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“Signora venga subito, Cristian…”. Mal di testa a scuola, corsa in ospedale e la tragedia del 12enne di Anzio

Pubblicato: 10/01/2026 11:25

Un mal di testa improvviso, sempre più forte. La telefonata della scuola, la corsa in ospedale, le ore di attesa e poi, nella notte, la notizia che nessuno avrebbe mai voluto ricevere. Non ce l’ha fatta Cristian Cirolla, 12 anni, residente ad Anzio e giovane calciatore della Grifone Soccer. Il ragazzino è morto nella notte dell’8 gennaio all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, lasciando un vuoto enorme nella sua famiglia, tra i compagni di squadra e in tutta la comunità.

Fino a pochi giorni fa Cristian stava bene, era in salute, come raccontano tutti quelli che lo conoscevano. Aveva appena ripreso la scuola il 7 gennaio, dopo le vacanze di Natale, e la sua vita sembrava scorrere normale, tra lezioni e allenamenti di calcio.

Il mal di testa a scuola e la chiamata alle mamme

Tutto è cominciato giovedì scorso, in tarda mattinata. Cristian era in classe quando ha iniziato ad accusare un forte mal di testa. All’inizio il disturbo è stato interpretato come il possibile sintomo di una semplice influenza stagionale, una delle tante che circolano in questo periodo.

Le insegnanti, però, preoccupate dal peggioramento del malessere, hanno contattato la mamma per avvisarla della situazione. Da quel momento è iniziata una corsa contro il tempo, che purtroppo non è bastata a salvarlo.

Il peggioramento e il ricovero al Bambino Gesù

Nel pomeriggio, le condizioni di Cristian si sono aggravate. Il ragazzino non è andato agli allenamenti con la Grifone Soccer e il malessere è diventato sempre più intenso. La famiglia ha capito subito che non si trattava di un semplice mal di testa.

Nella notte è scattata la corsa in ambulanza verso Roma, direzione ospedale Bambino Gesù. Nonostante i tentativi dei medici e le cure immediate, per Cristian non c’è stato nulla da fare: il suo cuore ha smesso di battere nella notte tra il 7 e l’8 gennaio.

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Primo piano di Cristian Cirolla, il 12enne di Anzio morto improvvisamente

Cristian, 12 anni, e il sospetto di emorragia cerebrale

Dalle prime informazioni emerse, a spezzare la vita del 12enne sarebbe stata una emorragia cerebrale o un aneurisma, un evento improvviso, raro alla sua età ma spesso fatale. Una tragedia che si consuma in poche ore, lasciando familiari e amici senza risposte e con un dolore difficile anche solo da raccontare.

A dare pubblicamente la notizia della morte di Cristian è stata la Grifone Soccer, scuola calcio di Nettuno e succursale della Grifone Calcio di Roma, dove il ragazzo giocava tra gli Esordienti. Il post pubblicato sui social ha annunciato anche la sospensione di tutte le attività del centro nelle giornate di ieri e oggi, in segno di lutto.

Il cordoglio delle società sportive e della comunità

Dopo l’annuncio della Grifone Soccer, sui social sono arrivati numerosi messaggi di cordoglio da parte di tante società sportive del territorio. Anche chi aveva incrociato Cristian solo sui campi da gioco ha voluto lasciare un pensiero, un ricordo, una parola per lui e per la sua famiglia.

Cristian era arrivato in rossoblù solo lo scorso settembre, ma si era integrato subito nel gruppo. Lo racconta, ancora scosso, il suo allenatore Luciano Bottoni, 60 anni: «Era un ragazzo educato, a modo, positivo, si era inserito subito in un gruppo formato due anni e mezzo fa. Dava tutto in campo e aveva un grande spirito di squadra. Poi fisicamente era potente, sembrava più grande della sua età».

Ambulanza in corsa, simbolo della corsa disperata verso l'ospedale Bambino Gesù

Il ricordo dell’allenatore: “Dava tutto in campo”

Nel suo racconto, il mister torna con la memoria ai momenti felici condivisi con Cristian sul campo: «Ricordo la felicità nei suoi occhi quando battemmo 4 a 2 la squadra di Totti – continua il mister – o quando venne a dirmi che lo avevano premiato come miglior difensore del torneo».

Parole che restituiscono l’immagine di un bambino pieno di entusiasmo, determinato, orgoglioso dei suoi piccoli grandi traguardi. Bottoni confessa di essere particolarmente colpito da questa tragedia anche per una dolorosa esperienza personale: «Sono eventi improvvisi, spesso dovuti a problemi congeniti, e la tempestività è tutto». E sul ritorno in campo con la squadra aggiunge: «Riesco a pensare solo ai funerali di domani (oggi per chi legge, ndr), poi vedrò il da farsi», parlando di un dolore che resterà «per sempre».

“Un bambino pieno di vita, sempre sorridente”

Anche il direttore sportivo della Grifone Calcio, che gestisce il polo sul litorale, Christian Alimonti, traccia un ricordo intenso di Cristian, sottolineando non solo il giocatore, ma soprattutto il bambino: «Cristian era un bambino pieno di vita, sempre sorridente».

«Cristian era un trascinatore in campo e nello spogliatoio – aggiunge – Era molto seguito dalla mamma e dal fratello maggiore. Siamo tutti sconvolti, è inaccettabile un evento simile». Una comunità sportiva intera, quella di Anzio e Nettuno, si stringe così attorno alla famiglia Cirolla, colpita da una perdita che non ha spiegazioni razionali.

Il dolore dei compagni e l’ultimo saluto ad Anzio

Un ritratto dolce e pieno di affetto arriva anche da chi lo conosceva fuori dal terreno di gioco. Susy Aita, mamma di un compagno di squadra, racconta così il giovane calciatore: «Lo conoscevo molto bene – racconta – Era un ragazzo dolcissimo, con un sorriso sempre stampato sul viso. Aveva un’educazione da vendere, un animo buono. Dodici anni sono troppo pochi per morire».

Parole che racchiudono lo sgomento di tante famiglie, di tanti genitori che accompagnavano insieme i figli agli allenamenti e che oggi si ritrovano a dover spiegare ai più piccoli perché un amico di squadra non c’è più. Perché un bambino di 12 anni, fino a pochi giorni fa in campo e a scuola, oggi viene ricordato in una chiesa.

I funerali nella basilica di Santa Teresa

I funerali di Cristian, come annunciato da papà, mamma e fratello, si terranno oggi alle 15 nella basilica di Santa Teresa ad Anzio. Qui, tra lacrime, silenzi e abbracci, la comunità gli darà l’ultimo saluto.

In chiesa sono attesi tanti giovani: amici, compagni di squadra, compagni di scuola, allenatori e dirigenti. Sarà un addio collettivo, segnato da un dolore che resterà a lungo inciso nella memoria di chi lo ha conosciuto e di chi, da lontano, vede in questa storia il volto più duro e inspiegabile della vita.

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