
È accusato di essere l’esecutore materiale dell’omicidio del barman di 25 anni trovato senza vita nelle campagne della provincia di Venezia il 31 dicembre, ucciso con un colpo di pistola alla tempia. Riccardo Salvagno, agente della polizia locale lagunare, è stato arrestato nella notte dell’Epifania: secondo gli inquirenti sarebbe stato lui a sparare il proiettile fatale a Sergiu Tarna, cittadino di origini moldave, classe 2000, trasferitosi in Veneto con la famiglia quando era adolescente. La svolta nelle indagini dei carabinieri, coordinate dal procuratore capo reggente Stefano Ancilotto e dal pm Christian Del Turco, è arrivata dopo il rientro in Italia dell’uomo, reduce da una fuga lampo in Spagna.

Videosorveglianza e testimonianze chiave
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il giorno dell’omicidio Tarna sarebbe stato costretto con la forza a salire su un’auto nella zona di Chirignago e poi condotto nell’area di Porto Marghera, dove sarebbe stato ucciso prima che il corpo venisse abbandonato nelle campagne di Mira. L’agente abitava non lontano dal luogo del ritrovamento. Determinanti, per l’identificazione, le immagini dei sistemi di videosorveglianza pubblici e le testimonianze di persone che, nei giorni precedenti al delitto, avevano visto i due discutere animatamente.
Nei primi giorni dell’anno il presunto omicida non si è presentato al lavoro, consentendo ai carabinieri di ricostruirne gli spostamenti. Dopo il delitto l’uomo sarebbe volato a Tenerife, per poi spostarsi nei pressi di Madrid, dove poteva contare su alcune conoscenze. Il 3 gennaio il pm Del Turco e il procuratore reggente Ancilotto avevano emesso un fermo e un mandato di arresto europeo, non immediatamente eseguiti. Il giorno successivo il Gip di Venezia ha disposto una misura cautelare.
Il 5 gennaio i carabinieri hanno accertato il rientro in Italia di Salvagno e il fatto che il padre, non indagato e ignaro dell’accaduto, stesse andando a prenderlo in aeroporto. È scattato così un blitz nei campi attorno a Malcontenta, dove l’uomo era stato lasciato in una zona buia. Sentendosi braccato, anche per l’impiego di droni con camere termiche, è rientrato a casa, dove è stato arrestato.
L’arma e le parole della madre
L’arma del delitto non è stata ancora trovata, così come la pistola di ordinanza del vigile urbano. Non è possibile stabilire se quella usata la notte del 31 dicembre sia la stessa. «Una vera e propria esecuzione, con un colpo ravvicinato alla tempia», ha spiegato Ancilotto, affiancato dal comandante provinciale dell’Arma Marco Aquilio e dal comandante del nucleo investigativo Giuseppe Battaglia. Il movente resta al vaglio. Salvagno, originario di Chioggia ed ex addetto alla vigilanza privata, nel 2024 era stato anche candidato al consiglio comunale di Spinea.
La madre della vittima, Anastasia Burghelea, ha commentato: «Non mi sento sollevata ma giustizia deve essere fatta, fino a che non si chiuderà tutta l’inchiesta non posso dire altro. Su mio figlio si sono dette tante cose anche brutte pur non avendo notizie confermate e si sono scritte tante cose non belle. Io so chi era perché sono la madre, deve essere fatta giustizia altrimenti non mi darò pace. Le forze dell’ordine devono proteggere noi, non essere loro stessi criminali. Ho portato i miei figli per dare loro futuro, non perché morissero».


