
La tragedia di Crans-Montana continua ad allargare i suoi confini, non solo nel dolore delle famiglie ma anche sul piano giudiziario. A più di una settimana dall’incendio nella notte di Capodanno, in cui hanno perso la vita sei sedicenni italiani e sedici connazionali sono rimasti feriti, anche la Procura di Roma ha deciso di aprire un fascicolo. L’inchiesta italiana si affianca a quella già avviata nel Cantone Vallese, che mantiene la titolarità della giurisdizione, e ipotizza gli stessi reati: omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo. Un passaggio che segna un aumento di attenzione istituzionale su una vicenda che ha scosso profondamente l’opinione pubblica.
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Autopsie mancanti e riesumazione delle salme
Il primo atto disposto dai pm di Roma riguarda uno dei punti più contestati dai familiari delle vittime: le autopsie. I corpi dei ragazzi, rimpatriati dalle autorità svizzere senza alcun accertamento medico-legale, verranno riesumati a poche ore dalla sepoltura. Una decisione che nasce dalle numerose incongruenze segnalate, tra cui l’assenza di indicazioni chiare sulle cause del decesso nei certificati medici.
Emblematico il caso di Emanuele Galeppini: il sedicenne, residente a Dubai, è stato identificato solo tramite esame del Dna nonostante avesse con sé i documenti. I funerali si sono svolti ieri e la salma è stata tumulata a Genova. La famiglia, che chiede chiarezza su ogni passaggio, ha già affidato la propria tutela all’avvocato Alessandro Vaccaro.

Crans-Montana, la decisione della procura di Roma
Secondo quanto trapela, la Procura di Roma ha delegato le procure di Milano, Bologna e Genova per l’esecuzione delle autopsie su Achille, Chiara, Giovanni ed Emanuele, mentre quella di Riccardo sarà effettuata direttamente nella Capitale. In parallelo, i magistrati romani attiveranno un canale diretto di confronto con la magistratura svizzera, che aveva già manifestato disponibilità alla trasmissione degli atti ai Paesi di origine delle vittime.
È previsto anche un sopralluogo a Sion da parte degli investigatori delegati, per acquisire documenti e atti utili a ricostruire in modo completo quanto accaduto. Il fascicolo italiano è stato aperto sulla base di una comunicazione ufficiale dell’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Luigi Cornado, che lunedì incontrerà la procuratrice Beatrice Pilloud per fare il punto sullo stato delle indagini e coordinare i prossimi passi.

Jacques e Jessica Moretti ora indagati
Intanto, sul fronte elvetico, non si fermano le polemiche sull’operato iniziale degli inquirenti. Jacques e Jessica Moretti, proprietari del bar Constellation di Crans-Montana dove si è sviluppato l’incendio, tornano oggi davanti al pubblico ministero. Dopo essere stati sentiti all’indomani della tragedia solo come testimoni, ora sono formalmente indagati e dovranno rispondere delle ipotesi di reato contestate.
All’interrogatorio, fissato per le 8 di questa mattina, parteciperanno anche i legali delle famiglie delle vittime. Il clima è di forte tensione e crescente richiesta di trasparenza: ogni passaggio, ogni risposta, ogni eventuale ammissione potrebbe diventare decisiva per chiarire le responsabilità di quella notte.

Sicurezza nel locale e ricerca della verità
Proprio questo passaggio davanti al pm potrebbe rivelarsi centrale per capire cosa sia davvero accaduto nel bar Constellation. L’attenzione degli investigatori si concentra sulle condizioni di sicurezza del locale, sulle procedure di emergenza adottate – o non adottate – e sulla gestione dell’afflusso di giovanissimi all’interno del bar nella notte di Capodanno.
Mentre le famiglie attendono risposte concrete, l’avvio dell’inchiesta italiana è un segnale forte: la strage di Crans-Montana non è più soltanto un caso giudiziario svizzero, ma una ferita aperta che coinvolge direttamente lo Stato italiano. Una vicenda che ora pretende, fino in fondo, verità e giustizia, attraverso accertamenti completi, autopsie accurate e una rigorosa ricostruzione delle responsabilità.


