessandro Ambrosio

Per chi lo conosceva, aveva condiviso con lui la passione per la musica – il grande amore coltivato nel tempo libero. Proprio il Centro culturale gli dedica questa mattina un lungo post intriso di dolore. “Completamente irrazionale pensare che una vita possa spegnersi così. Una vita di un ragazzo, di un uomo vissuta con estrema gentilezza, di una educazione fuori dal comune, ma soprattutto con goliardia e ironia”. “Ambro”, scrive il centro, “era uno di noi. Era un gran chitarrista. Ambro era tante cose. Ripetiamo ancora, non può spegnersi una vita in questo modo”. 

Proprio ieri sera alcuni suoi amici si erano trovati per suonare. “Avevamo appuntamento per le 21 – racconta uno di loro – quando hanno iniziato ad arrivare delle telefonate. Abbiamo cercato notizie online e ci siamo resi conto di cosa era successo”. Ambrosio infatti era un volto famigliare al centro culturale. “Ha sempre frequentato la nostra realtà, in gruppi composti da nostri allievi. Era arrivato già preparato, e si era messo a suonare con altri ragazzi. Ambro seguiva diversi progetti, come quello sul 1° maggio, portando tre-quattro brani al concerto di Anzola della scorsa primavera”. “Era con noi il maggio dell’anno precedente al concertone di chiusura della Fabbrica di Apollo, era con noi in sala prove, è’ stato con noi ogni qualvolta gli è stato chiesto il proprio contributo, rimarrà sempre con noi”, scrive ancora il Centro.

Il tragico evento che ha sconvolto la città di Bologna nelle prime ore del 2026 riguarda la violenta scomparsa di Alessandro Ambrosio, giovane capotreno di 34 anni la cui vita è stata spezzata in modo brutale nei pressi della stazione centrale. La vittima, descritta da chiunque l’abbia incrociata come una persona di rara gentilezza ed educazione, rappresentava un punto di riferimento positivo all’interno del personale di Trenitalia. Nonostante fosse in possesso di una laurea in statistica, Alessandro aveva scelto con orgoglio di intraprendere la carriera ferroviaria per seguire le orme del padre, dimostrando un attaccamento profondo alle tradizioni familiari e al valore del servizio pubblico. La sua morte ha lasciato un vuoto incolmabile tra i colleghi e nella comunità di Anzola, suo luogo di origine, dove era stimato per la sua mitezza e professionalità.

A trovare il corpo è stato un collega di Italo, che stava rientrando alla macchina nel piazzale Ovest. L’allarme alla Polfer è scattato immediatamente, ma per Ambrosio non c’è stato nulla da fare: i sanitari del 118, arrivati in pochi minuti, non sono riusciti a salvarlo. L’omicidio è avvenuto intorno alle 19, in un’area non aperta ai viaggiatori ma coperta da sistemi di videosorveglianza.

Sul posto sono intervenuti, oltre alla polizia ferroviaria, gli uomini della squadra mobile e il medico legale, sotto il coordinamento del pm Michele Martorelli. Sono in corso rilievi scientifici e ulteriori accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica dell’aggressione e verificare eventuali collegamenti con precedenti episodi avvenuti in altre città.

Le immagini delle telecamere e la caccia all’uomo

Grazie alla profonda conoscenza del territorio da parte degli agenti della Polizia Ferroviaria, il volto ripreso dalle telecamere è stato rapidamente associato a un soggetto già noto alle autorità. Si tratta di Jelenic Marin, un uomo di 36 anni di nazionalità croata, che in passato avrebbe già manifestato comportamenti problematici e commesso reati minori sia all’interno delle stazioni che nelle aree limitrofe, come la vicina piazza XX Settembre. La sua figura era nota anche ai frequentatori abituali della zona per i suoi precedenti legati alla vita di strada e per piccoli reati commessi a bordo dei convogli regionali. Una volta confermata l’identità del sospettato, la sua immagine e la foto segnaletica sono state diramate a tutti i comandi di polizia e carabinieri sul territorio nazionale, dando inizio a una caccia all’uomo senza sosta.

Subito dopo l’accoltellamento, l’aggressore si sarebbe dileguato sfruttando la fitta rete di trasporti ferroviari che parte dal capoluogo emiliano. Gli inquirenti ipotizzano che Marin abbia preso un treno regionale per allontanarsi rapidamente dalla città, dirigendosi con ogni probabilità verso la Lombardia. Le ricerche si sono concentrate inizialmente lungo la linea che collega Bologna a Milano, portando le autorità a sospettare la sua presenza sul convoglio regionale 3930. Questa pista ha generato una forte tensione nelle stazioni intermedie, poiché l’individuo è considerato estremamente pericoloso e potenzialmente ancora armato. La strategia di fuga del ricercato sembra mirata a confondersi tra i pendolari e i viaggiatori che affollano le tratte del nord Italia durante le ore serali.

Intorno alla mezzanotte tra lunedì e martedì, la pressione investigativa è culminata in un’operazione coordinata presso lo scalo ferroviario di Piacenza. Un consistente dispiegamento di forze dell’ordine, composto da uomini della Polfer e dell’Arma dei Carabinieri, ha effettuato un vero e proprio blitz sul treno segnalato, setacciando ogni vagone alla ricerca del trentaseienne croato. Nonostante le informazioni ricevute indicassero come quasi certa la sua presenza a bordo, l’esito del controllo è stato negativo. Gli inquirenti ritengono tuttavia possibile che il fuggitivo possa essere sceso poco prima, magari alla stazione di Fiorenzuola, nel tentativo di far perdere le proprie tracce prima di raggiungere il nodo di Piacenza o di proseguire verso Milano con mezzi alternativi.

Il dolore, la politica e il tema della sicurezza

La notizia ha scosso profondamente il mondo ferroviario e la politica. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha espresso profondo dolore per la tragedia di Bologna, manifestando vicinanza alla famiglia della vittima e ai colleghi, e ribadendo l’impegno ad aumentare fino a 1.500 le unità di Fs Security impegnate nella vigilanza di treni e stazioni.

Parole di cordoglio sono arrivate anche dalla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che ha parlato di un dolore ingiusto, improvviso, insopportabile, mentre il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha definito l’accaduto un atto gravissimo, assicurando piena collaborazione alle autorità inquirenti.

Resta ora una città ferita, una comunità del lavoro sotto shock e una domanda che torna a imporsi con forza: quanto sono davvero sicuri i luoghi che dovrebbero essere solo spazi di passaggio, routine, normalità. E quanto ancora il tema della sicurezza nelle stazioni continuerà a emergere solo dopo l’ennesima morte.

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