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“Cosa stanno nascondendo?”. Strage Crans-Montana, il giallo dopo la tragedia: si scopre solo ora

Pubblicato: 08/01/2026 15:47

La notte di Capodanno a Crans-Montana continua a restituire domande senza risposta. Nel locale La Constellation, dove quaranta ragazzi hanno perso la vita mentre festeggiavano l’arrivo del nuovo anno, l’inchiesta procede tra ombre e vuoti che alimentano il dolore delle famiglie. A distanza di giorni, mentre l’attenzione resta alta sulle responsabilità dei gestori e sulle condizioni di sicurezza del locale, emergono nuovi elementi destinati a riaprire il fronte giudiziario anche fuori dalla Svizzera.

Tra i punti più controversi c’è quello dei certificati di morte delle vittime, tanto che qualcuno ha azzardato l’ipotesi che ci possa essere la volontà di non dire tutta la verità. Documenti che, secondo quanto emerso, non riportano le cause dei decessi. Un’anomalia che ha colpito non solo i parenti dei ragazzi scomparsi, ma anche diversi legali impegnati a seguire il caso. Le salme sono state rimpatriate senza che la Procura disponesse accertamenti medico legali, un passaggio che in una tragedia di queste dimensioni appare quantomeno insolito e che ora rischia di diventare centrale nelle prossime mosse giudiziarie.

Crans Montana, “Errori di procedura da parte della procura svizzera”

A sollevare pubblicamente la questione è stato l’avvocato Sébastien Fanti, che ha denunciato il fatto parlando apertamente di una procedura che non avrebbe funzionato come previsto. “C’è qualcosa che non ha funzionato nell’applicazione della procedura. Non è possibile che le salme siano state rimpatriate senza un certificato che specifichi le cause della morte“. Parole che aprono alla possibilità di un’istanza formale e all’ipotesi di un nuovo fascicolo, questa volta anche a Roma, per verificare eventuali profili di competenza italiana.

Il caso che più di altri ha fatto scattare l’allarme è quello di Emanuele Galeppini, uno dei sei ragazzi italiani morti nel rogo. La famiglia è rappresentata dall’avvocato Alessandro Vaccaro e racconta dettagli che lasciano sgomenti. Emanuele è stato identificato tramite dna, nonostante sul corpo non fossero presenti segni di ustione. Inoltre, al momento del ritrovamento aveva in tasca il cellulare e i documenti, custoditi in una protezione di plastica rimasta integra. Un quadro che ha spinto i familiari a chiedere alle autorità elvetiche l’esecuzione dell’autopsia, una richiesta che però non ha avuto seguito.

È proprio da qui che il racconto della tragedia assume contorni ancora più inquietanti. “Considerato il numero di vittime italiane al Constellation, in base a una competenza residuale sarebbe opportuno verificare la possibilità di avviare un procedimento penale anche in Italia, così come è stata aperto un procedimento in Francia”, insiste Fanti. Un passaggio che sottolinea come il caso non riguardi più soltanto la giurisdizione svizzera, ma tocchi direttamente anche altri Paesi coinvolti dal lutto.

A rendere il clima ancora più teso c’è infine la questione dei gestori del locale. L’autorità giudiziaria elvetica ha deciso di non applicare alcuna misura cautelare a Jacques Moretti e Jessica Moretti, accusati anche di omicidio colposo, escludendo il pericolo di fuga. Una scelta che ha sollevato indignazione tra i familiari delle vittime e che rischia di alimentare ulteriormente una vicenda già segnata da troppi interrogativi. In una strage che ha spezzato quaranta giovani vite, il timore è che, oltre al fuoco, anche la verità resti soffocata.

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